«Filippo Ceravolo, vittima della mafia»

Il papà del giovane ammazzato per sbaglio nel 2012 lo ha detto in diretta televisiva.

Il Garantista dell'8 Ottobre 2014

La notizia tanto attesa e tanto agognata dalla famiglia Ceravolo è arrivata. Filippo è vittima di mafia.

Ad annunciarlo in diretta tv il padre, Martino, che si è raccontato alle telecamere de Il Rinoceronte. Un programma della giovane e coraggiosa televisione Sud. «Doveva essere una sorpresa per il giorno della fiaccolata che abbiamo organizzato a Soriano Calabro per ricordare Filippo e quella maledetta data. Il 25 ottobre. - dice il padre, apparentemente provato - . Ma sono lieto di condividerla con voi». Filippo era un ragazzo onesto, una persona perbene. Si alzava di buonora per andare a lavorare al mercato con il padre. Vendeva dolci e nel tempo libero giocava a calcetto nei campi di terra, come dice un suo vecchio compagno che difficilmente lo dimentica. «Era bravo Filippo, era un ragazzo speciale. Non sarebbe mai dovuta capitare una cosa del genere». In paese tutti lo ricordano per il suo sorriso e per la sua voglia di vivere. Una voglia interrotta dallo sparo assordante di un fucile caricato a palettoni armato da una mano terrificante che si chiama ndrangheta. In quel tornante, la sera del 25 ottobre 2012 qualcuno era appostato e attendeva. Aspettava solerte che una fiat punto con a bordo Domenico Tassone passasse da lì. Erano destinati a lui quei pallettoni. Invece hanno colpito Filippo. Senza alcuna pietà. E così, dopo qualche ora di agonia, un innocente ha perso la vita per un passaggio in macchina. Oggi, dopo tante battaglie portate avanti dal padre, a riconoscerlo è anche lo Stato. Con un decreto firmato da un alto funzionario del Ministero dell'Interno, viene sancito che Filippo Ceravolo è vittima di mafia "attinto accidentalmente". Lo status di vittima, però, al padre serve a poco. «Voglio gli assassini di mio figlio - ripete come un mantra - . Li voglio vedere negli occhi e lo Stato in questo mi deve aiutare. Li devono arrestare e farli marcire in galera. Mi hanno distrutto la vita. Hanno rovinato per sempre la mia famiglia». Poi, sempre in diretta tv, si rivolge agli assassini di suo figlio guardando dritto in camera: «Non so con quale coraggio riusciate a mangiare a tavola con i vostri figli. Vi troveranno e vi condanneranno amaramente per quello che avete fatto. Io non vi perdonerò mai». Intanto il 25 ottobre a Soriano è il giorno del ricordo. Per le 15.30 è stata fissata un messa e poi una fiaccolata per le vie della cittadina per non dimenticare mai quello che è accaduto a Filippo. E ricordare sempre che potrebbe accadere ad ognuno di noi. La chiamano fatalità, ma è morte.

Michele Dessi

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