Tanto spavento ma nessun danno

Trema la terra nell'area dell'Alto Mesima. Scossa di magnitudo 3.1.

Calabria Ora del 12 Settembre 2010

E' tornata la paura tra le popolazioni dei centri di Acquaro, Dasà e Arena a cavallo dei cui tenitori, nella tarda serata di venerdì, è stato localizzato l'epicentro della nuova scossa di terremoto di magnitudo 3,1 che, come quella dello scorso mese di giugno, è stata avvertita chiaramente da numerosi cittadini i quali, in preda al panico, si sono riversati in strada, nonostante la pioggia che nella stessa serata ha interessato la zona.

La scossa, di tipo sussultorio, e della durata di qualche secondo, è stata registrata poco dopo le ore 21, quando molte delle famiglie erano alle prese con i preparativi per la cena, preparativi evidentemente disturbati dall'evento che ha spaventato e portato fuori casa i più. Per fortuna, escludendo lo spavento, non è stato riscontrato nessun danno a persone o cose. La scossa si è verificata a pochi giorni di distanza dall'anniversario del tragico terremoto che, venerdì 8 settembre del 1905, durò ben 40 lunghissimi secondi, distruggendo gran parte dei centri dell'attuale provincia di Vibo, in particolare quelli ubicati nelle adiacenze della costa, lambendo, però, anche Acquaro ed i centri limitrofi, che subirono gravi danni, con la necessità di soccorso ed aiuti per i cittadini e l'esigenza di costruire alla meno peggio degli alloggi per accogliere i senza tetto. Più catastrofico di quello del 1905, fu il terremoto del febbraio 1783, il quale, oltre a cancellare diversi casali dell'allora stato di Arena, produsse 185 vittime in tutta l'area. Di esso parlò, tra gli altri, Piergiovanni Salimbeni, notaio e poeta nato a Limpidi nel 1721 e morto a Dasà, dove si stabilì, nel 1792, recentemente riportato in auge dal libro del dasaese Domenico Capano. Nel "Rabbino", infatti, la sua opera principale, egli allegoricamente descrisse in versi la distruzione e la disperazione che produsse il terremoto, e che visse drammaticamente in prima persona con la perdita del figlio Ferdinando, il dolore per la cui scomparsa narrò nel settimo canto del poema. Vi è, inoltre, una leggenda che vuole la presenza di un vero e proprio vulcano a riposo, il monte "Diavulomani", situato in montagna nel territorio del comune di Acquaro e pronto, da un momento all'altro, ad un imprevedibile risveglio. Ma, anche se non bisogna mai sottovalutare la saggezza popolare, siamo nell'ambito del mito. Tornando all'evento sismico dell'altro ieri, (avvertito anche nelle Preserre) a voler sottolineare la paura che ha suscitato, molte sono state le persone che, addirittura, hanno passato la notte presso abitazioni di parenti, di più recente costruzione e, quindi, considerate più sicure. Passata la paura, sabato, per fortuna, è stato il giorno dei commenti.

Valerio Colaci

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