Domenica, 20 Novembre 2011 16:43

Così la demenza corre sul web

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Un gruppo creato dai fedeli di Natuzza Evolo violato da "imbelli-hacker"

Imbecillità e blasfemia allo stato puro. è quella che, dalle primissime ore di venerdì, inneggia su facebook, dove, il gruppo "Natuzza Evolo santa subito", aperto immediatamente dopo la morte della mistica di Paravati da alcuni fedeli per ricordarne la figura, cui attualmente aderiscono oltre 18 mila membri, è stato letteralmente preso di mira da un manipolo di imbelli-hacker (hacker imbecilli) che si sono sostituiti ai curatori, iniziando a lasciare messaggi blasfemi di ogni genere, fuori dalla portata di qualsiasi uomo dotato, al di là della fede religiosa, di un minimo di materia celebrale. «Questo gruppo è stato conquistato dagli "ackess" Frati Bestemmianti. Ora il gruppo è sotto il nostro dominio. Ogni vostro tentativo di ribellione sarà inutile, stolti cristianacci. Il Cristianesimo tramonterà…». Questo è il messaggio di presentazione, o, quantomeno, la parte riproducibile di esso, con cui i "nuovi amministratori del gruppo", ne hanno annunciato, appunto, la conquista. E poi, bestemmie, immagini pornografiche e sconce, messaggi contro Dio, i santi e la stessa mistica e quant'altro passibile di urtare la decenza e la tolleranza umana, sono stati rilasciati a raffica a partire dalla due di notte circa, da utenti con nomi e immagini di profilo altrettanto improbabili: Don Rodrigo, Don Francesco Mangiabigotti II, Alberto Castagna Bestemmiante, Imperatore Suinissimo, Sigismundo Brass, Don Rodney Strasser, Andrò Inparadiso; solo per citare quelli pronunciabili. «Padre Pio e Natuzza uniti per l'eternità tra le fiamme infernali». è solo una delle tante non riproponibili frasi partorite da menti senza un briciolo di materia grigia e pubblicate sulla bacheca del gruppo dove, è inutile dirlo, si è scatenata l'ira degli iscritti, che hanno subito provveduto a diffondere la notizia tra i membri di Facebook, invitando tutti ad uscire dal gruppo e segnalare la violazione ai responsabili del social network. Ma, ciononostante, almeno sino alle 16 di ieri, il gruppo ha continuato ad essere comunque attivo ed a sfornare porcherie indicibili. Un evento inquietante perpetrato contro una figura dall'incontestabile caratura umana e religiosa, verso cui giornalmente si rivolge la devozione di centinaia di migliaia di fedeli che si contano al di là dei confini regionali, donna capace di suscitare l'interesse e l'ammirazione persino da parte del più miscredente, grazie all'affascinante aurea di dolcezza, mistero e fede che promanava carismaticamente, e lo fa tutt'ora, dal suo volto. Una circostanza gravissima anche in considerazione del fatto che, giornalmente, il mondo del web pullula di minori che andrebbero tutelati da simili accadimenti, impedendone in ogni modo il verificarsi e, qualora accadano ugualmente, intervenendo tempestivamente per la rimozione dello sconcio ed il ripristino della normalità. Utile strumento di socializzazione, incontro e condivisione tra amici, Faceebok incorre spesso in spiacevoli inconvenienti del genere, da parte di gente che di vitale ha solo il criceto che regna incontrastato nella propria scatola cranica, altrimenti vuota. Inutile ogni appello da parte dei "membri buoni" di smetterla di bestemmiare. A qualsiasi tentativo del genere, una nuova risposta da parte degli hacker con un'ulteriore bestemmia. Un eufemismo dire che la madre dei cretini è sempre gravida.

Valerio Colaci

Da Calabria Ora di sabato 19/11/2011

 
Mercoledì, 09 Novembre 2011 11:00

Ricordo il volo di un aquilone

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Rivado indietro nel tempo quando il cielo delle mie primavere era sempre azzurro e l'aria frizzantina ci stuzzicava con la smania di uscire, di correre all'aperto per i vicoli del quartiere sempre affollato.

Corse e nascondini fino a sera quando l'aria diventava dolce all'improvviso e ci faceva crollare di stanchezza.La mattina, poi, a scuola, non era mai un peso. Anche lì era bello stare e non ci si annoiava mai col nostro maestro.Sapeva come prenderci e nelle belle giornate di primavera non mancava mai una passeggiata al campo sportivo.Non distava molto dalla scuola. Pochi metri e c'eravamo già, ma per noi era pur sempre una passeggiata. Il campo non era altro che una distesa di terra battuta con qualche ciuffo d'erba qua e là e molte buche ai lati dove spesso

ristagnava l'acqua piovana, ma per noi bimbi era un posto splendido dove far volare le nostre fantasie.

Quante corse intorno a quelle porte sfondate! Il maestro tornava bambino insieme a noi e non sembrava mai stanco quando inventava giochi e formava le squadre per la partita di "palla prigioniera".

Quando s'alzava un pò di vento ecco allora la magia più bella: portava con sè l'aquilone che aveva costruito con pazienza e si divertiva con noi a farlo volteggiare sapiente. Le lunghe code colorate sventolavano birichine e curiose per poi diventare fiere e tirate, su, a sfidare il vento come a dirgli che, anche se di semplice e fragile carta velina, non avevano paura di nulla!

Quant'allegria c'era in noi in quei momenti. Non guardava mai l'orologio, anche perchè allora non dovevamo temere il cambio dell'ora di lezione. Capitava spesso che passassimo intere giornate lì all'aria aperta.

A sentire i miei figli, oggi, rimpiango che non possano avere la scuola di allora. Soprattutto quando la piccola, che va a scuola media, mi dice che ha passato tutte le ore seduta perchè la classe in punizione per una qualsiasi banalità, non si può alzare nemmeno a ricreazione…

Cosa ricorderanno della scuola se già la odiano e ci vanno malvolentieri? Tutto è pesante e noioso, mi dicono.

Io ci credo, ma non dico nulla. Sospiro tra me col rimpianto del passato, e col pensiero che i ragazzi d'oggi, troppo impegnati, siano pieni di nozioni che li lasceranno vuoti dentro…e forse non vedranno mai volare in cielo un aquilone, guidato dalle mani di un maestro.


Porteranno dentro il loro bagaglio, tanti ricordi, foto scattate col telefonino, gli sms, le mail fantasiose degli amici, i messaggi subliminali di facebook coi suoi gironi infernali, i link stupidi...

Cresceranno in fretta senza che ce n'accorgiamo, ma dentro, la viva sensazione che qualcosa manchi o si sia perduto per sempre.

Anna Maria Chiapparo (2011)

 
Mercoledì, 09 Novembre 2011 10:45

Sere e profumi d'autunno

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Il vento che raccoglie i profumi tutt'intorno e li mischia in piccoli vortici che s'accostano agli usci. Castagne mature pronte a sgusciare. Funghi silenziosi che fanno capolino tra foglie morte accartocciate. I primi ciclamini dalle coroncine dal colore ancora spento. L'odore della terra smossa dalla pioggia sottile che penetra dolcemente a scalfire l'aridità estiva.
Il buio improvviso che scende dolcemente ed avvolge col suo mantello soffice, leggero.
I lampioni fiochi che sembrano danzare nella frescura della sera.


Sere d'autunno cariche di ricordi. Il buio che arrivava già alle quattro del pomeriggio e i bracieri davanti alle porte, sui balconi carichi di crisantemi sbocciati o già colti. Di corone e trecce di peperoni rossi incartapecoriti dal sole.
Il profumo delle prime caldarroste e del mosto in fermentazione chiuso nelle botti stipate nei bassi.
Noci raccolte e fichi essiccati... Il primo fumo che saliva dai camini e portava lontano l'odore acre della legna bruciata.

Famiglie raccolte davanti un camino, una stufa, un braciere. Le donne a sferruzzare, gli uomini a chiacchierare. Rosari che scivolano veloci tra le dita e nenie che sanno d'antico.
Ascoltare la pioggia che scroscia sui tetti e s'incanala rumorosa nelle strade.

Dolci, le sere d'autunno quando le tempeste non fanno paura accanto ai propri affetti.

Fuori, i rumori pian, piano diradano ed il silenzio accarezza l'aria.

Sera d'autunno, che aspetta la notte.

 
Domenica, 09 Ottobre 2011 00:55

Benvenuto in Calabria Sua Santità

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Benvenuto al sud Sua Santità. Benvenuto in Calabria. La regione dove, come in tutto il meridione, lo ha detto lei,

 
Mercoledì, 14 Settembre 2011 06:15

U CIATU

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Ai tiampi mia ad Acquaru nc'era u ciatu

Tanti perzuni si sentianu ati

Mo chiji tiampi i dassamme arriadu

Pero' no tutti ndi ndavimu scordatu

Nc'eranu chiji chi si sentianu agiati

Ma pua restaru arriadu cumpunduti

All'atri volianu u vidanu affamati

Guardanduli sutt'uacchiu e suspettusi

I tiampi su cangiati e progreduti

E tanti cangiamme puru cu li tiampi

Nd'ave ca casa ancora stannu chiusi

Nutriandu ancora i stiassi sentimianti

A casa stannu chiusi senza amici

Nci duna fastidiu u vidanu agianti

Dinnu: "Ficiamu tanti sacrifici"

Cu i sordi c'hannu su ancora senza dianti.

 
Giovedì, 08 Settembre 2011 08:40

Buon compleanno Maria!

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La Madonna, con il Bambino Gesù fra le braccia, aveva deciso di scendere in

Terra per visitare un monastero. Orgogliosi, tutti i monaci si misero in una

lunga fila, presentandosi ciascuno davanti alla Vergine per renderle omaggio.

Uno declamò alcune poesie, un altro le mostrò le miniature che aveva preparato

per la Bibbia e un terzo recitò i nomi di tutti i santi. E così via, un monaco

dopo l'altro, tutti resero omaggio alla Madonna e al Bambino.

All'ultimo posto della fila ne rimase uno, il monaco più umile del convento,

che non aveva mai studiato i sacri testi dell'epoca. I suoi genitori erano

persone semplici, che lavoravano in un vecchio circo dei dintorni, e gli

avevano insegnato soltanto a far volteggiare le palline in aria.

Quando giunse il suo turno, gli altri monaci volevano concludere l'omaggio

perché‚ il povero acrobata non aveva nulla di importante da dire e avrebbe

potuto sminuire l'immagine del convento. Ma anche lui, nel profondo del

proprio cuore, sentiva un bisogno immenso di offrire qualcosa a Gesù e alla

Vergine.

Pieno di vergogna, sentendosi oggetto degli sguardi di riprovazione dei

confratelli, tirò fuori dalla tasca alcune arance e cominciò a farle

volteggiare: perché‚ era l'unica cosa che egli sapesse fare.

Fu solo in quell'istante che Gesù Bambino sorrise e cominciò a battere le

mani in braccio alla Madonna. E fu verso quel monaco che la Vergine tese le

braccia, lasciandogli tenere per un po' il bambinello.

Paulo Coelho - L'Alchimista

 
Mercoledì, 07 Settembre 2011 20:32

Semplicemente Calabria

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Tanti anni fa non ci conoscevano o forse facevano finta di non conoscerci. Spuntarono frotte di briganti e diventammo terra di briganti.
Eravamo ignoranti in tante cose e ci chiamarono terra d'ignoranti e zoticoni con la testa dura.
Poi arrivò da lontano l'eco americana e qualcuno cominciò a partire per terre sconosciute. America, Argentina, Australia. Lunghi e pericolosi viaggi in balia di onde e di navi sovraccariche di disperati in cerca di fortuna. Prima soli, poi con le famiglie al seguito.
Erano anni di tristezza e di miseria e ci chiamarono popolo di "migranti". Arrivarono gli anni 50-60 e la migrazione cambiò rotta verso Germania, Svizzera,Belgio, Francia e nord Italia. Le stazioni erano affollate di giovani solitari con la solita valigia di cartone e di famiglie cariche di bambini e fagotti pesanti.Pochi vecchi lasciati a custodire gli antichi ricordi nei paesi svuotati. Eravamo diventati "meridionali".
E' stato difficile ambientarsi. Trovare ospitalità , lavoro e case in affitto.
Poi qualcuno ha visto in noi tanta buona mano d'opera a poco prezzo ed è successo il miracolo. Siamo diventati operai di fabbriche, manovali, carpentieri, facchini, contadini costretti a lavorare in campi enormi lontani dalle proprie terre e siamo diventati " terroni".
I primi agi, le prime vacanze ritornando giù a trovare i propri cari e ritornare su carichi di ogni ben di Dio, della terra e della fatica per fare qualche regalo agli amici del nord, quelli tutti bianchi, bianchi che osano sfacciatamente chiamarci terroni perché tanto non ci offendiamo. Soppressate,...
...olio buono, vino novello, le cipolle di Tropea, l'origano profumato, arance e mandarini per tenere buono il capo, pensando di accaparrare un po' più di benevolenza. I sapori e i profumi della nostra terra arrivano su e varcano pure i confini.
Diventiamo la terra del peperoncino e delle soppressate. Del capicollo e del bergamotto.
Dei dolci tipici.
Il salario fisso permette i primi acquisti extra. Il primo televisore, il frigorifero, il forno a gas, la prima automobile! Sarà bellissimo ritornare in vacanza al paesello con la macchina! Immaginiamo già il volto dei cugini, dei parenti invidiosi, le lacrime di commozione degli anziani genitori.
E si potrà pure andare al mare e ritornare su, al nord abbronzati come veri terroni, ma stavolta sotto un sole piacevole e non di fatica.
Viaggiano molto pure le cartoline e i nostri ridenti paesini con le belle spiagge e i boschi rigogliosi cominciano a stuzzicare le fantasie dei nordici che stufi dei lunghi e rigidi inverni, cominciano a sognare spiagge assolate e sapori sconosciuti. E' la Calabria turistica che sa di salsedine dei suoi mari e di resina della Sila e dell'Aspromonte.
Non siamo più solo "migranti,meridionali e terroni". Le bellezze della nostra terra cominciano a varcare tutti i confini e chiedono posto d'onore come tante altre. Poi un giorno, ignari pescatori tirano su dal mare qualcosa di veramente pesante. Che sarà mai questa pesca tanto strana? E' l'era dei bronzi di Riace.
Dici Bronzi, dici Calabria. Dici Aspromonte e non dici Madonna della montagna, ma senti "'ndrangheta".
Quante cose per dire Calabria. E non sarebbe ancora finita. Dici liquirizia, cedro, boschi, spiagge, cultura...E se dicessimo Calabresi o semplicemente: Calabria?!
(Anna Maria Chiapparo 2011)
 
Martedì, 23 Agosto 2011 15:03

La leggenda della Bella di notte

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Una leggenda racconta che...

Una notte, tanto tempo fa, un pianto lungo e sommesso si aggiungeva ai rumori dell'oscurità. Questo pianto si ripeté a lungo, finché la Luna decise di trovarne la fonte.
A lungo girò intorno a tutto il pianeta e, quando aveva ormai perso del tutto le speranze, lo scorse.
Un piccolo punto luminoso: era da lì che proveniva il pianto.
La Luna scese dal suo cocchio e si avvicinò.
Accanto ad un pozzo, ai margini del bosco, era seduta una lucciola. "Chi sei tu? E perché rattristi con il tuo pianto tutte le mie stelle? " chiese la Luna. La lucciola spaventata alzò gli occhi e rimase stupita nel vedere il suo interlocutore.
Allora disse: "Deve scusarmi, signora Luna, non volevo mettere tristezza alle sue stelle!"
"Io sono Lumil, il principe delle lucciole!"
"Perché piangi principe Lumil?" chiese la luna.
"Si avvicina la primavera e il mio popolo comincerà a vagare per i prati e i giardini, per illuminare le calde notti" disse Lumil "Ma noi non troveremo nessuna corolla dischiusa ad attenderci. Solo tanto verde!"
"E qual è il problema? " chiese la Luna. "Il tuo popolo, da quando è stato creato, è sempre stato il popolo della notte! Voi avete un ruolo importante: dovete illuminare, come me e le stelle, le notti degli alberi".
"E questo compito ci onora !" rispose Lumil. "Ma, vede signora Luna, c'è un sogno che ogni lucciola ha da quando nasce: io questo sogno lo faccio da sempre!"
"E qual è questo sogno?" chiese la Luna.
"Uscire dalla nostra casa, volare in un prato e trovare, almeno per una volta, un fiore che ci attenda e poterci posare sui suoi petali!" esclamò Lumil.
"Ma è un sogno, e solo un sogno rimarrà. Buona notte signora Luna e mi perdoni se l'ho disturbata". E così dicendo Lumil volò via.
La Luna ritornò in cielo, ma non riusciva a smettere di pensare a Lumil e al sogno delle lucciole.
Le notti passavano e il pianto di Lumil le riempiva, ma all'improvviso il pianto cessò.
Sirio, una delle stelle, andò dalla luna e le disse: "Mamma ascolta!"e la invitò a tendere l'orecchio.
"Cosa devo ascoltare?"chiese la Luna.
"Il principe triste! Questa notte il suo pianto non si sente." rispose Sirio.
"E' vero ! esclamò la Luna . Non odo il suo lamento!"
"E se gli fosse accaduto qualcosa?" aggiunse Sirio molto preoccupata. "Ti prego mamma va a vedere!"
E cosi fu. La Luna salì sul suo cocchio e andò in cerca del pozzo presso il quale aveva incontrato Lumil per la prima volta.
Quando lo ebbe trovato, si fermò e si avvicinò.
Ferme, vicino al pozzo, trovò tante lucciole e ad una di loro chiese:
"Cosa accade?"la risposta la rattristò.
"Il nostro principe si è ammalato. Era molto triste perché sapeva che i suoi giorni stavano finendo, e che non sarebbe mai riuscito a realizzare il sogno del suo popolo. E il dispiacere lo ha consumato."
La Luna rimase lì ferma ad attendere di poter vedere il principe Lumil.
Quando la vide il principe disse: "Signora Luna, come mai è ritornata?Io non ho pianto questa notte!"
"Ero preoccupata per te, ragazzo mio e volevo assicurarmi che tu stessi bene!" rispose la Luna dolcemente.
"Non deve preoccuparsi per me. Il mio tempo ormai è finito.
Raggiungerò i miei antenati con un unico rimpianto: non aver potuto realizzare il sogno del mio popolo. Spero che il prossimo principe ci riesca!"
Le forze stavano abbandonando il principe delle lucciole.
Tutto il suo popolo era preso da grande tristezza.
L'amore che le lucciole dimostravano al loro principe e la dolcezza di Lumil colpirono al cuore la Luna.
"Lumil la tua luce si spegnerà presto, questo io non posso evitarlo, ma – disse la Luna – andrai via sapendo di aver realizzato il sogno del tuo popolo. Guarda…….."
La Luna si strappò una ciglia, la prese tra le mani e la posò in terra di fianco a Lumil.
Come d'incanto dalla terra cominciarono a spuntare foglie.
Le foglie presero a germogliare, d'improvviso una gemma si schiuse e fece capolino un bel fiore giallo e fucsia.
"Ecco Lumil!Questo sarà il fiore delle lucciole, per sempre, e si chiamerà come te: Lumil, che nella lingua delle lucciole significa colui che rende bella la notte!" Lumil pianse di gioia e disse: "Grazie o luminosa Luna, sarà bella di notte per il mio popolo!"
E con tutta la forza che gli rimaneva, accese la sua lucina e volò sul suo fiore. E lì si spense felice.
Da quella notte, tante volte la Luna si è levata in cielo, ma ancora oggi quando, nelle notti d'estate guarda i prati, sorride.
Ogni notte le lucciole raggiungono le belle di notte che si schiudono solo per loro e c'è soltanto una pianta, la più bella, che non permette a nessuna lucciola di sedersi sui suoi petali e illuminarla: è la pianta nata vicino al pozzo ed è la sola che non ha bisogno di luce perché nei suoi fiori vive Lumil.

 
Domenica, 21 Agosto 2011 14:27

Chiedi

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Chiedi al vento cosa ti regalerebbe.
Chiedilo all'aurora e al tramonto.
Alla coltr e di stelle e alla luna.

Chiedilo alle nuvole che vagano solitarie.
Solo esse sanno raccogliere i tristi pensieri.
Lega i ricordi con stralci d'arcobaleno.

Tuffali nel mare e aspetta.
Chiedi al sole cosa ti regalerebbe.
Chiedilo alla vita.

Non otterrai risposte.
Quelle stanno nel tuo cuore
nella tua vita
Solo tu le puoi dare.

(Anna Maria Chiapparo 2010)
 
Giovedì, 18 Agosto 2011 09:15

IL LONTANO PASSATO

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Quandu mi criscia io eramu arriadu

E di studenti si nda vidia puacu

Ma educaziuni ndaviamu quasi tutti

Rispiattu a tutti allura portavamu

Quandu a Vibo c'eranu i vacanzi

E li studenti tornavanu o pajisi

I salutavi si nci passavi davanti

Ti rispundianu: "Io parlo italiano, no calabrisi"

Atri giuvanuatti i chiji tiampi

Jianu u s'imparanu n'arti o nu mistiari

Scarparu, sartu, barviari o muraturi

E mastri avianu u nci portanu u rigalu

Tandu di abitanti eramu assai

Fuarzi aviamu passatu i cincumila

Vigni, uarti, angri eranu tutti curtivati

Jiandu ncampagna si facia la fila

Mo u pajisi assai diminuiu

Pe nna parti o l'atra ognunu jiu

Dassamme Acquaru pe lavuru mu trovamu

Pero' nto cuari sempe lu tenimu.

 
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