Tutti in fuga dall'Alto Mesima

Comuni in discesa libera nella classifica demografica territoriale.

Calabria Ora del 6 Febbraio 2009

Alto Mesima, altissimo tasso di fuga. Quello di oggi è l'ultimo atto dell'analisi demografica condotta mettendo a confronto i dati relativi alla popolazione dei 50 Comuni della provincia di Vibo Valentia.

Partendo dalla costa e passando per i centri limitrofi al capoluogo e per il Poro si è visto come i dati positivi, indicanti un incremento di popolazione dei Comuni, siano andati via via scemando addentrandosi verso l'interno del territorio, nelle Serre, sino ad arrivare alla zona dell'Angitola, dove nessun Comune, secondo l'ultimo rilevamento effettuato dall'Istat, ha registrato un incremento degli abitanti. Una maledizione, quella delle Serre, cui non sfugge l'Alto Mesima, un'area composta da 9 Comuni, tutti al di sotto dei 3000 abitanti (Acquaro, Arena, Dasà, Dinami, Gerocarne, Pizzoni, Sorianello, Soriano Calabro e Vazzano). E' qui che, escludendo Vibo con cui non regge il paragone, si trova il centro che nel 2007 ha perso di più rispetto a tutti gli altri centri della provincia. Si tratta di Dinami, uno tra i Comuni più estesi della provincia, che, a gennaio 2008, ha contato 2949 abitanti (-83). In compenso, però, risulta quello che tra i 10 ha perso percentualmente meno (1382 cancellazioni, -31,9%) rispetto al suo massimo (4331 abitanti nel 1961). È sempre più del 30%, però. E nessuno dei Comuni considerati scende sotto questa percentuale. All'Alto Mesima va anche la medaglia d'argento, con Sorianello (1332 abitanti), cui il 2007 ha portato via 76 iscritti (-5,4%) mentre, dalla vetta del '51, i residenti cancellati sono 678 (33,7%). Nell'ordine del 30% in meno vi sono poi 2 centri che in passato promettevano abbastanza bene: Soriano Calabro che, perdendo 16 unità, nel 2008 ha contato 2872 residenti (1368 in meno, 32,3%, dei 4240 del 1951) ed Acquaro, paese di ministri, presidenti e segretari vari, che nell'ultimo rilevamento risulta alleggerito di 32 iscritti (2713 abitanti, quasi come il 1901, quando erano 2711) e, tra alti e bassi, dal '51 (erano 4327) non rispondono più all'appello 1632 nomi (-37,3%). Una variabile che accomuna l'Alto Mesima alle altre aree delle Serre è il fatto di aver riscontrato la presenza di Comuni il cui andamento demografico si presenta costantemente in picchiata discendente rispetto al picco massimo. Qui se ne trovano ben tre, Arena, Dasà e Pizzoni, che, di conseguenza hanno fatto segnare il loro minimo a gennaio 2008 e, cosa curiosa, risultano quelli che, rispetto alla loro prestazione migliore, hanno sacrificato più abitanti nell'area. Comanda la speciale classifica Pizzoni, 1279 abitanti, il quale, se dall'ultimo rilevamento ha rinunciato a 5 iscritti, dalla popolazione di 3079 vantata nel '51 è sceso di 1800 (il 58,5%). Segue Arena, antico centro che al tempo dei normanni col suo castello dominava un'area che si estendeva sino a Stilo, che nel 2008 si presenta con una popolazione alleggerita di 1650 abitanti (-22), con una perdita di 1915 unità (53,7%) sulle 3565 del 1951. Si è nell'ordine del dimezzamento della popolazione anche per Dasà, con 1256 abitanti, meno 13 in un anno e meno 1272 (50,3%) dal 1951. Tirano un sospiro di sollievo, Gerocarne, il comune più vasto della provincia, il quale, con 4 nuovi iscritti, ha chiuso il 2007 con 2381 abitanti (ne perde 1840, 43,6%, dal '51) e Vazzano che, se dai 2093 abitanti del '31 ha effettuato 946 cancellazioni, nel 2008 mantiene invariato il numero di 1147. Con l'Alto Mesima si giunge così alla fine del viaggio attraverso i numeri. Dalla drammaticità dei dati s'intuisce come, da queste parti, un censimento aggiornato sul numero di case abitate, dimostrerebbe che molto più della metà di esse sono chiuse, mentre molte di quelle abitate, lo sono da anziani che vivono soli. Così, un funerale su 2, ne chiude delle nuove. La popolazione diminuisce sempre più. Venendo meno i numeri, vengono meno anche i servizi. Meno servizi, ancora meno popolazione, che si sposta dove li ha a portata di mano. È il grande potere della politica che si riempie la bocca di promesse non sempre mantenute. Promesse che stanno portando via, verso il mare del nulla, intere realtà, per le quali - visto l'andamento annuale - non è difficile presupporre che i censimenti decennali potranno segnare cifre catastrofiche. Finché non resterà più nulla da contare. Perché i numeri parlano. Ammesso che ci sia qualcuno che li voglia ascoltare.

Valerio Colaci

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