Nella bottega di "Mastro Peppino"

Viaggio tra i capolavori in legno realizzati dal falegname acquarese.

Calabria Ora del 11 Novembre 2009

Ormai è un'istituzione, mastro Peppino Luzzi, il settantottenne falegname di Acquaro che, da qualche anno, ha deciso che il tempo della sua pensione doveva essere impiegato nel suo hobby preferito: il lavoro nella sua bottega artigiana dove, in un ambiente simile a quello di 99 anni fa (quando il padre Vincenzo, nel 1910, aprì la falegnameria), trascorre le proprie giornate a ricostruire oggetti del passato realizzati in legno lavorato a mano.

Ore ed ore di lavoro, creatività viva, alta perizia, passione per il proprio mestiere, voglia di fare ancora intatta, un pizzico di orgoglio ed una precisione che rasenta l'incredibile, sono solo alcuni degli ingredienti sapientemente miscelati in ogni sua creazione che, una volta ultimata, egli stesso confessa di aver difficoltà a convincersi che sia promanata dalle sue mani, tant'è la pregevolezza di ognuna di esse. Come nel caso dell'ultima creazione, realizzata in 3 mesi d'intenso lavoro, un palco in scala con tanto di cupola che fa da cassa armonica, leggio, scaletta e ringhiere abbellite da piccole arpe, perfetta riproduzione di quello su cui, ancora oggi, raramente, è possibile vedere suonare le bande musicali nelle feste di paese. Un'opera che suscita l'incanto dei passanti che, transitando davanti alla sua bottega, si fermano ad ammirarla. Ora che è terminata, andrà ad aggiungersi alle precedenti realizzazioni esposte nella sua abitazione, ormai trasformata in vero e proprio museo in cui, il libro degli ospiti testimonia centinaia di visite di paesani e non, emigrati e turisti e persino scolaresche, cui lui fa da "Cicerone", spiegando il funzionamento di quegli strumenti (telai, presse per l'olio, forni a legna, segherie, oggetti di uso quotidiano, giochi e trottole, palmenti per fare il vino, misure di capacità, mulini ad acqua ed oggetti sacri, come il rosario, di quelli per pregare, della lunghezza di 8 metri per un peso di 10 chili, i cui elementi, una settantina, sono stati lavorati uno per uno al tornio da lui stesso realizzato) e l'ambito di utilizzo nelle vita del passato. In questi anni tante sono state le proposte per esporre i suoi "gioielli" in scala in manifestazioni svoltesi in ogni angolo della Calabria, da San Costantino Calabro a Cardinale (Cz). Addirittura, pare che un grande imprenditore tessile del nord, gli abbia proposto di realizzare un telaio da poter esporre nell'atrio della propria azienda. Ci sta pensando. Nel frattempo, quest'uomo, per l'importanza che riveste il suo impegno nel far conoscere alle nuove generazioni le loro radici, andrebbe proclamato patrimonio calabrese dell'antica civiltà. Ed in paese sono in molti a ritenere che le istituzioni, a partire dal Comune, debbano interessarsene, magari creando una vera e propria mostra permanente che raccolga i lavori di Mastro Peppino, affinché, quando lui tra mille anni non ci sarà più, gli stessi non vadano dispersi e possano rimanere ed essere ammirate da tutti nei secoli.

Valerio Colaci

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