Filippo Ceravolo, lacrime e dolore

La comunità “festeggia” i 21 anni del giovane ucciso per errore in un agguato.

Il Quotidiano del 6 Maggio 2014

Bambini che giocano nella piazza principale rappresentano la spensieratezza e l’innocenza. Rincorrendo un pallone per calciarlo quei bambini passano sotto gli striscioni che evocano una tragedia consumatasi due anni fa, incomprensibile tuttora. Su uno striscione grande vi è impressa la foto di Filippo Ceravolo.

L’altro ieri sarebbe stato il suo 21esimo compleanno. Invece, nella vicina chiesa matrice è in corso una messa in suffragio, fortemente voluta dai suoi genitori.
Lacrime e dolore attraversano i muri dell’antico tempio e si spandono tra le vie del paese tappezzate di altre foto di Filippo. Seduti tra i primi banchi Martino Ceravolo e Anna Lochiatto, genitori di Filippo, circondati dall’affetto e dalla solidarietà di tanta gente, quanta ne può con le sue tre navate la chiesa dedicata a San Martino Vescovo. In cima all’altare troneggia la statua del Cristo risorto. Non si può essere certi, ma quel Cristo che rappresenta la Pasqua, il passaggio dalla morte alla risurrezione, gli avrà parlato, a papà Martino.
«Questa iniziativa l’abbiamo voluta il giorno del compleanno di mio figlio - ci confessa con gli occhi lucidi papà Martino - perché non debba succedere la stessa cosa a nessuno dei sorianesi né a nessun altro che vive in questa provincia».
Parole che hanno una forza dirompente e che contengono un messaggio chiaro e puro al tempo stesso. Prorompono dal dolore e dall’amore. «La mafia - dirà più tardi al telefono - non deve uccidere i bambini ed i giovani». Ed aggiunge: «Va combattuta. Con il contributo di ognuno di noi. Bisogna lottare insieme con le istituzioni». Il desiderio legittimo di un genitore al quale viene strappato un figlio esemplare sotto tutti i punti di vista non può, tuttavia, mutare. «Il mio desiderio è sempre quello che gli assassini di mio figlio vengano condannati dal Tribunale con il carcere a vita», dichiara papà Martino. Lo ribadisce in un giorno particolare, che dovrebbe scuotere qualche coscienza. «Con le parole di Papa Francesco anche io dico: pentitevi! Consegnatevi alla giustizia!». Il che conferma che in quest’uomo il cui cuore erutta continuamente dolore, e non odio, c’è una consapevolezza diversa che gli fa pensare una cosa nuova: «D’ora in poi chiedo una sorta di silenzio stampa, non farò dichiarazioni più per polemizzare. Non vogliamo io e la mia famiglia polemiche di nessuna sorta. Ma - non può fare a meno di osservare, mentre parliamo al telefono - avrei desiderato che altri evitasse una polemica e avesse ricordato che noi stiamo vivendo un dolore immenso. L’esempio l’hanno dato le scuole, i ragazzi del Liceo Scientifico di Vibo, i bambini delle scuole di Soriano e di Gerocarne, che hanno capito che iniziative come queste non possono diventare passerelle». Racchiusa nel suo grande manto d’ambascia e sofferenza, sta la madre Anna. L’amato figlio, che non c’è più, Filippo, vittima di un cieco e baro destino, avrebbe voluto tatuarsi il suo nome sulla pelle. Si sforza ancora oggi, a distanza di due anni, di ingannare la sua mente, Anna, ma questa le ripropone i tanti ricordi. Per esempio, quando Filippo correva a raggiungerla nel letto e la stringeva forte. Entrambi comunicavano la smisurata grandezza del loro amore. Che resta d’acciaio. Ed a farne parte c’era Maria Teresa, la sorella, che lo dimostra portando in chiesa una “torta” ma di fiori, che paga di tasca propria. Dopo la “festa” Martino si dice contento. E ringrazia. Non solo le centinaia di persone intervenute di Soriano. Anche «quelli che sono venuti dai paesi vicini, da Acquaro paese natio di mia moglie Anna; un sincero ringraziamento sento di dover fare al parroco don Pino Sergio, al prefetto, al questore, alle forze dell’ordine, alle associazioni “Ammazzateci tutti”, “Soriano è”, ai tanti politici ed ai sindaci. E, in particolare, agli amici di Filippo, i quali continuano a venire a casa e si prendono cura di me e della mia famiglia e spesso si recano al cimitero per portare fiori e pregare sulla sua tomba». Proprio gli amici a conclusione della messa hanno liberato in aria palloncini a forma di lettere che formavano la parola “Auguri”.

Nando Scarmozzino

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