Papà Martino implora in catene: «Mio figlio vittima della mafia»

Lo Stato continua a tergiversare sulla richiesta del riconoscimento.

Gazzetta del Sud del 23 Luglio 2014

Vibrante protesta dei genitori di Filippo Ceravolo, ricevuti ieri dal prefetto, al quale hanno chiesto il riconoscimento dello status di “vittime della mafia” per la morte violenta a opera di ignoti malviventi del proprio figlio.

Una mattinata intensa quella vissuta da Martino Ceravolo e dalla sua consorte accompagnati dai parenti nel “viaggio della speranza”. Prima dell’alba, sul loro furgone da lavoro, entrambi hanno raggiunto Vibo Valentia, dove il papà del giovane, provato dal dolore ed esasperato da uno Stato che continua a non dare risposte, ha deciso di incatenarsi nonostante le sue condizioni non ottimali di salute.
Da quasi due anni, infatti, attende invano che i responsabili della morte di Filippo - ucciso per errore in circostanze accidentali - vengano assicurati alla giustizia. Ma la fine prematura dello studente di Soriano, reo solo di essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato (viaggiava su un’autovettura con un altro giovane, probabile obiettivo dei killer, di rientro da Vazzano) è ancora senza un colpevole. Anzi, le indagini, avviate dalla Dda di Catanzaro, hanno subito «un improvviso rallentamento» dopo il trasferimento del sostituto procuratore titolare dell’inchiesta.
Il tutto, nonostante i clan nell’area delle Preserre «si siano risvegliati» ha fatto notare Ceravolo e le cosche siano tornate a seminare il panico sulle strade, sulle quali ancora scorre il sangue delle vittime dell’ultima faida. Motivi di ulteriore «preoccupazione», per il venditore ambulante di Soriano, apparso provato ma non demotivato, accanto al proprio mezzo, tappezzato di manifesti in ricordo del figlio dinanzi all’Ufficio territoriale del Governo. Poi, intorno alle 10, l’incontro con il prefetto, al quale l’uomo non ha esitato a esprimere tutte le proprie riserve sulla tempistica delle indagini. Ma soprattutto ha chiesto che a Filippo venga riconosciuto, alla stregua di altri morti innocenti, come il piccolo Dodò, lo status di “vittima di mafia”. Richiesta che il prefetto si è impegnato a inoltrare prontamente al ministero dell’Interno.
Per i genitori del giovane ammazzato il 25 ottobre 2012, la vita rimarrà comunque un inferno. Non solo di ricordi che crudelmente si fanno spazio nella memoria. Ma soprattutto nel timore che le altre due figlie non siano da quel giorno al sicuro. «Come pensate che viviamo soli, nella paura, ammalati e senza il nostro principino?» - ha chiesto ieri ai giornalisti un Martino Ceravolo, tutt’altro che rassegnato. «Attenderò ancora un po’ - ha avvertito - ma se le indagini non prenderanno la giusta piega sarò io a fare un esposto pesantissimo in Procura».

Tonino Fortuna

Servizio RK

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