Scatta l'allarme guardia medica

Ad Acquaro si teme la perdita del presidio.

Gazzetta del Sud del 25 Aprile 2015

Scongiurato più volte in passato, torna ad Acquaro l'incubo della chiusura della guardia medica. Il piano del commissario Massimo Scura, tra le altre cose, prevede la decurtazione di 54 postazioni di continuità assistenziale su tutto il territorio regionale, sedici delle quali (da 39 a 23) in provincia di Vibo.
Sebbene né sul decreto di aprile, né sul piano di rientro che va ad attuare, si specifichino le sedi soppresse, ad Acquaro è scattato l'allarme.
Non fosse altro per il fatto che il problema si era presentato prepotentemente nell'agosto 2011 (e, successivamente, nel 2014), in entrambi i casi, poi, rimandato. Nel primo, in particolare, ci fu un vero e proprio sollevamento in paese, dove, per l'occasione, venne convocato un consiglio comunale straordinario. In quella occasione si disse che su sedici sedi, sei le avrebbe dovute immolare il territorio delle Serre: Acquaro, Gerocarne, Pizzoni, Capistrano, Serra e Mongiana, mentre rimanevano Simbario, Soriano, Fabrizia, Nardodipace, Arena, Dinami e San Nicola da Crissa.
Nel caso di Acquaro, e della vicina Dasà (circa 4 mila abitanti insieme), questi dovrebbero quindi servirsi di Arena (1433 residenti) o Dinami (2258 abitanti), distanti rispettivamente tre e undici chilometri, su strade su cui si rischia la vita a ogni passo.
Detto ciò (e premettendo che a ogni servizio che viene meno una parte di territorio si spegne), se proprio si deve tagliare ci sarebbe un'altra soluzione, da attuare, magari, tra i centri più vicini: ripartire i conseguenti disagi tra le popolazioni prevedendo l'apertura delle sedi a giorni alterni (un giorno in un centro, quello dopo nell'altro). Certo non si potrebbe comandare ai pazienti i giorni in cui stare male, ma sicuramente sarebbe una decisione più intelligente che salverebbe capre e cavoli.

Valerio Colaci

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