Lunedì, 12 Marzo 2012 10:56

La memoria dimenticata del parco mandamentale Degrado nel sito inaugurato nel 1926 per onorare i caduti

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Ricade nel comune di Arena, è di proprietà della confraternita del "Rosario"di Dasà, i cui abitanti ne sono particolarmente legati, ma la sua pertinenza interessa quattro comuni: Arena, Dasà, Acquaro e Dinami. E' il parco mandamentale delle rimembranze di località San Lorenzo, costituito a seguito della Prima guerra mondiale per onorare i caduti dei citati comuni e da tempo, a dispetto del nome, giacente in condizioni di pietoso abbandono e degrado. Un vero e proprio peccato, anche perché al suo interno sono custoditi quattro cannoni residuati della Grande guerra. O ciò che ne rimane. Ma partiamo dal principio. Il nome deriva da un monaco, tale Lorenzo, appunto, poi divenuto santo, che fu il primo abate del convento basiliano che vi si trovava in tempi antichi, sino al 1783, anno in cui, com'è noto, un devastante terremoto portò morte e distruzione non solo da queste parti. In seguito a questo, venne istituita la Cassa sacra, organo governativo con lo scopo di amministrare i beni ecclesiastici confiscati e venderli per finanziare la ricostruzione. San Lorenzo, allora, passò nelle mani dei privati, ed in particolare della famiglia Corrado, successivamente trasferitasi in Abruzzo. Di questa era componente un personaggio illustre, un certo Gaetano, primo di 5 fratelli, professore di medicina legale all'università di Napoli il quale, per la sua fama, nel 1903 ricevette dall'allora sindaco Nicola Bruni, la cittadinanza onoraria. Un riconoscimento che Gaetano dimostrò di apprezzare e che, anni dopo, volle ricambiare. Si arriva, così, al 1922, anno in cui il ministero della pubblica istruzione emanò delle direttive affinché nei vari comuni venissero istituiti monumenti e parchi per onorare i caduti della Grande guerra. L'occasione per ringraziare il paese d'origine era arrivata. Gaetano, infatti, col consenso dei fratelli, decise che in quella proprietà che fu del padre a San Lorenzo, dovesse sorgere un parco mandamentale delle rimembranze, per onorare i caduti di Dasà, Acquaro, Arena e Dinami. Tramite le sue conoscenze nelle stanze del potere fu in grado di farsi mandare quattro grandi cannoni, uno per ogni centro, trofei bellici di costruzione Bohler, conquistati agli austriaci nella guerra appena conclusa, i quali cannoni vennero portati, trainati da grandi buoi, a San Lorenzo. Tutto era pronto per la grande inaugurazione che, alla presenza di autorità, scolaresche e cittadini dei centri interessati, ed in un'atmosfera che immaginiamo essere stata di grande commozione, si svolse il 13 giugno del 1926. Durante la stessa, sui fusti di quattro immensi pini preesistenti vennero apposte delle lapidi riportanti i caduti per ogni centro e la dicitura: «ai figli di - rispettivamente di, Arena, Acquaro, Dasà, Dinami - nati nella fede d'Italia, morti nel trionfo loro e delle armi nostre nella grande guerra di redenzione». Su un quinto pino, invece, un'altra lapide ricordava i benefattori cui si doveva l'iniziativa e tutti i caduti della Prima guerra mondiale, con particolare ricordo di quelli di Paglietta d'Abruzzo, città d'adozione, di tutto l'Abruzzo, della Calabria e degli studenti dell'università di Napoli: «Ai 600 mila caduti di ogni parte d'Italia, che spargendo e mescolando anche materialmente il loro sangue rinsaldarono l'unità della patria e la resero più grande e gloriosa. Grazie a voi figli d'Italia». Un grande gesto, quello del Corrado, col quale lo stesso voleva fosse perpetrata l'imperitura rimembranza dei tanti figli caduti con l'ideale di un paese libero. Italia unita, patria, sangue dei figli versato. Parole che inducono a riflettere ed a dare ai luoghi la considerazione ed il rispetto che meritano. Sarà stato così? 1/continua...

Pubblicato su Calabria Ora

del 24/02/2012

Letto 1982 volte Ultima modifica il Lunedì, 12 Marzo 2012 12:31

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