"Tata" Salimbeni. Addio al maestro d'arte acquarese

Storia di un uomo rivoluzionario e sognatore.

Calabria Ora del 27 Dicembre 2009

Anche gli angeli ed i cherubini, giovedì, hanno osservato un minuto di raccoglimento per dare il benvenuto a Tata Salimbeni, maestro d'arte acquarese, che si è congedato dalla vita a soli 55 anni, amorevolmente assistito dalle amate sorelle e dai nipoti a Serrata (Rc).

Sì, perché se è vero che Dio, in cui credette e sperò fino alla fine, chiama a se gli animi più buoni per primi, allora si intuisce perché lo abbia voluto prematuramente accanto, strappandolo alle sofferenze di una vita irrimediabilmente minata da un maledetto cancro, in una giornata metereologicamente bella, col sole che ha colorato l'ultimo suo paesaggio su questa terra con tinte vivaci e chiaroscuri simili a quelli delle sue incantevoli tele. E, come nelle sue tele, nel paesaggio c'era malinconia, scandita dalla consapevolezza che l'artista si apprestava a dipingere un nuovo quadro. L'ultimo. «Ma la morte - ha sottolineato don Michelangelo Borghese, parroco di Serrata che ha celebrato le esequie - non è fine, essa è una porta, che si chiude su questo mondo per aprirsi su un universo migliore». Segnata da lutti e sofferenze varie, non è stata semplice la breve vita di Salvatore Salimbeni. Ma lui, sorretto dalla fede e dagli affetti familiari, ha accettato tutto, compreso il dolore della malattia, in silenzio, senza lamentarsi mai. «Un uomo - ha sottolineato don Michelangelo - che faceva e non appariva e colpiva per umiltà e semplicità».

L'arte nel destino

Versatile, poliedrico, estroso, inquieto e ribelle, "Tata" Salimbeni ha dedicato la sua vita all'arte, cui ha dato tanto, non venendo, a volte, ricambiato come meritava. Nella storia dell'arte e della letteratura, tanti sono i Salimbeni (di cui "Tata" possedeva "geni" nel dna), che hanno lasciato tracce del loro passaggio sulla terra. A partire, nel '500, dal senese Bonaventura Salimbeni, di cui si trovano opere in alcune chiese della città toscana (noto è il cosiddetto "Ufo" di Montalcino, una singolare trinità in cui sembra essere raffigurato un particolare oggetto non identificato). Arrivando al '700, troviamo un Pier Giovanni Salimbeni, sfaccettato personaggio nato a Limpidi di Acquaro ma vissuto a Dasà, notaio e poeta, il cui scritto principale è "Il Rabbino", opera (di cui esistono solo 2 copie al mondo, a Napoli e Catanzaro) in cui narrò in versi il terremoto del 1783. Sino a giungere al compianto Rocco Salimbeni, l'amato fratello, anch'egli noto pittore che, scomparso nel 1986, lasciò un vuoto incolmabile in "Tata", essendone stato il primo maestro ed ispiratore.

Rivoluzione e ispirazione

Animato dal motto "rivoluzionare o fallire", nella ferma volontà di rendere omaggio a Rocco, Salvatore Salimbeni, dopo aver attraversato la fase paesaggistica, fondò l'abbinismo (concepito nel 1992 e di cui manifesto ne è il quadro "L'ulivarella"), particolare tecnica pittorica, dominante le sue opere, caratterizzata dall'uso esclusivo di due tinte base (giallo e bianco, nero e bianco...) dalle cui sfumature le raffigurazioni prendono forma nella "fastosità" del colore, divenendo materia che va al di là dello spazio in cui è facile perdersi ammirandole. Una tecnica che l'autore ha elaborato partendo dallo studio del "fauvismo" (corrente francese del '900 basata sull'uso di colori vivaci e innaturali, spesso spremuti allo stato puro direttamente dal tubetto sulla tela e delimitati da una netta e marcata linea di contorno per dare importanza alla forma ed all'immediatezza) e di Matisse, perfezionata, poi, dalla riscoperta dell'estro aggressivo di Van Gogh, che diede a "Tata" l'illuminazione, l'input per la sua innovazione stilistica. Poesia, null'altro che pura poesia. Era ciò che, poggiando un pennello su una tela o uno scalpello su un blocco amorfo di pietra, veniva fuori dalle sue mani.

Le opere

Emerito dell'accademia internazionale di Pontzen, "Tata" ha, tra l'altro, affrescato, con dipinti di 40 metri, la chiesa di San Pantaleone a Serrata, realizzato lo stemma sulla facciata del municipio di Acquaro e la significativa stele in pietra della cappella di famiglia e, poi, dipinto migliaia di tele esposte in varie mostre cui partecipò in giro per l'Italia e l'Europa, ed in varie collezioni private. Grazie all'altro fratello, Antonio - scomparso con lo stesso male circa un mese fa - che ne intuì l'innato talento ed il favore della critica, troviamo, infatti, suoi quadri presso collezioni private a Zurigo, Lugano, Vaduz, Tirana, Milano, Bergamo e numerose altre città. Negli ultimi tempi, prima della malattia, nella sua casa laboratorio di Acquaro, non trascurando l'"abbinismo", si era dedicato alla scultura ed alla "Stella di Davide", opera di sua invenzione di cui realizzò vari esemplari, in cui, negli spazi lasciati vuoti dall'incrocio casuale di linee rette atteggiatesi, appunto, a stella, prendono forma, quasi per mistico volere supremo, immagini sacre di vario genere.

L'opera incompiuta

Aveva in progetto (ne esiste uno schizzo) la ristrutturazione artistica del calvario ed il riaffresco della chiesa matrice del suo paese e la realizzazione di una grotta, riproducente quella di Lourdes, sotto la grande croce in località "Salvatore", nel comune di Gerocarne. E poi, un sogno, fare un proprio sito internet in cui esporre virtualmente i suoi quadri. Non ha avuto il tempo. Noi non abbiamo avuto il tempo di narrarne le straordinarie doti mentre era in vita. Ci perdonerà.

La camera ardente... d'arte

Per sua intima volontà, la camera ardente è stata allestita nella sua galleria d'arte, mentre, le esequie si sono svolte nella chiesetta di San Giuseppe (laddove, perduti sotto un freddo intonaco, posto in seguito ad una discussa e discutibile ristrutturazione, si trovano gli affreschi del fratello Rocco). L'arte piange un suo grande figlio. Chi lo conobbe, piange un amico, disponibile a dare consigli ed a porgere una mano nel bisogno. Lui se n'è andato ed ora riposa in pace in un luogo sicuramente più sereno, accanto agli affetti familiari che lo hanno preceduto. Nella bara, stretti in mano, il suo pennello ed una spatolina. Gli serviranno anche là. Quaggiù tuttavia, come i grandi, attraverso la sua opera, continuerà a vivere. Per sempre.

Valerio Colaci

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Commenti   

mario kempes
# mario kempes 2010-05-11 15:55
Il tuo sorriso sempre e comunque.
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