Filippo riconosciuto vittima di mafia

Dopo due anni di attesa e di battaglie.

Gazzetta del Sud dell'8 Ottobre 2014

Il Ministero dell’Interno, dipartimento delle Libertà Civili, con proprio decreto emanato il 2 settembre scorso ha dichiarato Filippo Ceravolo, il giovane diciannovenne ucciso per errore nel 2012, vittima di mafia.

Lo ha reso noto papà Martino durante la trasmissione televisiva “Il rinoceronte” trasmessa dal canale "Sud 656".
«Ringrazio - ha dichiarato Martino Ceravolo - tutti coloro che mi sono stati vicino. In particolare, ringrazio il prefetto di Vibo Valentia, Giovanni Bruno, e le forze dell’ordine che stanno lottando insieme a me quotidianamente. La mia battaglia però, non finisce qua, ma continuerà fino a quando non potrò guardare negli occhi gli assassini di mio figlio».
Le motivazioni espresse nel decreto per il riconoscimento di Filippo come vittima di mafia hanno riguardato in modo particolare le modalità con cui il ragazzo è stato ucciso. Inoltre, è stato acclarato il fatto che l’omicidio è avvenuto per errore e che il giovane niente aveva a che fare con la criminalità organizzata.
Martino Ceravolo ha sempre lottato e nel mese di luglio scorso aveva inscenato una protesta pacifica davanti la Prefettura di Vibo Valentia. A conclusione di quella iniziativa, lo stesso prefetto si era impegnato a velocizzare sia le indagini per assicurare i colpevoli alla giustizia sia il riconoscimento per Filippo dello status di vittima di mafia.
Come si ricorderà il giovane Filippo è stato ucciso la sera del 25 ottobre di due anni fa, mentre, a bordo di un’autovettura, si accingeva a fare ritorno a Soriano Calabro, dopo aver fatto visita alla fidanzata nella cittadina di Pizzoni. Nei pressi del Calvario, il giovane è stato attinto da alcuni colpi di fucile, non certamente indirizzati a lui, sparati da ignoti dai bordi della carreggiata. Vani sono stati i tentativi di salvare la vita al ragazzo il quale è deceduto poco dopo presso l’ospedale di Vibo Valentia.
Filippo era un ragazzo come tanti. Aiutava il padre nel suo mestiere di venditore ambulante e amava il calcio come tanti suoi coetanei che insieme a lui condividevano la passione per la squadra del cuore: la Juventus.

Francesca Onda

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