Zampogne e canguri

Il matrimonio australiano. Storie di emigrazione e famiglie ritrovate che riconciliano con le radici perdute.

Il Quotidiano del 14 Marzo 2010

I primi giorni di gennaio mi telefona il caro amico Gerardo Bonifati , frontman ed animatore culturale dello storico gruppo folk della Pro Loco di Castrovillari, mi invita per dei concerti in Australia. Il pretesto fondamentale è il matrimonio della figlia di Rocco Pantaleo, originario di Acquaro provincia di Vibo, uno dei più importanti imprenditori nell'ambito della gastronomia made in Italy con più di cento ristoranti targati La Porchetta sparsi per tutta l'Australia. Pantaleo ha voluto fare una sorpresa alla figlia regalandole nel giorno delle nozze i suoni delle radici dei padri.

Io alla chitarra battente, Checco Pallone al tamburello, Totò Critelli zampogne, lira calabra, ciaramelle, doppi flauti, Sasà Calabrese al basso, Camillo Maffia alla fisarmonica, Gerardo Bonifati voce, Giuseppe Praino colori timbrici mortai e similari, Angelo Vitale voce, un miscuglio di musiche, di varie esperienze, di suoni confluenti quasi per miracolo a creare un mix ideale di tradizione e modernità.
Tradizione e modernità proprio come gli invitati al matrimonio in una sontuosa villa con parco, voci e parole impastate con naturalezza di stretto dialetto calabrese ed inglese corretto e fluido. I suoni tradizionali hanno creato subito la magia inseguita per anni da Rocco, ed ecco alla memoria affiorare le lucertole acchiappate nelle campagne assolate, i primi chicchi di zibibbo maturo assaporato alla pianta, la legna accatastata nella doccia della povera casa, le sfide per amore, i bagni nelle fiumare da bere fra mirtillo e origano ed è stata subito vera festa per tutti gli invitati che hanno sentito il richiamo della tarantella dei padri.
Il nostro gennaio corrisponde al mese di luglio per l'Australia, ma il clima offre sorprese anche nell'arco della stessa giornata come recita l'adagio: «Non ti piace il clima australiano? aspetta cinque minuti».
I primi giorni abbiamo visitato Melbourne, circa quattromilioni di abitanti, una città ultramoderna, strade larghissime, parchi infiniti, verde dappertutto, grattacieli e natura, vetro, cemento e fontane in un miscuglio di grande equilibrio, una città con appena due secoli di storia ma che ha saputo mettere a frutto il meglio della cultura occidentale in termini ambientali.
Davanti al nostro albergo è situato il Princess Park, verde curatissimo, frequentato da giovani ed anziani che ogni mattina fanno footing, una cosa che mi ha piacevolmente sorpreso è che in questo parco c'è un cimitero lindo, curato, senza segni funerei, addirittura attraversato da una pista ciclabile dove allegri scorazzano i ciclisti grandi e piccoli e puoi trovare donne incinte che in corsa spingono la carrozzella con un bimbo dentro. Morte e vita, sepoltura e gravidanza, il trionfo della natura e dell'esistenza senza paure o fobie.
Lunedì sera 18 gennaio appuntamento musicale sul lungomare di Ray beach un'ora da Melbourne e li il clima australiano ci ha offerto una consueta sorpresa, all'improvviso vento freddo dall'oceano indiano ad abbiamo suonato col cappotto , ma i nostri connazionali erano li imperterriti a preparare frittelle ed altri dolci fatti in casa offerti insieme a qualche bicchiere di ottimo vino australiano in un clima di consueta affabilità e socievolezza italiana.
Giorno 19 viene in albergo a prendermi Marianna e la figlia Angela per andare insieme in auto fino a Cobram dove vive il resto della famiglia di mia cugina Franca. È un viaggio molto bello fra la campagna australiana, alberi alti e bellissimi di specie diverse e prima di arrivare a Cobram qualche sorpresa, piante di fichi d'india, alberi di ulivo, mi sembrava un paesaggio del sud Italia, testardaggine e tenacia dei nostri emigranti hanno regalato le tipiche piante mediterranee alla generosa e sconfinata terra australiana, E mentre mi avvicino alla casa di mia cugina affiorano i ricordi della mia infanzia. Con la dolce nonna Marianna da Cariati in treno ero andato con imiei undici anni proprio al matrimonio di questa cugina a Varapodio (RC), aveva 16 anni quando si è sposata con Carmelo. Di quel matrimonio conservo una memoria olfattiva molto intensa, mi era toccato dormire la sera prima della festa proprio nelle stanza dei dolci fatti in casa, dopo più di 50 anni in Australia le ho confidato che durante quella notte assaggiai diversi saporitissimi dolci.
Era emigrata insieme al tenero Carmelo nel 1963, dal matrimonio li avevo rivisti solo una volta tanti anni fa di passaggio per Cariati con le loro bellissime 4 figlie femmine. Me li sono ritrovati davanti nella loro bella e confortevole casa ad un tavolo generoso di cibo e di sentimenti, capelli bianchi, qualche ruga, tante risate e qualche venata traccia di malinconica nostalgia. Il sogno di tanti emigranti con loro si è tinto di rosa come per la maggior parte di quelli che hanno affidato all'Australia il loro riscatto. Le figlie Grazia, Rosa, Sonia, Marianna, hanno sposato Rocco, Toni, Michele, Franco che a tanti chilometri di distanza avevano cercato le donne della terra d'origine per formare quattro splendide famiglie tutte impegnate nella coltivazione e nella commercializzazione di ottime pesche e nectarine.
Il 20 mattina ci salutiamo dopo una bella colazione ricca anche di pomodorini e frittelle di zucchine che Carmelo coltiva nell'orto davanti casa.
Franca mi abbraccia emi dice «Sei stato il primo della mia famiglia che ho visto in questa terra».
Il 21 vedo anche Leonardo Volpe, Filomena Giordano e Filomena Fortino fra i pochissimi cariatesi emigrati in Australia, mi accompagnano nella bella cittadina di Gilong tutta verde ed un magnifico porto turistico, anche loro vivono una emigrazione agiata e serena ed hanno delle belle case.
La sera finalmente il concerto al Reggio Calabria Club, un salone grandissimo, un sala concerti, una sala ristorante. Tutti i circa 600 posti occupati, quando cominciamo a suonare davanti al vice console italiano, tutti gli spettatori si sono messi a cantare insieme a noi e a battere il ritmo della tarantella.
In fondo alla sala vedo dei ballerini più sfrenati e riconosco gli amici cariatesi, mia cugina Franca e tutta la famiglia, mi avevano fatto una sorpresa, più di trecento chilometri per venire al concerto. Dopo di noi è salito sul palco Otello Profazio, il mito dei cantastorie calabresi ed insieme abbiamo eseguito alcuni suoi cavalli di battaglia regolarmente cantati dagli spettatori più adulti. Per finire poi con un brano che non ci saremmo mai sognato di suonare La Calabrisella, ne abbiamo recuperato la natura anche nostalgica e l'abbiamo riarrangiata lenta ed intensa tutti si sono alzati in piedi come si fa con l'inno nazionale ed hanno cantato con noi.
All'indomani il buon Angelo Franzè e Dominique, Sasà, Pina ci accompagnano ad un parco naturale a vedere canguri koala e diverse rarità di altri animali. Il giorno dopo un salto alla mitica ipertecnologica Road Laver arena a tifare per la tennista Pennetta e la Schiavone impegnate negli Open d'Australia.
Giorno 24 gennaio l'ultimo concerto al Calabria Club, la più bella sede di circolo emigranti mai vista in giro per il mondo. Il gentile presidente Sam Sposato ci fa visitare un complesso grande più di mille metri quadrati con vari saloni, immerso in un bel parco verde, con annessa la cappella dedicata a San Francesco di Paola.
I circa 500 presenti sono stati trascinati letteralmente in un vortice di ritmo e nostalgia. Gerardo Bonifati ha condotto la performance musicale con consumata passionale maestria.
Dopo di noi ancora Otello Profazio, canti d'emigrazione e simpatici doppi sensi.
Alla fine anche qui La Calabrisella riarrangiata commovente e nostalgica, tutti in piedi, non scorderò mai quelle facce intense, erano tutti in una terra ricca, ce l'avevano fatta, ma il ricordo del piccolo povero paese te lo porti sempre dentro come i profumi volti più cari della tua famiglia.
Purtroppo non c'erano giovani, stanno lavorando per far partecipare anche i figli a questi eventi culturali della terra d'origine, anche questo è un segno dei tempi, i figli si identificano con la terra dove nascono e crescono. Con le prime generazioni d'emigranti morirà anche la nostalgia?
Grazie Australia, grazie calabresi d'Australia per la vostra testimonianza di laboriosità, testardaggine, onestà e per aver coronato al meglio i sogni che vi siete portato nelle vostre valigie. Grazie Rocco Pantaleo per aver pensato di regalare la musica dei padri a tua figlia sposa a Melbourne.


Cataldo Perri

Sul sito del quotidaiano     Ritaglio dell'articolo

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