La patata bollente delle guardie mediche

Postazioni da dimezzare e servizi da organizzare.

Gazzetta del Sud del 25 Giugno 2014

Emergenza-urgenza l’argomento posto all’ordine del giorno della conferenza dei sindaci che hanno risposto all’appello soltanto metà. Dei cinquanta primi cittadini del territorio, infatti, soltanto 23 (sindaci o loro delegati) hanno partecipato all’assemblea svoltasi in Prefettura.

Ma dall’emergenza-urgenza, salvo poi il recupero in zona Cesarini di Bruno Rosi, la discussione è scivolata sul terreno minato delle guardie mediche che, comunque, sempre di emergenza si tratta considerato che alcuni centri dell’entroterra montano distano 30 km dall’ospedale più vicino. Una distanza relativa che però, considerata l’orografia del territorio e la rete viaria molto più fragile di quella sanitaria, diventa spesso un ostacolo insormontabile.
Alla luce della nuova normativa la patata bollente delle guardie mediche lo è diventata ancora di più visto che da 39 dovrebbero passare a 13. Insomma la legge prevede una guardia medica ogni 7mila e 500 abitanti. E i sindaci - soprattutto Villì (Vazzano), Rizzo (Maierato), Condello (San Nicola da Crissa), Caputo (Capistrano), Barilaro (Acquaro), Altieri (Cessaniti), Pagnotta (presidente del Consiglio di Pizzo), Carmelo Bova (Polia) e il vice sindaco di Fabrizia anche se sulle loro posizioni si sono ritrovati gli altri - hanno individuato da dove cominciare a tagliare proponendo, appunto, che si comincino a cassare le guardie mediche dei centri sede di ospedale. Poi tutti possibilisti sull’accorpamento, sulla realizzazione di centri sul territorio dove dovrebbe essere garantita una sanità degna di questo nome, ma a sottoporre all’attenzione della conferenza un piano di riorganizzazione dovrà essere l’Asp.

M.C.

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