Si aggiudica un appalto e il racket delle estorsioni si rifà subito vivo

Benzina e cartucce per Raffaele Montagnese. E non è la prima volta.

Il Quotidiano del 13 Luglio 2014

Nuovo atto intimidatorio di chiara matrice estorsiva ai danni dell’imprenditore edile Raffaele Montagnese, più volte in passato preso di mira dai malviventi.

Una bottiglietta da mezzo litro piena di liquido infiammabile (presumibilmente benzina) e attaccata con del nastro adesivo all’esterno della stessa una cartuccia da fucile inesplosa. È questo l’inquietante messaggio ritrovato dall’imprenditore davanti l’uscio della propria abitazione ad Acquaro.
Un chiaro e tipico avvertimento mafioso su cui stanno indagando i Carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno diretti dal capitano Stefano Esposito Vangone che allertati dallo stesso imprenditore nelle prime ore dell’alba di giovedì scorso sono giunti sul posto. Il fatto è stato segnalato alla Procura di Vibo, ma del caso potrebbe presto interessarsi la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.
Gli uomini dell’Arma, dopo aver effettuato tutti i rilievi necessari, hanno posto sotto sequestro il liquido e la cartuccia che nei prossimi giorni saranno oggetto di analisi più approfondite. L’avvertimento giunge proprio nei giorni in cui la ditta Montagnese aveva iniziato i lavori (appaltati per circa 40mila euro) di realizzazione di un muro per la messa in sicurezza della frazione Limpidi.
Non è la prima volta che l’imprenditore, che offre lavoro a diversi operai del luogo, viene preso di mira con avvertimenti del genere. Il primo pesantissimo gesto risale al 1986 quando la sua autovettura fu raggiunta da una scarica di fucile caricato a panettoni. Nel 2007, venendo ai giorni nostri, i malviventi lasciarono un messaggio intimidatorio di giovedì scorso davanti l’uscio della propria abitazione e qualche mese dopo furono dati alle fiamme, su un cantiere, alcuni attrezzi e mezzi da lavoro. L’anno seguente, nel 2008 venne appiccato il fuoco al portone dell’abitazione situata in Via Padre Idà e lasciato sugli scalini adiacenti lo stesso messaggio della bottiglia con liquido infiammabile e cartucce da fucile. Tristi episodi denunciati puntualmente dall’imprenditore presso gli organi competenti ma che comunque finora non hanno portato mai all’identificazione degli artefici.

Giuseppe Parrucci

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