Francesco è tornato a casa

Il giovane a cui è stato trapiantato il cuore di un donatore. La sua storia aveva profondamente commosso l'intera comunità.

Il Quotidiano del 28 Dicembre 2008

Dopo un anno pieno di sofferenze Francesco Bufalo, il giovane di 23 anni che lo scorso mese di settembre subì un trapianto di cuore, ha potuto far rientro a casa. Come si ricorderà, amministrazione comunale e parrocchia hanno avviato, nel mese scorso, una raccolta fondi per sostenere la famiglia Bufalo.

Per Francesco, in questo periodo di Natale caratterizzato dallo scambio di regali, non ci poteva essere dono più grande che quello di far rientro a casa, per stare vicino alla sua famiglia, ai suoi amici. Ed è stato proprio qualche giorno prima di Natale che i medici dell'Ospedale "S. Matteo" di Pavia, dove Francesco ha subito il delicato intervento, gli hanno comunicato che poteva tornare in Calabria, anche se periodicamente deve recarsi in ospedale per i dovuti controlli. Pertanto, il desiderio di Francesco di trascorrere il Natale in paese si è realizzato. Di conseguenza, il suo primo pensiero è stato quello di ringraziare tutti coloro che gli sono stati vicini nei periodi più brutti. Non potendo uscire di casa ha pensato di far recapitare al parroco della comunità, don Rosario Lamari, una lettera, letta pubblicamente a conclusione della messa di Natale. Una lettera che ha fatto emozionare tutti i presenti in quanto scritta con il cuore. Quel cuore che Francesco ha ricevuto da «un Angelo che mi ha dato la vita». Di seguito alcuni stralci della missiva. «Dopo un anno pieno di sofferenza, oggi per me è un giorno importante. Mi ritrovo di nuovo nella mia casa vicino a tutti i miei cari e a tutte le persone che mi vogliono bene. Nel giorno di Natale è partito tutto, e nel giorno di Natale mi ritrovo a ricominciare la mia nuova vita da dove ho lasciato. Ma con una grande differenza: con me ho il cuore di un angelo. Lui mi accompagna sempre e mi aiuta ad affrontare i momenti difficili in ospedale. Anche per lui non mi sono arreso e spero che il Buon Dio mi aiuti a non arrendermi mai. Questo giorno - si legge ancora - lo voglio festeggiare con voi per ringraziarvi per tutto il sostegno che avete dato ai miei genitori. Il dolore più grande e incolmabile per un figlio è vedere gli occhi sofferenti dei propri genitori, anche se loro cercavano di non farsi capire davanti a me. Ecco la mia grinta di mettercela tutta anche per loro ed andare avanti. Non permetterò mai a nessuno di dire che sono stato sfortunato. Mi considero, anzi, fortunato perché il Signore mi è sempre stato vicino nella mia sofferenza e mi ha dato la possibilità di rinascere grazie al mio Angelo. Voglio ringraziare di cuore il nostro parroco e naturalmente tutti voi per quello che avete fatto per me e per i miei genitori».

Giuseppe Parrucci

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