Venerdì, 17 Giugno 2011 23:38

Lettera di una madre al Presidente della Repubblica Italiana

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Lettera aperta di una madre al Sig. Presidente della Repubblica Italiana



Eg. ed Ill.mo Sig. Presidente Napolitano,

So già in anticipo che questa mia non raggiungerà mai i suoi occhi, ma sa, ho il brutto vizio di scrivere tutto ciò che mi passa per la testa ed allora ho deciso di usare questo mezzo...chissà? Le vie del Signore sono infinite...

Intanto le dico che sono una mamma di mezza età che vive al sud, in Sicilia, ma figlia di quella bellissima ed incompresa terra che si chiama Calabria.
Sono una semplice casalinga, perché noi casalinghe siamo giudicate così, semplici, e forse ignoranti di tante cose. Eppure, anche noi siamo andate a scuola molti anni fa rispettando gli obblighi imposti dal ministero. Anche noi, con non pochi sacrifici, abbiamo cercato lavoro ai "nostri tempi"... Nemmeno noi, ne abbiamo spesso trovato ed allora abbiamo preferito accudire la famiglia ringraziando il Signore per il lavoro del marito, quando c'è e barcamenandoci tra precariato, mutui, bollette, tasse e così via.

Avendo modo di stare tanto tempo a casa, ma non sicuramente nullafacente con tre figli e un marito da accudire, ho modo di riflettere tanto ed anche se so che non mi fa bene, purtroppo è così. Ebbene, sì, rifletto! Ascolto, m'informo, leggo, guardo intorno, penso con la mia testa e scrivo pure!
Quanti brutti vizi, noi casalinghe che tra una stirata e una spolverata abbiamo tempo di fare ciò e molto altro ancora! Conosciamo anche Facebook, sa?
L'inferno odierno, l'ha definito qualcuno, la bolgia dei nullafacenti incalliti che ha creato un vero popolo: il popolo di FB.

Comunque, non sono qui per parlare di Fb, ma spero che piuttosto sia un mezzo per divulgare questo mio scritto.
Non sono in vena di notorietà od altro, ma semplicemente vorrei delle risposte da qualcuno, magari proprio da lei che rappresenta la nostra Patria.

Ecco, caro Presidente (mi scusi la confidenza), vorrei imparare ad educare i miei figli perché mi chiedo spesso se io sia o meno una buona madre perché
è una lotta giornaliera inculcare certi insegnamenti.

Io sono figlia di contadini ed abitavo in un paesino dell'entroterra calabro dove per i più, c'era solamente la terra. Quella terra tanto odiata che però è riuscita a farci costruire una casetta e a farci vivere decentemente e rispettosamente, sempre.
Ecco, vorrei sapere perché, oggigiorno sono cambiate tante cose.
Non so se riuscirò a spiegare bene cosa intendo, ma ci provo.

Vorrei sapere da Lei, Sig. Presidente come posso insegnare l'onestà, il rispetto, l'amore per la Patria e le istituzioni ecc. quando proprio ogni giorno, i media ci offrono spettacoli aberranti di qualsiasi genere?


Come posso insegnar loro ad essere educati e rispettosi, quando siamo costretti a vedere e sentire i nostri rappresentanti politici, scalciare come tanti tori nell'arena per il loro posto al sole e venire spesso insultati per le nostre scelte e motivazioni politiche?


A non odiare la scuola (perché a questo punto siamo arrivati, purtroppo), perché sta diventando una prigione senza catene che non inculca più null'altro che nozioni che si perdono nei meandri affollati. Come spiego che molte cose che io studiai trent'anni fa, le ricordo ancora e loro non ricordano nemmeno quelle dell'anno scorso? Io ho usato pochi libri e li ho divorati ingorda di sapere e conoscere perché non avevo enciclopedie ed internet era ancora un miraggio. Ora, già alle elementari studiano programmi pesantissimi ed ingarbugliati, che fanno stancare togliendo momenti allo svago di cui anche l'organismo ha bisogno. Passano intere giornate sui libri. Certo ci sono anche le eccezioni che non vogliono saperne della scuola, ma io parlo dei miei figli e sono certa che molte mamme si ritroveranno in questi miei pensieri.


State creando un popolo di eterni studenti che forse non sapranno mai nulla o poco della storia, geografia, matematica (tanto c'è internet), che invadono le città coi loro motorini rombanti e i telefonini, armi a doppio taglio; che non ascoltano più nessuno convinti di essere dei piccoli despota, creati dalle vostre leggi.
Arroganti di presunti diritti pur di stare a casa senza collaborare in nulla, magari fino a tarda età perché il lavoro non c'è o non si addice alle loro aspettative...

Sì, caro Presidente, sono all'antica perché ricordo bene che appena uscivo da scuola facevo in tempo a mangiare un panino, o addirittura lo mangiavo per strada, e correvo dai miei in campagna ad aiutarli anche se non mi piaceva ed odiavo quella vita. Ricordo il rispetto che avevamo per i più grandi e soprattutto per i maestri e professori a cui mai ci siamo permessi di dare del "Tu"...e ai nonni davamo del "Voi"...
Quando entrava qualcuno in classe ci alzavamo tutti a salutare e se il maestro diceva basta, era "basta".
Oggi so di studenti che ridono in faccia ai professori, li prendono in giro, li ricattano, li malmenano e non ascoltano più nessuno, senza contare il bullismo che ne è nato e gli atti di vandalismo. Non esiste più un monumento che non sia sfregiato dai loro scarabocchi e le aule scolastiche sembrano indossare il costume dell'inciviltà più assoluta...in eterno ormai...
Una cosa che ripeto sempre ai miei figli è che i nostri avi, ci hanno lasciato tesori inestimabili, noi, ai posteri lasceremo spazzatura e scorie radiottive sepolte.
Accampano solo diritti e noi genitori non sappiamo più come muoverci per paura delle istituzioni, ma uno sculaccione, che io sappia, non ha mai fatto male a nessuno, anzi! Ecco allora il risultato.

La delinquenza minorile, il fumo in tenera età, il bullismo, la droga...sono questi i mali odierni e nessuno fa nulla perché ormai è una via senza ritorno. Vorrei essere ottimista, ma non posso.


Parliamo del lavoro? Tutti studenti, magari laureati con immani sacrifici e poi?
Una volta s'imparavano i mestieri, anche per passatempo, in estate, e magari diventavano dei veri lavori. Oggi, nessuno prende più apprendisti fino ad una certa età e i disagi, gli stipendi elemosina, li sappiamo tutti...poi ci lamentiamo che non abbiamo più artigiani. Nella società del tutto perfetto a tutti i costi, è diventato tutto imperfetto e senza soluzione.

Ascoltando certe notizie che fanno inorridire, ho come l'impressione di essere arenata.
Sì, aivoglia a parlare di progresso ed innovazioni. L'uomo sta diventando un automa inghiottito dalla scienza e non se ne rende conto nella sua smania di presunto sapere.
Il potere dà alla testa, i soldi sono diventati pericolosi e mentre c'è una fetta di popolazione che vorrebbe un futuro più stabile, altri osservano ghignando sulla pelle dei lavoratori che cercano d'arrabattarsi alla meno peggio.


Che Patria è la nostra?
Se sento che ci sono delle persone che rinnegano il passato solo perché non l'hanno vissuto ed oltraggiano il tricolore che gronda sangue e Lei lo sa benissimo molto più di altri, avendoli vissuti certi periodi infami.
I nostri figli conoscono l'Inno solo perché si canta allo stadio ed ogni tanto qualcuno muore per una partita di pallone. Non c'è tempo per l'amor patrio se non con miseri balletti e sventolamento di bandiere che non danno nulla ai giovani. Centocinquant'anni ci sono voluti perché spiccasse il volo...non vorrei fosse già il declino. Me lo auguro con tutto il cuore per i figli del futuro.
Ormai ogni festa o ricorrenza è occasione buona per far parate. Tutte belle statuine compite che non sanno nemmeno recitare. Cosa danno in esempi, ai nostri ragazzi?
Parlo sempre in generale, ma mi piacerebbe essere smentita anche se ne dubito.


Caro Sig. Presidente, le mie restano semplici elucubrazioni di casalinga, ma anche di madre preoccupata per il futuro dei suoi figli.
Certo non ho scoperto nulla di nuovo che non si sappia e qualcuno mi taccerà di nostalgica o addirittura di arretrata, ma sono certa che ci sia in fondo un malessere generale che inevitabilmente ci riporta indietro nel tempo, a quando tutto profumava di pulito...

Credo di essere giunta alla fine di questa lunga lettera che sicuramente avrà annoiato qualcuno, ma che mi auguro sia anche stata letta non come semplice sfogo, ma come una speranza.
Sia stata letta tra le righe una voglia di cambiare, di volare alto, di svettare ancora verso la cima e tutti dovremmo diventare provetti scalatori di un'unica cordata, perché uniti si può seguire un'unica strada che inevitabilmente verrebbe migliorata, divisi se ne seguono cento che magari non hanno incroci, disperdendo le forze e la speranza di arrivare alla meta.


Chiudendo ho capito che però continuerò, dall'alto delle mie misere esperienze e soprattutto arrabbiature con la vita, ad inculcare ai mie figli, i principi in cui credo e che mi auguro vengano valorizzati sempre più: onestà, schiettezza senza falsità, orgoglio, dignità e soprattutto rispetto per se stessi, per gli altri, per le cose, gli animali e tutto l'ambiente che ci circonda e che è un dono inestimabile che appartiene a tutti.
Una volta era la scuola che aiutava i genitori in questi duri compiti, oggi la scuola è una torre difficile da espugnare. Gli incontri genitori-famiglia diminuiscono sempre più e bisogna accettare tutto ciò che impone e se qualcuno si rifiuta, viene malvisto.

La cosa che mi fa paura, sa qual è? L'assuefazione a tutto. La rassegnazione che serpeggia sinuosa come un grosso boa guardingo che pian, piano ci stritolerà nelle sue spire se non cominceremo a svegliarci da questo torpore.

Penso, quindi che Lei, sig. Presidente della Repubblica Italiana, (lungi da me il volerLe dare consigli, ma è un mio pensiero), essendo la figura di maggior spicco, della nostra Patria, dovrebbe essere più presente nelle scuole italiane costruendo un filo conduttore che leghi tutti gli studenti alla sua figura per trarne forza ed ostinazione per credere in un cambiamento positivo e duraturo nel tempo. In primis insegnare e valorizzare il rispetto che è il padre di tutto.

Sono davvero giunta alla fine e non so che fine farà questa lettera. Sicuramente rimarrà uno dei miei tanti sfoghi, ma bisogna pur vivere di speranza, altrimenti, veramente sarebbe la fine di tutto ed io mi auguro ed auguro ai nostri figli, che abbiano veramente la forza e la ferma volontà di cambiare questo nostro Paese in meglio, perché il passato non sia stato vano.

Auguri Italia!


Scritto da Anna Maria Chiapparo oggi, 17 giugno 2011

Letto 2249 volte Ultima modifica il Sabato, 18 Giugno 2011 09:22

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