Richiesta di Cosmina Silipo, «No alle sedute a quell'ora»

Il consigliere di minoranza illustra le difficoltà.

Gazzetta del Sud del 17 Settembre 2015

Con una lettera protocollata nei giorni scorsi, la consigliera di minoranza, Cosmina Silipo ha, di fatto, posto all'attenzione del sindaco Barilaro e dei colleghi consiglieri l'opportunità di spostare l'orario di convocazione dei consigli comunali.
La richiesta deriva dalla necessità espressa a che «d'orario di convocazione del civico consesso venga fissato in un arco temporale che non coincida con l'orario lavorativo ordinario e che quindi permetta l'agevole partecipazione dei cittadini oltre che degli stessi consiglieri. L'orario in cui sono state celebrate alcune delle precedenti riunioni (dopo delle 12.30, n.d.r.) - scrive, infatti, la Silipo - ha limitato se non addirittura reso impossibile la partecipazione alle stesse da parte della collettività e potrebbe essere d'ostacolo alla presenza, in futuro, degli stessi consiglieri impegnati in attività lavorativa diurna».
A sostegno della sua richiesta il consigliere Cosmina Silipo riporta quella che ritiene essere la normativa vigente in materia (articolo 38 comma 7 del decreto legislativo 267 del 2000, e successive modifiche e conversioni) secondo cui: «le sedute del consiglio e delle commissioni sono pubbliche salvi i casi previsti dal regolamento e, nei comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti, si tengono preferibilmente in un arco temporale non coincidente con l'orario di lavoro dei partecipanti».
A parere della Silipo «la ratio della norma è ovviamente quella di evitare inutili assenze dal posto di lavoro per i consiglieri», sottolineando, altresì, che «un siffatto orario incentiverebbe la presenza dei cittadini che legittimamente possono partecipare al consiglio, pubblico anche ai sensi dell'articolo 22 comma 11 dello Statuto Comunale».
Articolo di cui auspica la modifica per inserire, appunto, l'orario di adunanza, nella convinzione che: «convocare le future riunioni a un'ora che permetta la presenza dei partecipanti, siano essi consiglieri che intervenendo assolvono alloro mandato o cittadini che vogliano assistervi nell'esercizio di un di ritto giuridicamente riconosciuto, risponde - conclude nella sua lettera - a ovvie ragioni di opportunità giuridiche e politiche, di trasparenza e pubblicità dell'azione amministrativa».

Valerio Colaci

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