Mercoledì, 31 Luglio 2013 13:47

Lettera aperta di Giusi Barbato

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Lettera aperta al giornale di Giusi Barbato, donna dotata di un coraggio non comune che, non disposta ad abbattersi, combatte contro il suo male perché, come dice, deve essere lei a vincere in quanto "non esiste un male invincibile":


Sono una paziente dell'ospedale Germaneto, da ben diciannove mesi. Presso questa struttura avevo trovato tutto ciò di cui avevo bisogno, senza dover effettuare spostamenti verso il Nord, con tutti i disagi a cui questi ultimi sono legati. Dopo aver indagato con molta cautela e competenza, l'equipe medica ha emesso il verdetto: carcinoma mammario, con metastasi sparse qua e là. Da allora sono stata sottoposta alla terapia chemioterapica, presso il day Hospital, che raggiungevo a bordo dell'ambulanza, e dove la gentilezza, la disponibilità, la professionalità, dei giovani e degli attempati, rendeva la mia permanenza presso la struttura ospedaliera meno triste e meno dolorosa. Poiché con la chemio a flebo, settimanale, s'è manifestato qualche problema, il mio corpo non ha assorbito il farmaco, i medici hanno ritenuto opportuno, dopo un ricovero e diversi accertamenti di vario tipo, di cambiare trattamento terapeutico. Così mi hanno somministrato la cura a pillole: Tyverb, xeloda; le prime salvavita e di contenimento, le seconde chemioterapiche vere e proprie. Da un anno sono migliorata, la malattia almeno si è bloccata, con grande soddisfazione dei medici, in particolare della Dottoressa Cucinotto, che mi ha seguita con dedizione, preparazione, serietà ed ampia disponibilità. Con questo tipo di trattamento i miei viaggi per Catanzaro si verificano una volta al mese, con notevole risparmio economico e di energie, per il controllo generale, per la somministrazione di zometa, flebo per rinforare le ossa di calcio. Ero contenta e incredula nel contempo: anche nell'estremo Sud esisteva una struttura meravigliosa, pulita come uno specchio, efficiente, dove ognuno cercava di prestare la propria opera in sinergia con gli altri per curare i pazienti ed offrire il miglior servizio possibile. L'ultima seduta, purtroppo è successo qualcosa che nessuno mai si sarebbe aspettato: la Dottoressa, quasi con le lacrime agli occhi, mi ha comunicato che non mi poteva prescrivere i farmaci perché l'AIFA non faceva entrare nel sistema! La Regione non ha pagato, non ha erogato la somma promessa, quindi hanno sospeso la distribuzione delle medicine che ci tengono in vita... Potete ben capire, sono disperata, siamo disperati non sappiamo né che fare né dove andare. A parte il fatto che costano un occhio della testa, ma nessuno te le da'. Stiamo perdendo tutti i diritti, ma perdere quello alla salute è il più drammatico! Se si sta male non si può né lottare né operare né sperare...

Letto 1302 volte Ultima modifica il Martedì, 21 Gennaio 2014 23:52

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