Il circolo Pd bacchetta Mirabello

Galati: «Il segretario provinciale ha festeggiato la vittoria di un nostro avversario».

Il Quotidiano del 3 Luglio 2015

Continua in modo quasi esasperato la censura nei confronti del governatore Mario Oliverio e soprattutto del consigliere regionale nonché segretario provinciale del Partito Democratico Michele Mirabello, venuti in paese in occasione dei festeggiamenti della vittoria del sindaco Giuseppe Barilaro. Dopo le accuse da parte del segretario del locale circolo del Pd Domenico Stramandinoli, candidato e uscito sconfitto alla recente tornata elettorale, questa volta a puntare il dito contro Mirabello, attraverso una lettera personale e inviata per conoscenza anche al presidente della Giunta Regionale e ai segretari (regionale e nazionale) del Pd, è Giuseppe Galati, membro del direttivo dello stesso circolo.
«Caro segretario - scrive Galati evidenziando che il caro rappresenta solo una formula di rito - non mi sei per nulla caro; anzi mi sei sgradito perché sei ipocrita e sleale, come hai dimostrato nella vicenda della venuta del presidente Oliverio ad Acquaro».
La colpa del segretario provinciale sarebbe quella di non aver «sentito il dovere di avvertire il locale circolo dell'evento» e inoltre, da un colloquio telefonico in cui Galati avrebbe chiesto informazioni in merito, lo stesso Mirabello avrebbe tergiversato affermando «di non saperne niente e che nel caso si sarebbe trattato di visita istituzionale. Sei stato bugiardo perché invece eri promotore dell'evento - incalza ancora - e non si è trattato di visita istituzionale, perché Oliverio è stato "portato" a festeggiare, preparato da te e da quel galantuomo di Nicola Adamo, la vittoria del sindaco Barilaro, avversario della lista promossa dal Pd e capeggiata dal segretario del circolo». Un fatto definito paradossale e incredibile frutto di un comportamento «indegno, spregevole, di cui porti la responsabilità, aggravata dal ruolo che svolgi, fra l'altro in modo pessimo.
Una vergogna di cui forse non sei stato in grado di valutare la portata offensiva per gli iscritti e i militanti del Pd di Acquaro - si legge ancora tra le righe - scavalcati e vilipesi, per osannare proditoriamente un intrallazzatore, - riferendosi a Barilaro - che svolazza da un partito all'altro per convenienza personale dal momento non può neanche avere la tessera del Pd perché non ha i requisiti previsti dal regolamento statutario».
Galati rivendica poi l'appoggio del circolo a Mirabello nelle scorse elezioni regionali: «Sei ingrato e immeritevole perché il circolo ha sostenuto la tua candidatura prima a segretario provinciale e poi alla regione e se avesse deciso di preferire De Nisi oggi non saresti consigliere regionale perché il supporto di Barilaro non ti sarebbe bastato». Accuse pesanti quelle di Galati, il quale sostiene ancora che «se il Pd, al quale ho aderito dopo una travagliata incertezza, sta degenerando, è perché ha "dirigenti" come te. - Pertanto nella speranza che - la base sana trovi la forza e la volontà di fare pulizia, da oggi ti disconosco come segretario perché non sei degno di rappresentarmi». La parte conclusiva della lettera è rivolta invece al presidente Oliverio che Galati reputa «ancora persona seria e di sani principi morali e politici e che, a differenza di altri, non hai degenerato - suggerendogli - di stare attento a chi ti spinge a presenze che non dovresti fare». Quanto alla sua venuta ad Acquaro, «voglio credere che sei venuto in buona fede, perché né il galantuomo Adamo, né l'ipocrita Mirabello ti avranno detto che ti portavano a tessere paradossalmente le lodi del vincitore avversario del tuo partito, ad incensare un affabulatore senza principi politici e quindi morali, con lo scopo di accaparrarsi i voti, molti di dubbia provenienza, di cui purtroppo è oggi portatore ma che domani potrebbe non avere». Nel concludere la sua animata missiva afferma: «Spero di poterti ancora stimare. Onora la tua storia e lotta ancora per costruire un partito caratterizzato dai valori e le idee di sinistra per le quali hai creduto e lottato, e non quelle di Mirabello e Barilaro, basate sull'immoralità politica e quindi sulla corruzione».

Giuseppe Parrucci

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