Studenti in aula con i giubbotti

Sospeso lo sciopero ma i riscaldamenti dell’Alberghiero rimangono spenti.

Il Quotidiano del 23 Gennaio 2015

Dopo ben quindici giorni di sciopero gli studenti del locale Istituto alberghiero "Luigi Einaudi", mercoledì scorso, sono tornati sui banchi di scuola.
Uno sciopero che, come si ricorderà, è scattato all'indomani del rientro delle vacanze natalizie quando gli studenti hanno ritrovato le aule gelide a causa del mancato funzionamento dei riscaldamenti per la mancata fornitura, da parte dell'amministrazione provinciale di Vibo Valentia, del gasolio. Di conseguenza, hanno preferito disertare le lezioni e rimanere a casa piuttosto che "patire" il freddo gelido di queste giornate di pieno inverno.
Purtroppo però, a distanza di quindici giorni, il disservizio non è stato ancora risolto, così come in diversi istituti della provincia, e pertanto il dirigente scolastico ha cercato di tamponare, in attesa della fornitura, con l'acquisto di alcune stufe elettriche che di certo non possono bastare a riscaldare un edificio abbastanza consistente.
Da parte loro gli studenti, visto che il problema non è stato risolto, onde evitare di accumulare assenze che potrebbero anche non essere giustificate, hanno deciso di rientrare a scuola consapevoli di stare in classe con il giubbotto perché i termosifoni continuano ad essere spenti.
«Nonostante la nostra giusta protesta durata per quindici giorni - affermano alquanto indignati gli studenti dell'Alberghiero nessuno ha provveduto a far funzionare l'impianto di riscaldamento. Ci è stato detto che se ne deve occupare la provincia, - aggiungono - ma nel frattempo noi stiamo facendo lezione al gelo". D'altronde l'edificio scolastico è situato nelle vicinanze del fiume Amello e quindi si può ben comprendere come l'aria e l'umidità si sentano maggiormente. Pertanto, anche se la provincia di Vibo non riesce a sostenere le spese per la fornitura del carburante dei vari edifici scolastici non è assolutamente possibile che a pagare siano gli stessi studenti che versano regolarmente le tasse di iscrizione.
Stando così le cose è ovvio che oltre al danno c'è anche la beffa. Comunque, la protesta continua.

Giuseppe Parrucci

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