Devoti da oltre tre secoli

Acquaro, si rinnova il rito dei doni in onore di San Rocco.

Calabria Ora del 25 Agosto 2009

Era gremito di fedeli, domenica mattina, il sagrato della chiesa matrice di Acquaro dove, come ogni anno, si è ripetuto il caratteristico rituale dell'offerta dei doni portati dai buoi a San Rocco, compatrono del centro montano assieme alla Madonna Dell'Assunta.

Una devozione grandissima, quella degli acquaresi verso il santo pellegrino di Montpellier, risalente almeno agli inizi del '700, data a cui risalirebbe il primo documento certo che la testimonia. Devozione che ogni anno implica solenni festeggiamenti che vedono il realizzarsi di vari eventi religiosi, culturali e civili. Miracolosamente guarito dalla peste grazie ad una prodigiosa fonte in cui immergeva le ferite per rinfrescarle ed all'aiuto di un cagnolino (lo stesso raffigurato nella sua effige) che gli portava da mangiare rubandolo al padrone, Rocco di Montpellier, dopo la morte, venne invocato come protettore da ogni tipo di malattia, anche di quelle degli animali e delle piante. È per questo, forse, che divenne il patrono di Acquaro e di tanti altri centri montani che fondavano la loro esistenza sull'agricoltura e sulla pastorizia, in un'epoca in cui stenti e malattie avevano la meglio sulla cagionevole salute della gente umile. E, forse, deriva da questa grande considerazione anche la particolare offerta dei doni che, antica come origine, ma ripresa solo da poco dopo una lunga interruzione, avviene ogni anno nel piccolo centro delle Serre. Così, la domenica della festa, al termine della messa, due buoi vengono accompagnati lungo via Santa Maria per posizionarsi innanzi alla chiesa e donare simbolicamente al santo, troneggiante sull'uscio della porta aperta del luogo sacro, alcune corolle di pane legate alle corna. Quest'anno, il comitato, che si è degnamente impegnato per la buona riuscita della festa, ha introdotto la novità di attaccare ai buoi un carro su cui vi erano delle ceste contenenti pane fatto in casa, che poi è stato venduto ai fedeli per raccogliere fondi utili al finanziamento dei festeggiamenti. Al singolare evento hanno preso parte anche alcuni operatori dell'"lramic" (Istituto regionale archivi memoria ed identità della Calabria), un ente privato costituito nel 2006 con risorse autonome che si occupa di raccogliere e salvaguardare i beni culturali, la memoria storica e l'identità antropologica della Calabria, ed i cui responsabili girano per i vari centri della nostra regione riprendendo i caratteristici rituali religiosi per conservarne intatta la memoria visiva in un grande archivio video in costante fase di ampliamento. Un lavoro ciclopico ed importantissimo, in cui un evento del genere non poteva di certo mancare.

Valerio Colaci

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