Alloggi popolari abbandonati in stato di degrado

Un altro esempio di sperpero di denaro pubblico.

Gazzetta del Sud del 24 Febbraio 2015

Non basterebbe un'enciclopedia universale a contenere la cifra di danaro pubblico sperperato a destra e a manca in questi anni. Dappertutto, e in ogni settore. Anche delicato, come può essere quello dell'edilizia popolare. Così capita che a Limpidi, piccola e ormai semideserta frazione di Acquaro, vi siano due edifici di proprietà dell'Aterp in stato di completo abbandono e degrado, invasi dalle erbacce che ne impediscono l'accesso e raggiungono i balconi del secondo piano.
Uno spettacolo raccapricciante, indecoroso e inaccettabile quello che si presenta agli occhi dell'osservatore moderno, conscio com'è dei tagli che si stanno effettuando oggi perfino sull'essenziale, determinati anche da quella scellerata politica di edificazioni di cattedrali nel deserto che ha ben contraddistinto il nostro paese negli anni che furono.
Una situazione inaccettabile, soprattutto alla luce del fatto che oggi un'intera generazione paga le tragiche conseguenze di inutili scialacquamenti. Centinaia di famiglie in difficoltà, come se non bastasse, invocano un alloggio nel quale poter vivere ritrovando quella dignità cui tutti hanno bisogno.
Si tratta, in totale, di dodici appartamenti finiti (quello che ne resta, ovviamente), costruiti durante l'Eldorado degli anni Ottanta con un finanziamento di 500 milioni di lire, più altri settanta per l'esproprio, (circa tre milioni di euro attuali con la rivalutazione e gli interessi legali) letteralmente buttati al vento. Dall'esterno si nota l'assenza di quasi tutti gli infissi, segno di una depredazione che certamente non deve aver risparmiato alcuna suppellettile interna (data la giungla che ricopre gli accessi non è possibile entrarvi per verificare).
A quanto sembra lo stato di mai utilizzo, e di conseguente abbandono, sarebbe dovuto all'infausta collocazione scelta per costruire gli immobili, posti in aperta e isolata campagna, raggiungibili attraverso una strada ormai ridotta a quasi mulattiera, a un chilometro circa dall'abitato, piuttosto che molto più a monte, dove era previsto inizialmente e dove certamente le case avrebbero avuto un destino diverso.
La conseguenza è oggi sotto gli occhi di tutti. Nemmeno la loro regolare assegnazione da parte del Comune, avvenuta negli anni Novanta, quando già il degrado si era impossessato della realtà, ne ha consentito l'occupazione abitativa.
L'Aterp, difatti, constatato lo stato dell'arte delle costruzioni, non ha consegnato gli appartamenti ai dodici assegnatari di diritto.
E ora ciò che ne resta, e che potrebbe ancora essere recuperato, è lì a far cattive mostra di sè e a ricordare che il nero presente che viviamo è anche il frutto di un passato prossimo che non basterà nascondere sotto il tappeto perché le cose migliorino.

Valerio Colaci

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