Da Acquaro all'Isola, Nesci va in finale

Domenico continua il viaggio nel reality della Ventura.

Calabria Ora del 28 Aprile 2010

Com'era prevedibile, ha conquistato anche il pubblico italiano Domenico Nesci, il "prezzemolino" dei reality originario di Acquaro (dove vivono ancora i genitori materni, mentre il padre è di Serra San Bruno) che lunedì scorso ha conquistato la finalissima dell'isola dei famosi 7, lo show di rai 2 condotto da Simona Ventura.

Trasferito da Bergamo (città d'adozione) in Australia ad imparare l'inglese e, da qui negli States, a Los Angeles, nel non lontano 2007 Domenico inizia la sua carriera televisiva partecipando ad un reality stelle e strisce di Mtv Usa, "A Shot at Love with Tila Tequila", in cui la Tila Tequila, incerta sul proprio orientamento ormonale, doveva scegliere l'anima gemella tra 15 boys ed altrettante girls. L'occasione fece l'uomo ladro e Domenico, riportando in auge i vecchi stereotipi dell'Italietta tutta mandolino, spaghetti e pizza, non passò inosservato al pubblico d'oltreoceano. La produzione decise allora di elaborare uno show tutto per lui. Fu la volta di "That's amore", in cui fu lui a dover scegliere tra 15 ragazze che se lo contendevano in una mega villa californiana. Puntata dopo puntata, Domenico eliminò le concorrenti tranne 2, che portò ad Acquaro per presentarle ai nonni. Qui venne girata l'ultima puntata dello spettacolo e l'immagine del paese, fatto passare per un borgo del Nord, mostrato dalla produzione nei suoi lati più negativi e da lui stesso definito «così piccolo che se scorreggi ad Est ti sentono ad Ovest», non ne era uscita molto bene. Ma negli Usa Nesci riscosse un grosso successo, tanto da divenire per un periodo l'italiano più noto. Sbarcato con la fama di latin lover in Italia, la Ventura, con l'esplicito compito di far innalzare il livello ormonale isolano, lo sceglie per l'edizione 2010 dell'sola, dove, sulle note dell'inno di Mameli e con indosso le immancabili mutande tricolore, tra il generale "ma chi è questo?!", entrò alla quinta puntata per sostituire l'eliminata Claudia Galanti. «Mi hanno detto che c'è molta "fauna femminile" sull'isola. Siamo nella giungla ed io sono una tigre». Questo, per non smentirsi, il suo esordio. Il livello ormonale, a detta degli opinionisti in trasmissione, è rimasto lo stesso. Ma la notorietà di Domenico in Italia, alimentata da una simpatia genuina e nostrana e da un'inguaribile attrazione morbosa per la "patata" (per la gioia di papà presente in studio con la mamma), è aumentata alla grande, facendolo divenire il beniamino del pubblico. Ne sono testimonianza le centinaia di messaggi di apprezzamento lasciati sulla sua pagina ufficiale di Facebook da numerosi fan. Così, sbaragliando all'ultimo televoto Silvia Zanni, la Nip con cui aveva un flirt, Domenico è entrato di diritto nella finale, che, nella prossima puntata, si contenderà in studio con i figli di papà Guenda Goria (figlia di Giulio e Maria Teresa Ruta) e Daniele Battaglia (figlio del "Pooh" Dodi) e con il piemontese ingegnere Nip Luca Rossetto. La prossima settimana, in molti tiferanno perché vinca lui, anche se, almeno per simpatia e consenso, si può abbia già vinto. Intanto un altro pezzo di Calabria conquista il trono catodico. Dopo il grande successo della cubista Angela, nella puntata che porta dritto alla semifinale si fanno notare gli "Anonimi calabresi", di cui non è dato conoscere il volto. La loro esibizione, i due, la fanno di spalle. O meglio, di sedere. Proprio a sedere nudo (con solo un perizoma color carne molto minimal), ma truccato come se fosse un volto, gli "Anonimi calabresi" mimano una canzone. Risate assicurate per un'esibizione molto originale. I due fanno parte dei trentasei finalisti che si contenderanno lo scettro di "Italia's got talent". Ma è anche la serata dello strip morale della drag queen Emanuele Gallo, contro l'omofobia. Inoltre, si presentano al cospetto del trio di giudici una coppia in stile "Pinco Panco e Panco Pinco" (i gemelli Daniel e Domenico Roberto). E, tra gli altri, due ballerine in sovrappeso. A una di loro, tale Warda, scappa un capezzolo. Ma è la normalità.

Valerio Colaci

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