«Autonomi dal 2010»

Barilaro precisa e attacca la Nesci.

L’Ora della Calabria del 10 Aprile 2014

È una presa di posizione, quella assunta ieri nella vicenda dell’inchiesta “Acqua sporca” dalla deputata M5S Dalila Nesci, che non sembra aver deglutito bene - per rimanere in tema - il sindaco di Acquaro Giuseppe Barilaro.

La Nesci, infatti, aveva tuonato conto gli amministratori locali, colpevoli di non aver fatto nulla per una seria alternativa al sistema “Alaco”. Com’è noto, tuttavia, grazie alle numerose fonti sul territorio ed agli interventi mirati sulle condutture, l’amministrazione Barilaro, nell’agosto del 2010, si è distaccato dalla Sorical, iniziando a camminare sulle proprie “acque”. Secondo il primo cittadino, nella vicenda indagato, «la conclusione delle indagini suscita ulteriori e giustificati allarmi nelle popolazioni del Vibonese interessate», ragion per cui occorre «garantire alla meritoria azione dei magistrati il sostegno necessario a fugare ogni dubbio e giungere - all’auspicata chiarezza». Lo stesso Barilaro ha fatto depositare istanza «al fine di essere sentito dagli inquirenti» e chiarire la posizione sua e dell’amministrazione. D’altronde, specifica, «sin dall’insediamento mi sono attivato per disdire il contratto con Sorical, ritenuto inadeguato alle esigenze della mia comunità, optando, contestualmente, per l’approvvigionamento diretto ed autosufficiente». Chiarito ciò, il primo cittadino stigmatizza «l’atteggiamento istituzionalmente irresponsabile» della Nesci - definita «nota cacciatrice di visibilità a tutti i costi», ma che «anche stavolta ha perso una buona occasione per star zitta». D’altro canto, «su qualsiasi vicenda regionale l’onorevole Nesci è pronta ad interrogare, interpellale, ammonire e stilare pagelle dei bravi e dei cattivi, spesso senza nemmeno sapere di cosa parla». Nel caso specifico, in particolare, «meglio avrebbe fatto ad organizzare un giro conoscitivo nei comuni coinvolti, ma evidentemente, in termini mediatici, paga di più una arrampicata sui tetti di Montecitorio o sul silos dell’Italcementi di Vibo Marina. Iniziative di grande visibilità che, probabilmente, le varranno una ricandidatura al Parlamento da nominata per pochi intimi e a mezzo web». A «modesto parere» del sindaco però, «meglio farebbe a candidarsi alle prossime amministrative nella sua Tropea. Certo, la paga sarebbe di gran lunga minore, ma l’onorevole otterrebbe due benefici: comprenderebbe cosa significa interfacciarsi con i cittadini; e, se eletta, potrebbe iniziare a fare pratica di pubblica amministrazione, confrontandosi sul campo».

Valerio Colaci

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