Pasquale Galati e l’arte della Muay Thai

 

L'Ora della Calabria del 17 Febbraio 2014

Si scrive indifferentemente muay thai, thai boxe o boxe thailandese, e si traduce in uno sport relativamente giovane ma che trae radici da un’antichissima arte marziale praticata nell’antico Siam, attuale Thailandia.

Da qualche anno vi è stato rapito Pasquale Galati, ventiseienne calabrese (padre di Acquaro e madre di Dasà, dove ha vissuto fino all’adolescenza), che la pratica con passione da quando ne aveva 19. Una storia di emigrazione, come tante qui, quella della famiglia di Pasquale nato in Germania, trasferitosi a 5 anni a Dasà, da dove, a metà degli anni 2000, il nucleo è ripartito verso la Toscana, prima, (dove, dopo aver praticato judo, si è avvicinato alla muay thai), e l’Emilia Romagna, successivamente, con una breve parentesi in Australia, a Sidney, dove è rimasto per un anno, combattendo sei incontri e vincendone 5 (tra cui un titolo internazionale, il “Best Figther of The Night”, conquistato contro Nathan Washington nel novembre 2011).
Volendo descriverla sinteticamente, la thai boxe è un’arte marziale ed uno sport da ring allo stesso tempo, in cui si usano otto parti del corpo, (mani, piedi, gomiti e ginocchia) in combinazioni di pugni, calci, gomitate e ginocchiate, da cui il nome “arte degli 8 arti”, ed ha anche una parte corpo a corpo detta “clinch”. «Si tratta di uno sport - spiega Pasquale - in cui non si finisce mai di affilare la tecnica e condizionare il corpo a prendere colpi. Resistenza, velocità e fiato sono sempre da migliorare e, ad influenzare in maniera determinante il risultato vi è la variabile mentale: strategia, timing e determinazione sono essenziali per vincere un combattimento». Un incontro casuale, quello di Pasquale con la muay thai, avvenuto quando, nella sua palestra di allora, hanno avviato un corso al quale «non ho resistito a non prender parte e, poi, non ho mai smesso di allenarmi». Un allenamento duro, fatto di corsa, salto alla corda, esercizi vari per aumentare forza e resistenza, tecnica a vuoto (necessaria per auto correggersi davanti allo specchio). Per poi arrivare al match vero e proprio, l’ultimo dei quali, trasmesso in diretta da “Rai sport 2”, lo ha vinto ai punti a fine ottobre contro l’emiliano Lorenzo Gambardelli, sulla carta molto più esperto, avendo disputato più match, alcuni dei quali anche nella terra d’origine dello sport. «È stato l’incontro più emozionante e bello della mia carriera - confessa Pasquale - dominato per tutti e 31 round, indebolendo da subito l’avversario con una serie di pugni a segno in faccia che gli hanno fatto perdere la lucidità». Attualmente vive in Svizzera, dove, con il maestro thailandese Sarayu, si allena nella thaiboxe Bellinzona. E, proprio nel campionato svizzero, l’anno scorso, è arrivato in finale, ma ha sottovalutato l’evento, non allenandosi bene e perdendo l’ultimo incontro a Berna.
Tanti gli eventi in calendario per il 2014, tra cui lo stesso campionato svizzero ed altri a livello europeo, che intraprenderà con passione, sfida e soddisfazione. Augurandogli tanti successi, lo seguiremo e racconteremo ancora di lui.

Valerio Colaci

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