«Ritroviamo la città della dolcezza»

Parla lo zio di Filippo Ceravolo e lancia un appello a tutti i sorianesi.

Gazzetta del Sud del 17 Maggio 2015

«Dimostratevi davvero uomini d'onore, persone che hanno il coraggio di ammettere le proprie responsabilità! Costituitevi, se avete coraggio, e riconoscete le vostre colpe! Se vi costituite, alleggerirete, prima di tutto, la vostra coscienza di un peso enorme!»: Fedele Ceravolo, zio di Filippo, il ragazzo ucciso senza un perché sulle strade delle Serre, lancia da Torino un appello. Un ulteriore appello affinché gli autori di un delitto assurdo possano consegnarsi alla Giustizia e iniziare a meritarsi la Misericordia di Dio.
Fedele Ceravolo, come il resto della famiglia, ha apprezzato la scelta dell'amministrazione di dedicare una piazzetta a Filippo («Un'iniziativa significativa e ammirevole»).
Dopo più di tre anni fatica, però, a capire come non si sia ancora riusciti a trovare le prove necessarie a incastrare i killer di un omicidio che, non senza motivi, accomuna a quello di Nicholas Green.
Agli assassini rivolge un appello, disperato e concreto: «Ora vi restano solo due strade da percorrere: o continuare a nascondersi, portandosi dietro un tarlo roditore che vi consumerà lentamente, o ascoltare quanto Filippo silenziosamente ripete loro da tempo, soprattutto quando essi sono soli con se stessi: "Non c'è bisogno di aspettare che qualche bruto come voi uccida un vostro caro, vostra moglie, un vostro figlio, vostro padre, vostra madre, un vostro parente per capire quale terribile misfatto avete commesso!". Se continuate a vivere nella brutalità, non potete dormire mai tranquilli, consapevoli che, prima o poi, vi attende il carcere. Pensate, allora... provate a pensare alla morte pure voi che vi credete immortali!».
Assicurare alla Giustizia e alle loro pene gli autori dell'omicidio è una condizione necessaria ma, secondo lo zio di Filippo, non ancora sufficiente. Occorre, infatti, un «cambiamento di mentalità e di atteggiamento» da parte di tutti. «Se l'aria di Soriano - scrive - non è più quella di un tempo, non è solo colpa della gente di malaffare: è anche colpa nostra, è colpa di tutti. E colpa della scuola, è colpa della Chiesa, è colpa della famiglia, è colpa delle istituzioni, è colpa di ciascuno di noi!».
E così la scuola «deve essere meno parolaia e meno astratta», la Chiesa deve riscoprire «la forza rivoluzionaria del Vangelo che scuote le coscienze, la famiglia la cui «vigile attenzione sui ragazzi è fondamentale» se uno dei componenti sta «intraprendendo una brutta strada», le istituzioni devono essere più vicine alla gente. E qui Fedele Ceravolo offre qualche spunto di riflessione sicuramente meritevole di essere approfondito, ponendo domande che non possono restare senza risposte. «Dopo la tragedia di Filippo, mi sono chiesto e ho chiesto, tra l'altro, come mai la giustizia sia così lenta e come mai - si domanda - si lascino circolare tante armi. Mi sono permesso anche di "suggerire" che, prima di "esportare" i nobili valori di Libertà e di Democrazia in paesi lontani come l'Afganistan e l'Iraq, bisognerebbe affermarli e renderli sicuri in regioni come la nostra».
Il vero motore del cambiamento è però dentro ognuno di noi, dentro ogni sorianese, vicino o lontano. «Il bene di Soriano, come di ogni paese, è strettamente legato al bene di ciascuno di noi! Bisogna recuperare le antiche buone usanze del nostro Paese, radicate su valori come il rispetto verso le persone e verso le cose, anche quando non siamo visti da nessuno, e fondate sulla solida onestà, sulla pacifica laboriosità e sulla costante solidarietà. Solo se ciascuno di noi si impegnerà nel suo piccolo a fare il proprio dovere, faremo la necessaria rivoluzione e - conclude infine Fedele Ceravolo - la nostra Terra "amara e bella" ritroverà finalmente anche la sua dolcezza».

Alessandro Bongiorno

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