Il centro dialisi dello Jazzolino «è inadeguato»

Pietro Sorace (Aned) ne sollecita l’ammodernamento.

Gazzetta del sud del 9 Settembre 2018

Sul “banco degli imputati” anche l’inadeguatezza del centro dialisi del comune capoluogo.
Numerosi sono i problemi che giornalmente affrontano i dializzati e che stanno emergendo in questi giorni, dimostrando l’inefficienza di un servizio per molti vitale. Altri li evidenzia il membro del direttivo regionale Aned Pietro Sorace, costretto a fare spola da Acquaro, dove vive, e Vibo, dove svolge le sedute dialitiche.
Sorace, molto attivo in Aned, pone innanzitutto l’accento sull’«inadeguatezza del centro dialisi dello Jazzolino, e, in attesa che si arrivi al nuovo nosocomio (per cui sono previsti tempi lunghi e incerti)», ne chiede «un adeguamento alle esigenze moderne, con la previsione, ad esempio, di una sala contumaciale» (necessaria per le sedute di soggetti con particolari patologie). Altro problema di grande rilevanza, poi, sono le vie di comunicazione, il cui stato pietoso ovviamente non è imputabile a negligenze dell’Asp ma a quelle di una Provincia assente da anni. Un problema che Sorace, provenendo da un centro dell'entroterra carente di adeguato trasporto pubblico, per via della patologia vive sulla propria pelle più di un “normale” automobilista.
«Visto che è impensabile - il suo sfogo - immaginare un centro dialisi più vicino alla periferia, si prendano almeno provvedimenti sulla rete viaria, che determina per i soggetti nelle nostre condizioni rischi paragonabili a quelli derivanti dalla patologia di cui siamo affetti». Non ha tutti i torti Pietro Sorace, che per raggiungere lo “Jazzolino” percorre circa sessanta chilometri tra andata e ritorno scegliendo tra due sole arterie, una peggiore dell’altra: la ex statale 536 e la provinciale 74. Tralasciando la carenza di segnali verticali e, soprattutto, la completa assenza di segnaletica orizzontale, con grosse difficoltà di percorrenza di notte e con nebbia, la prima ha un manto meglio conciato ma è invasa da erbacce e sterpaglie che ne riducono la carreggiata; la seconda, invece, è dissestata e colma di buche, che costringono a pericolose manovre di aggiramento. Quindi, la deduzione di Sorace: «Innanzitutto si accelerino i tempi di esecuzione dei lavori già appaltati che ridurrebbero i disagi. Poi si affronti seriamente il problema: perché se facciamo ogni sforzo per combattere la malattia non possiamo rischiare di soccombere alle strade».

Valerio Colaci

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