Venerdì, 06 Aprile 2012 23:50

La vita non può essere rassegnazione, ma speranza

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2012mo Venerdì santo...l'ennesimo di una vita. L'ennesimo giorno come tanti. L'ennesimo che mi porta a riflettere un po' di più.

Giorno di riflessione ed introspezione personale che spesso ho annullato con un timbro e passato avanti, altre volte no...

Sono stata in chiesa stanotte ed anche i giorni scorsi. Mi sono seduta davanti a Lui. Gli ho parlato, l'ho pregato, l'ho guardato in silenzi interrotti da vocii estranei e rumori esterni. L'ho ascoltato.

Era lì davanti a me silenzioso eppur parlava sussurrando una nenia che sentivo solo io. Mi cullava dolcemente senza rimprovero e mi ringraziava della mia presenza. S'accontenta di poco, Lui. Sono io l'incontentabile che chiede e desidera sempre. Vivo nel mondo, ma non so se è una giustificazione. Sicuramente no. Non chiedo molto, o forse sì? Per noi, spesso è tanto ciò che desideriamo, per altri poco, per altri nulla. Chissà? Tutto è relativo.

Me ne rendo conto di rado perchè mi sono chiusa in un mio egoismo rabbioso che mi porta a prendermela con la vita, col mondo che non cambia se non in peggio.

Eppure non sono sempre io che dico: nulla accade per caso? Allora perchè spesso non trovo risposte? Sono forse così ottusa da non capire o solamente è normale che sia così?

La vita è strana e certi giorni sembra prendermi in giro, altre mi culla spensierata e non mi pone ostacoli. Quelli arrivano all'improvviso, senza squilli di tromba. Allora mi si para davanti il baratro che invita a scendere giù. Salta! Sembra dirti. E' più facile saltare che salire, sai? Un volo e via, mentre per salire devi arrancare faticosamente.

Poi accade qualcosa d'inspiegabile, d'inafferrabile ed allora sembra che mi svegli da un sogno.

Un sussurro, un alito di vento, un cinguettio curioso a cui, magari normalmente, non fai caso. Mi sveglio di colpo, più confusa di prima. Mica è facile raccapezzarsi...

Nei giorni scorsi sono stata in ospedale. Un reparto di pediatria dove accanto a bambini con normali malattie guaribili facilmente o almeno curabili, ho incontrato la malattia vera. La croce, quella vera portata da bambini innocenti che hanno conosciuto poco o nulla della bellezza del sole, dell'odore del mare, del profumo dei fiori, del canto degli uccelli, del sapore fresco di un gelato...accanto ai loro letti, madri coraggiose.

Fuori da quelle stanzette il caos. Bambini gioiosi che giocavano nella ludoteca, bambini capricciosi che chiedevano di tutto e di più, bambini annoiati senza fare nulla, infermieri indaffarati e dottori freddi che trattano tutti i casi clinicamente. Non so quanto "siano cristiani" nè posso permettermi di giudicarli, non conoscendoli. C'era la vita.

Mi sono chiesta più volte se veramente era quella la vita o altrimenti. Un'altra domanda senza risposta. Una delle tante che ti apre un viaggio nella sofferenza altrui che non sai, non conosci perchè è più facile osservare da lontano come spettatore distratto. I tuoi problemi sono più importanti degli altri...

Una mamma mi ha colpita più di tutte. Era giovane e ad ogni parola che diceva, mi colpiva per la sua fede grande. "Sia fatta la volontà di Dio". Diceva sempre. Era un intercalare continuo nelle sue frasi. Mi sono sentita piccola e misera. Ho finalmente trovato quella risposta che cercavo.

La vita non può essere rassegnazione, ma speranza!

Siamo nati per soffrire, diciamo spesso. Ma cos'è la sofferenza? Sappiamo darle un volto nelle tragedie, nelle malattie, nella fame, nella miseria, ma non è per tutti uguale. C'è chi s'accontenterebbe di poco, e c'è, purtroppo, chi non lo sa.

Siamo tutti un po' egoisti del nostro benestare.

E' la vita.

Oggi è il 2012mo venerdi santo da quello fatidico. Cosa ci ha insegnato quella croce? Quel calvario irrorato di sangue cosa ha lasciato? Piuttosto che farlo rifiorire, abbiamo preferito raccogliere i sassi e li abbiamo semplicemente conservati.

Si sa che dai sassi non esce nulla. Solo la terra può fruttare, ma senza semi, anche la terra diventa sterile e rimane arida. Semplice polvere portata dal vento dove lui vuole.

So di non essere una buona cristiana e quello che sto per dire non piacerà a molti.

Fosse per me, eliminerei tutti i cimiteri del mondo. Al loro posto edificherei dei Calvari.

I nostri corpi li farei diventare cenere da spargere intorno come tanti semi portati dal vento in modo che chi ci ha amati sulla terra, possa ritrovarci accanto in ogni momento e in ogni luogo. In un filo d'erba, in un fiore, in una foglia, in un battito d'ali, nel fruscio del vento...Non è il sepolcro il protagonista della passione di Cristo, ma la croce sul calvario e perchè non farli diventare prati fioriti di mille colori e non più luoghi rocciosi sporchi di sangue?

Non è forse questo il preludiuo del calvario, della croce?

Rinascita.

La nostra religione c'insegna che la nuova rinascita, sarà in cielo, ma perchè non pensarci già da ora?

Il calvario fiorito sarebbe un simbolo, ma sta a noi non idolatrare come spesso facciamo, prendendo semplicemente parte a riti considerati sacri. Partecipare ad una processione, spesso "ci nutre cristianamente" per un anno. Il resto si vedrà...

Ecco il mio pensiero sconclusionato per questo venerdi santo.

Tutti noi, non solo con opere buone, ma soprattutto accettando la nostra croce, dobbiamo diventare seme per far rifiorire il nostro calvario.

Non ho pensato nulla di nuovo, si sa.

E' semplicemente una spinta a me stessa ad uscire dal mio egoismo sbagliato e a convincermi che la vita non può essere solamente rassegnazione, ma speranza!

Chiapparo Anna Maria 6 aprile 2012 (Venerdi santo)

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