Altomesima, i sindaci minacciano dimissioni

«Siamo stati abbandonati». Giamborino è dalla loro parte.

Calabria Ora del 15 Dicembre 2008

«Se Regione e Stato non intervengono con aiuti concreti, siamo pronti a consegnare le chiavi al prefetto». Un messaggio, forte, chiaro, corale e drastico, quello venuto fuori dalla riunione svoltasi d'urgenza ieri mattina ad Acquaro tra i sindaci dei centri dell'Altomesima devastati dai recenti eventi alluvionali, ultimo, in ordine cronologico, quello di giovedì scorso, che ha visto schizzare le colonnine di misurazione delle precipitazioni ad un livello che ha superato i 200 mm.

Una zona fantasma, invisibile anche all'occhio delle telecamere dai media televisivi regionali, che in questi giorni non hanno fatto alcuna menzione dei gravi danni strutturali subiti da un comprensorio martoriato da ore ed ore di pioggia, che hanno dato un duro colpo al già precario contesto idrogeologico territoriale di riferimento. Partito da un'idea del consigliere regionale Pietro Giamborino che, notata l'assenza di aiuti concreti ha ritenuto utile accorrere per raccogliere il grido di sindaci e cittadini e portarlo nelle sedi opportune, ed organizzato con l'aiuto del presidente del consiglio provinciale Giuseppe Barilaro, il vertice ha visto la partecipazione dei sindaci di Acquaro, Dinami, Arena, Dasà e del consigliere provinciale Rocco Pistininzi, oltre che dei responsabili dell'Ufficio tecnico e della Polizia provinciale. Dai sindaci è emersa subito una prima contestazione, ossia l'assenza ingiustificata della Prociv già dall'evento dello scorso 5 novembre e nei giorni successivi allo stesso. Una istituzione, la Protezione civile, in questi giorni forse troppo impegnata a sorvegliare la piena del Tevere per occuparsi del disagio di realtà sperdute e dimenticate. A parte l'aspetto spettacolare dell'evento, emerso dai media che hanno parlato di romani e turisti intenti a scattare foto al fiume della città eterna, non si vuole sminuire la portata di un'altra grande emergenza. Ma, oltre al Tevere, esistono rigagnoli d'acqua che si chiamano Amello, Filese, Petriano, i quali, in caso di forti precipitazioni, diventano imprevedibilmente pericolosi. Oltre a Roma, esiste una terra, la Calabria, che Giustino Fortunato qualche tempo fa definì «sfasciume pendulo», dove l'assetto idrogeologico è tale per cui, ogni evento meteorologico, anche non straordinario, produce effetti catastrofici degni anch'essi di considerazione. Una terra martoriata da anni di soprusi dell'uomo e da decisioni politiche il più delle volte sbagliate, sia a livello nazionale che locale. Ma, anche in questa terra, nella provincia di Vibo, nel comprensorio dell'Altomesima vivono dei cittadini italiani che, sulla carta, hanno pari dignità e diritti. Ed allora pretendono considerazione. Ed è questo di cui si sono fatti portavoce gli amministratori delle realtà delle Preserre nella riunione di ieri, stanchi di sentirsi abbandonati e di non essere posti nelle condizioni di agire in maniera consona su territori che necessitano, anche in condizioni normali, di interventi strutturali urgenti ed improcrastinabili. Figuriamoci in seguito ad eventi del genere. Domandano aiuto i sindaci dell'Altomesima. Lo pretendono da parte della Regione e dello Stato. «È il secondo grande evento meteorologico - ha detto il sindaco di Acquaro, Domenico Scarmozzino - nel giro di poco più di un mese. Non possiamo permettere che ci sia lo stesso disinteresse manifestato a novembre. Occorre che del nostro grido sia investita la Prociv, anche perché l'evento di cui abbiamo subito le conseguenze è frutto di un cambiamento climatico che non siamo stati noi a produrre. È necessario che stavolta Regione e Governo centrale diano il loro necessario apporto ». Di una ancor minore considerazione, rispetto anche agli altri stessi comuni, ha parlato il primo cittadino di Dasà, Gabriele Corrado. Barilaro e Pistininzi, per la Provincia, hanno rimarcato le difficoltà economiche dell'ente di contrada Bitonto per una situazione divenuta insostenibile. «Di fronte al grido d'allarme di queste comunità - ha spiegato Barilaro - non potevamo rimanere inermi. Tuttavia, gestita l'emergenza iniziale, restano i gravi danni che nemmeno la Provincia può più fronteggiare». Pistininzi ha invece sottolineato il grave stato in cui versano le provinciali Ciano-Gerocarne e Arena-Dasà per il totale ripristino delle quali la Provincia non è in grado di provvedere. Gli ha fatto eco il sindaco di Arena, Giosuele Schinella, che ha posto l'attenzione sulla priorità rappresentata dall'accertamento della stabilità del versante su cui sorge Arena, seriamente compromesso. Di un territorio che sconta storiche ingiustizie ha parlato Francesco Cavallaro, sindaco di Dinami che si è detto disarmato di fronte alle difficoltà che s'incontrano nel dover spiegare ai cittadini il perché non si possa intervenire su determinate problematiche dei comuni. Infine, l'unanime decisione. Nei prossimi giorni sarà stilato un documento da parte di tutti i sindaci dei territori colpiti con il quale saranno investite le istituzioni e saranno invitati Stato e Regione a portare la loro presenza reale su questo territorio. Conscio di non poter abbandonare i sindaci, l'onorevole Pietro Giamborino si farà portavoce del documento al primo consiglio regionale utile. Se entro il termine stabilito dai primi cittadini non si vedrà alcunché di concreto, allora gli stessi si sono dichiarati pronti a recarsi dal prefetto e consegnare le chiavi dei rispettivi Comuni. Se i mali sono estremi, altrettanto lo devono essere i rimedi.

Valerio Colaci

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