Il dolore di un padre in diretta

Soriano, dagli schermi di Rai due ennesimo appello di Martino Ceravolo.

L'Ora della Calabria del 22 Gennaio 2014

«La morte di un diciannovenne è già una tragedia nella tragedia. Ma la cosa più terribile è il fatto che un giovane sia morto per errore».

È con queste parole che ieri, poco dopo mezzogiorno, Giancarlo Magalli, conduttore della trasmissione di Rai 2 “I fatti vostri”, ha introdotto il racconto della triste vicenda di Filippo Ceravolo, narrata in diretta d’avanti a milioni di telespettatori dal padre Martino, presente in studio col proprio avvocato, Maria Rosaria Turcaloro, a chiedere che sia fatta finalmente giustizia per suo figlio. Il servizio, durato poco più di 15 minuti, ha ripercorso la brutta vicenda dello sfortunato ragazzo Sorianese, «una delle oltre 200 vittime innocenti di ‘ndrangheta negli ultimi 25 anni in Calabria, secondo una stima fatta da “Libera”», morto per essersi trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Tanti, troppi omicidi, che i familiari di coloro che li hanno subiti non accettano, come «non lo accetta Martino Ceravolo ha commentato il conduttore - perché, tra l’altro, non ha avuto ancora giustizia». Nel ricostruire la storia, papà Ceravolo, rivolgendosi agli assassini, li ha invitati a costituirsi e rivolgersi alle forze dell’ordine, definendoli, comunque, «peggio delle bestie, perché almeno queste, nel compiere un gesto simile, sentono dolore, ed invece loro stanno sfidando persino lo stato e le istituzioni, dimostrando di non averne alcun timore». Il compito di spiegare l’andamento delle indagini è spettato all’avvocato Turcaloro, che si è detta certa che le stesse stiano «andando avanti a ritmo serrato, perché vi sono dei riscontri quotidiani che fanno dedurre ciò, anche se, trattandosi di indagini preliminari, queste sono secretate e, inoltre, è difficile che si arrivi presto alla loro conclusione, anche perché l’omicidio è avvenuto in un luogo isolato e non si è a conoscenza dell’esistenza di testimoni». Nonostante la fiducia negli inquirenti, però, Marino ha il timore che «il caso possa venire archiviato e che, così facendo, mio figlio debba morire una seconda volta. Cosa che io non voglio assolutamente. Ed è per questo, per ottenere giustizia, che mi sto battendo, come mi batto anche perché una cosa simile non debba più accadere ad altri, e perché in quella parte del vibonese non si debba aver paura ad uscire per una passeggiata o a chiedere un passaggio in auto». Il prolungato colloquio è proseguito con la speranza, avanzata dal conduttore, che, vista la segretezza delle indagini, le stesse stiano seguendo una pista e che qualcuno possa essere negli obiettivi degli inquirenti, concludendosi con la conferma, da parte dell’avvocato, che l’iter per riconoscere Filippo come vittima di mafia è in avanzato itinere e che i pareri sono favorevoli e con l’appello finale di papà Martino a chi sa, in particolare colui che viene ritenuto il vero obiettivo dell’omicidio che, secondo il suo parere «non può non sapere, di parlare e dire come siano andati i fatti. Perché gli assassini di Filippo sono ancora liberi e c’è il rischio che possano colpire ancora. Io lotterò perché ciò non avvenga e perché gli assassini di Filippo paghino con l’ergastolo».

Valerio Colaci

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