Nel ricordo di Filippo Ceravolo

A due anni dall'omicidio una marcia per onorare la "vittima di mafia".

Il Quotidiano del 26 Ottobre 2014

Un risveglio delle coscienze. Si può.

Se un ragazzo dell'Istituto omnicomprensivo di Soriano, Antonino Varì, dall'altare della chiesa di San Martino Apostolo, dove è appena finita di essere celebrata la messa in suffragio del giovane sfortunato Filippo Ceravolo, ammazzato per errore due anni fa, dice: "Dobbiamo estirpare il male dai nostri pensieri. Dovremo perseguire il giusto, in nome di Filippo, che deve essere per noi tutti un esempio".
Per questo ragazzo e per tanti altri della sua età, ma anche più grandi, Filippo vive ancora. Vive nell'eredità di bontà e purezza che ha lasciato e che viene raccolta, a quanto pare. Quando questi fatti accadono, tuttavia non è per caso. Sicuramente servono, eccome, le fiaccolate e le marce contro tutte le mafie, contro ogni sorta di prevaricazione. Il Movimento antimafia "Ammazzateci tutti" con la collaborazione dell'Associazione "ConDivisa" e della Consulta Sicurezza dei Sindacati Autonomi delle Forze dell'Ordine e del Soccorso Pubblico l'ha voluto organizzare ieri in occasione del secondo anniversario dell'uccisione di questa vittima innocente, giovane, di Soriano. In memoria del giovane Filippo Ceravolo sono sfilati in tantissimi. Sono arrivati i sindaci dei Comuni vicini, Pizzoni, Gerocarne, Sorianello, Dasà. Non hanno voluto mancare l'on. Doris Lo Moro, l'on. Rosanna Scoppeliti, componente della Commissione parlamentare Antimafia, Alessandro Pecora di "Ammazzateci tutti", Lia Staropoli, presidente dell'Associazione "ConDivisa" che ha consegnato una piccola ma significativa targa al papà di Filippo Ceravolo, Martino, per sottolineare l'impegno costante contro la criminalità organizzata. Ed ancora: Giuseppe Gaccione, presidente di Consulta Sicurezza che raccoglie le sigle sindacali dei poliziotti del Sap, Sappe, Sapaf e Conapo, Rosaria Altilia ("ConDivisa"), Giovanni Pecora per l'Associazione "Antonino Scopelliti". Commovente è stato l'intervento della zia di Pasquale Andreacchi, di Serra San Bruno, anche lui vittima innocente della criminalità organizzata. Massiccia la presenza, poi, delle forze dell'ordine: lo Stato c'è e vigila costantemente. Rivolendosi a loro, papà Martino ha ancora una volta chiesto che si dia un volto agli assassini di suo figlio, appena diciannovenne quando in località Calvario del Comune di Pizzoni veniva colpito dai pallettoni esplosi da un fucile imbracciato da mano ancora ignota. Filippo era salito su una macchina. Non era lui il bersaglio, ma chi gli sedeva accanto. Sarebbe morto all'ospedale poco dopo l'agguato.
Martino Ceravolo è rimasto toccato nel profondo del suo cuore dalle frasi lette dai ragazzi dell'Istituto omnicomprensivo sull'altare. Li ha ringraziati. Ha ringraziato "tutta Soriano". Agli assassini di suo figlio ha detto: «Convertitevi. Se anche voi avete dei bambini, che la sera vi aspettano per cenare insieme, mentre io mio figlio non ce l'ho più». Filippo è stato riconosciuto giorni addietro vittima innocente di mafia. L'on. Doris Lo Moro, partecipando la propria solidarietà alla famiglia, ha dichiarato tra l'altro: «Filippo è anche un momento di verità. Filippo è stato riconosciuto vittima di mafia. Per una volta non siamo stati inerti». A distanza di due anni dalla tragica morte ancora «è un momento particolarmente difficile quello che stiamo vivendo noi come comunità di Soriano» ha osservato nell'omelia don Pino Sergio, parroco del luogo. L'uomo di chiesa ha voluto fortemente richiamare l'attenzione del folto pubblico presente, ma non solo, su una grande verità: "Amare Dio, amare il prossimo". E' questa "la legge" che Gesù, con il suo esempio, ci ha indicato. «Questa sera, ricordando nostro fratello, Filippo - ha aggiunto il sacerdote - che in una circostanza inusuale ha perso la sua vita, non dobbiamo pensare che sia stato il suo sacrificio per sbaglio. La sua morte - ha rimarcato don Pino è un monito. Tutti noi bisogna che andiamo oltre la cultura della morte, non possiamo continuare a camminare lungo la strada segnata da un falso umanesimo.
Ci porta alla rovina. Io credo - ha proseguito - che dobbiamo attingere di più dal Vangelo. Noi non siamo padroni degli eventi, neppure di quelli dolorosi. Il cristiano sa di doversi misurare con l'esempio di Cristo».

Nando Scarmozzino

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