Fiumi in piena e fango mandano in tilt il Vibonese

Mezzi in azione ovunque, evacuate sette famiglie ad Acquaro.

Calabria Ora del 3 Novembre 2010

E' stata tanta l'acqua caduta ieri nell'entroterra vibonese, intensa ed ininterrotta fino al primo pomeriggio. E tanti sono i danni causati. Ad Acquaro, dove il fiume Amello non si vedeva così grosso dal 2008. Qui ad avere la peggio è stata l'abitazione di Rocco Rottura, insegnante e già sindaco del paese, interessata da una frana sul retro ed invasa d'acqua e fanghiglia a piano terra.

Come nel 2008, quando, in seguito ai danni di quel nubifragio, Rottura scrisse al presidente della repubblica «ma - si sfoga - nonostante le disposizioni di quest'ultimo di verifica della situazione, nessuno si è mai fatto vivo». Danni anche a Dasà, Arena e Dinami, dove i mezzi meccanici hanno dovuto liberare alcune strade dai detriti. Ma, le maggiori apprensioni si sono avute a Limpidi, piccola frazione di Acquaro di nemmeno 500 anime dove, alle 13.30 circa, un grosso smottamento ha portato giù una parte della collina "Sansino", riversatasi su alcune abitazioni, richiedendo l'evacuazione di ben 7 famiglie (ospiti da parenti e amici o in chiesa), prima ordinata dal capitano dei carabinieri Michele Monti, poi formalizzata con un'ordinanza del sindaco. Ansia per la famiglia Luzza che si credeva fosse in casa, la più interessata dalla frana, al momento del cedimento. Poi, per fortuna, si è appurato che i componenti si trovavano ad Arena, in visita ad alcuni parenti. Travolte dall'ammasso di terra anche alcune autovetture ed altre costruzioni, tra cui quella della signora Natale, dalla cui scala scorreva un vero e proprio fiume di acqua e fango. E, nota alle cronache alluvionali è anche l'abitazione della famiglia De Lorenzo. «È da il anni - dice il figlio Pietro - che facciamo esposti in procura ed in regione per segnalare lo stato di pericolo ma gli interventi sono stati mediocri o nulli ed in pochi anni questo è il terzo sgombero, con mio padre gravemente invalido e mia madre non in buona salute». Sul posto, oltre ai carabinieri di Serra e Arena, la protezione civile, il gruppo Cri di Acquaro, la forestale ed i vigili del fuoco, che hanno fatto un sopralluogo sul fronte franato non riscontrando movimenti di rilievo. «Ammesso che smetta di piovere», ha dichiarato il caposquadra, che non ha escluso un presidio stabile durante la notte. Impressionante la scena agli occhi dei soccorritori, che hanno visto case e strada invase da fango ed alberi, per la rimozione dei quali sono occorse numerose pale meccaniche, gli operai Lsu-Lpu del Comune ed alcuni cittadini con stivali e badili. Forte la preoccupazione per la notte incombente. Il nubifragio ha intasato anche il ponte "Sardaro" che, a causa dell'assenza di feritoie, risultava invaso da 50 centimetri d'acqua. Come al solito. Di conseguenza, complici alcune frane che hanno ostruito la Acquaro-Dinami, la strada, per forza di cose, è stata interrotta, impedendo anche l'arrivo a Melicuccà di una autoambulanza in soccorso di un cittadino per un malore. Per fortuna si è ripreso, perché il mezzo di soccorso ha dovuto fare dietrofront. Sul luogo della frana, con un po'di ritardo per via di una riunione a Vibo, è giunto anche il sindaco Giuseppe Barilaro che, dopo essersi consultato sullo stato della situazione con alcuni tecnici e con il maresciallo dei carabinieri di Arena Emanuele Stelluti, è salito su un fuoristrada della forestale per un giro di ricognizione nella zona. Fortunatamente, anche stavolta l'incolumità dei cittadini è salva e si contano "solo" i danni. Ma per quanto tempo si dovrà aver paura che un "naturale" scroscio d'acqua più forte del solito possa essere foriero di distruzione o morte? Per quanto ancora si dovranno scrivere copioni già letti? Per quanto si dovrà assistere ad interventi palliativi anziché ad un'azione decisa di recupero e messa in sicurezza di un territorio torturato da anni di soprusi ed abusi di ogni tipo? Chi può risponda ai quesiti. Intervenga. Ma, per favore, lo faccia prima che ci scappi il morto.

Valerio Colaci

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