Acquaro, un centro a rischio

Assetto idrogeologico, maglia nera per il piccolo comune delle Preserre.

Calabria Ora del 11 Dicembre 2009

Sfasciume pendulo... Ai piedi della montagna. Acquaro (in compagnia di San Ferdinando e Oppido Mamertina, e di altri 4 comuni d'Italia) ha ricevuto il poco gratificante primato assegnato da Legambiente e Protezione civile, con l'assegnazione della "maglia nera" per la mancata attività contro il rischio idrogeologico.

Palazzolo sull'Oglio (Bs) e Canischio (To), entrambi al nord, i comuni più virtuosi che verranno premiati con la bandiera "Fiume sicuro" come riconoscimento del buon lavoro svolto. E' il risultato di "Ecosistema Rischio 2009", studio realizzato nell'ambito della campagna "Operazione Fiumi 2009", (che ha monitorato l'opera di prevenzione di frane e alluvioni di oltre 1.700 comuni su 5581 a rischio idrogeologico) presentato l'altra mattina a Roma, nel corso di una conferenza stampa cui hanno partecipato il capodipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza ed il responsabile Protezione civile di Legambiente Simone Andreotti. "Ecosistema rischio 2009", in generale, nei comuni studiati a campione, ha riscontrato: «Forti ritardi nella prevenzione; troppo cemento lungo i corsi d'acqua e in prossimità di versanti franosi e instabili; elevato pericolo di frane e alluvioni (nel 79% dei comuni coinvolti nell'indagine sono presenti abitazioni in aree esposte a pericolo di frane e alluvioni, mentre, nel 28% si tratta di interi quartieri e nel 54% di fabbricati e insediamenti industriali)». Una fotografia allarmante, cui, secondo lo studio, corrisponde scarsa, o nulla, attività di prevenzione e messa in sicurezza delle abitazioni a rischio. Una infelice leadership, quella del comune del vibonese, ben suffragata dagli effetti delle alluvioni degli ultimi mesi dello scorso anno, le quali hanno lasciato una scia di danni, prodotti da frane, smottamenti, allagamenti e dall'ingrossamento impressionante dei fiumi, di cui ancora oggi sono visibili i postumi. Ma, a fronte di qualche intervento di ripristino nell'immediato, poca attenzione è stata riservata, anche dall'istituzione provinciale, alla prevenzione delle cause che hanno determinato la maggior parte dei danni (maggior controllo del territorio, messa in sicurezza dei costoni, realizzazione di efficienti canali per il deflusso dell'acqua, ecc.). Ciò, aggiunto all'incuria del passato, fa sì che, ad un nuovo uguale evento alluvionale, analoghi sarebbero. Inoltre, Acquaro sembra non rientrare neanche in quel confortante 82% dei comuni che, almeno, posseggono un piano d'emergenza per la popolazione in caso di pericolo. Siamo messi bene! I risultati dello studio, rappresentano un importante monito per il futuro, per evitare che, in caso di nefasti eventi tutt'altro che imprevedibili, si debba fare, come al solito, "all'italiana", andando a cercare il responsabile del disastro.

Valerio Colaci

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