Martedì, 28 Maggio 2013 07:18

GLI OLEIFICI In evidenza

Pubblicato da  ORCISANO
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Nella foto vecchie ruote che servivano a macinare le ulive per fare l'olio.

Ricordo alla mia epoca che per ben piu' di tre mesi ogni anno durante l'inverno quasi tutta la comunita' del nostro paese era continuamente impegnata con la raccolta delle ulive.

La maggior parte del paese era circondato di uliveti. Cerano delle zone dove i rami delle piante di ulivi secolari si estendevano sopra la strada. Tante volte durante la notte soffiava il vento e causava una grande cascata di ulive. I nostri genitori si preparavano di buon'ora e provvisti di lanterne e scope e col buio andavano portando anche i figli per allontanare con le scope le ulive dal centro della strada verso l'orlo. Questo si faceva in modo che la gente che passava per la strada per andare in campagna non le schiacciasse. Piu' tardi, quando faceva giorno le ulive accanto la strada si raccoglievano mettendoli nei panieri.

A quei tempi non ci stavano tante comodita' o altri mezzi che ci sono adesso. Le ulive si raccoglievano a mano, con le dita, uno per uno. Si riempiva il paniere ed il contenuto si metteva in una cesta (coppareja). Le povere donne poi portavano le ceste sulla testa pieni di ulive all'oleificio accululandoli in un posto (u zzimbuni) fino a che non veniva il proprio turno di macinarle e fare l'olio. Spesse volte le donne dovevano fare piu' d'un viaggio al giorno. Specialmente per le donne erano tempi assai difficili. La donna d'allora aveva tante altre faccende. Doveva cucinare per la famiglia, doveva andare al fiume per lavare i panni, doveva badare ai figli, specialmente se erano ancora piccoli, doveva prepararsi la legna per quando doveva fare il pane in casa. La donna di allora non credo trovava un minuto di svago. Con tutto cio', quella donna cosi' tenace non si lamentava.

Per la macinatura delle ulive per fare l'olio, a quei tempi ci stavano undici oleifici. In Via IV Novembre ce ne stavano due, quello dei Comito (1) e un cento metri andando verso Salandria sulla sinistra c'era quello di Domenicantonio Colaci (2). A circa cento metri dalla chiesa Matrice andando verso Manetta c'era quello di Nicola Crupi (3). In Via Oleifici ne stavano tre. Il primo era prossimamente come si scendeva dalla strada Provinciale che di come ricordo io non era funzionante (4). Circa 200 metri piu' avanti era quello del Dottore Calcaterra (5) e ancora piu' avanti andando per Semiatoli, prima di arrivare ad Annasi ne stava un'altro che era gestito da tre o piu' soci (6). Dall'altro lato del fiume, dopo il ponte, al posto chiamato Serra c'era l'oleificio che era una volta dell'avvocato Calcaterra e dopo del Dottore Pasquale Stramandinoli (7). Ritornando verso il paese in Via Ortenzia, a i Poteja era quello di Cesarelli (8). Naturalmente, prima du Cannale era l'oleificio della famiglia Galati (9). A Santo Nicola, contrada vicinio Limpidi c'era l'oleificio che era di Don Pietro David (10) e non tanto lontano tornando verso Acquaro a Savoca' c'era quello di Domenico Crupi che ad un tempo a merito della famiglia Galati ha fatto anche il sindaco (11). Tranne tre di questi oleifici gli altri erano pienamente funzionanti.

Ricordo quando mia madre faceva il pane in casa. Dopo che il forno era riscaldato, per primo faceva "a pitta", una specie di focaccia. Capitava a volte che quando mia madre faceva il pane e al frantoio si macinavano le ulive e si faceva l'olio, mia madre mandava me o una delle mie sorelle a portare due o piu' pitte al frantoio. Arrivando la che non era tanto lontano, le pitte erano ancora calde. Queste pitte si innaffiavano con quell'olio fresco, di colore verde e direttamente dal tino, si metteva sopra un po' di peperone piccante macinato e sembrava che era davvero un mangiare squisito.

Tempi duri, tempi di vita semplice, tempi abbastanza primitivi, tempi che ci hanno insegnato a vivere.

Letto 1369 volte Ultima modifica il Martedì, 04 Giugno 2013 12:28

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