E dopo la sentenza parte la polemica

Acquaro, il Pd accusa il sindaco in un manifesto per il caso dell’antenna.

L'Ora della Calabria del 9 Marzo 2014

Sembrava essere passata nel dimenticatoio, la vicenda, ai limiti del grottesco, dell’antenna Umts ad Acquaro, sulla quale, dopo una ripetuta serie di “Avanti, marsch” e conseguenti “Dietro-front”, nelle settimane scorse si è espresso definitivamente il Tar, dando ragione alla ditta che l’ha realizzata e annullando gli atti emanati dal Comune per lo smantellamento della stessa, dopo che, sempre l’ente locale, aveva dato la concessione edilizia per la sua installazione.

I riflettori sul caso - dopo il nostro articolo che, lo scorso 23 febbraio, annunciava la sentenza del Tribunale amministrativo - vengono ora riaccesi dal locale Pd che, attraverso un pubblico manifesto, critica pesantemente il comportamento dell’amministrazione comunale e, più nello specifico, del sindaco Giuseppe Barilaro. «Il Tar Calabria - scrivono i democrat acquaresi - ha dato ragione alla “Ericsson spa” e torto al Comune cli Acquaro, che dovrà pure pagare le spese processuali, quindi - seguitano - l’antenna resterà, e con essa il rischio di ammalarci di cancro, più alto per i bambini delle scuole materna ed elementare, il cui edificio è vicino ad essa». Ad informare dei rischio, precisano, non siamo noi «ma l’Oms, che ha classificato le radiofrequenze come possibili cancerogeni, consigliando, in attesa di studi più approfonditi, di applicare il cosiddetto “principio di precauzione”», ossia, «installare gli impianti lontano dall’abitato». Ribadendo, poi, quanto esposto nel loro manifesto - “l’imbrogliata matassa” - del marzo dell’anno scorso, calcano la mano e parlano di «una vicenda ingarbugliata, con dietro interessi economici, che l’amministrazione ha gestito in modo tortuoso, con vari ripensamenti e senza nessuna logica, al solo fine di tenersi buoni favoriti e scontenti». Ripercorrono, indi, alcune tappe di tale illogicità. «La vicenda - prosegue infatti il manifesto - fin da subito suscita il clamore nell’opinione pubblica. Tant’è che nasce un comitato cittadino, con tanto di raccolta firme, a cui aderiscono subito diversi cittadini convergenti verso l’obiettivo principale della tutela della salute pubblica». Ora, sebbene «con la concessione dell’autorizzazione l’amministrazione avesse dimostrato di disconoscere i rischi per la salute pubblica», successivamente, la stessa, «nella persona dei sindaco, decide di aderire al suddetto comitato», condividendone intenti e preoccupazioni, salvo, però, non contribuire, in seguito, alla petizione popolare che, «conclusasi a fine luglio 2013, ha portato alla raccolta di qualche centinaio di firme, senza alcun sostegno dell’amministrazione». «Perché?», si chiedono gli scriventi di fronte a questo strano comportamento. Tornando, quindi, sulla vicenda, su cui «il Tar mette la parola fine, accogliendo il ricorso della “Ericsson” e annullando gli atti dei Comune per illegittimità», la definiscono «una farsa, che, però, non fa ridere ma riflettere», in quanto, «non si può prima autorizzare qualcosa e dopo, senza capire bene per quale motivo, dire che non si poteva fare». Le conclusioni, dunque, ad una dura accusa: «Cittadini, questa amministrazione o, meglio, il sindaco che la capeggia, per incomprensibili motivi, ha messo a rischio la nostra salute, sprecato il nostro denaro ed esposto il Comune a possibili richieste di danno da parte dei proprietari dei terreni vicini all’antenna». Ed un nuovo dubbio “amletico”, viene lasciato ai posteri: Perché? O, meglio, per chi?».

Valerio Colaci

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