L'acqua su Acquaro

Nubifragio nell'entroterra. Sfiorato un altro 3 luglio. Invocato lo stato di calamità naturale.

Calabria Ora del 7 Novembre 2008

The day after. Dopo la paura, la conta dei danni. Ad acquaro, e nei limitrofi comuni di Dasà, Arena, Dinami e Gerocarne. Qui, nella serata di mercoledì, si è abbattuto un pauroso nubifragio, di proporzioni quasi paragonabili a quello che il 3 luglio del 2006 spazzò via le Marinate di Vibo, causando danni per duecento milioni di euro e tre vittime.

Ben 145 mm di pioggia

Questa volta il destino non ha voluto infierire provocando nuovi lutti, ma i danni sì, quelli ci sono, e sono ingenti. Frutto di una pioggia ininterrotta, corposa quanto improvvisa, che in circa quattro ore, dalle 18.30 alle 22.30, in uno scenario simile a quello di un film apocalittico, ha raggiunto - riferiscono gli esperti dell'Ufficio tecnico della Provincia - il livello di 145 mm (contro i 200 mm dell'alluvione di due anni fa, a Vibo) determinando l'ingrossamento del solitamente mite torrente Amello, che è arrivato in un attimo ad una quota di piena oltre il livello di guardia, facendo temere lo straripamento, così come verificatosi a seguito di un evento simile nel lontano 1959. Sono state allegate diverse abitazioni (persino l'ufficio della polizia municipale), le strade, molte delle quali rese impraticabili dall'acqua che ha dilaniato l'asfalto. Si sono alimentate frane e smottamenti, mentre a Piani qualche residente avrebbe anche lamentato la perdita di alcuni capi di bestiame. E la situazione non è stata migliore nemmeno nei centri limitrofi, i cui sindaci si sono trovati a registrare danni analoghi, principalmente nei centri con frazioni montane. Ancora adesso alcune località risultano difficilmente raggiungibili a causa dello stato delle vie d'accesso, che si presentano colme di crateri.

Acquaro in ginocchio

Il contesto di Acquaro, apparso subito critico, ha messo subito in allarme il sindaco Domenico Scarmozzino che già nei minuti immediatamente successivi all'eccezionale evento meteorologico ha allertato Vigili del fuoco e Protezione civile, che hanno effettuato un primo intervento intorno alla mezzanotte. Il giro di ricognizione del primo cittadino è ripreso poco dopo l'alba, quando, con il supporto dal presidente del consiglio provinciale Giuseppe Barilaro, il quale vive ad Acquaro, è stata effettuata una ricognizione per tutto il territorio comunale, frazioni comprese, in seguito alla quale ci si è effettivamente resi conto del grave stato in cui versano molte zone. La situazione ha indotto Barilaro ad attivarsi per porre soluzione alle necessità impellenti, facendo arrivare in paese i mezzi meccanici e gli operai a disposizione della Provincia che, assieme ad una squadra dei Vigili del fuoco, hanno lavorato tutta la mattinata per rimuovere parte del fango sulle strade. La costatazione dei tanti danni ha altresì indotto Scarmozzino e Barilaro a ritenere di non poter affrontare una simile situazione con le sole forze del Comune e, quindi, di dover giocoforza attivarsi per cercare d'allargare il raggio d'azione. È stato così allertato il presidente della Provincia Francesco De Nisi, il quale, messosi a completa disposizione, ha immediatamente inviato al comune l'assessore ai Lavori pubblici Pino Barbuto, congiuntamente ad uno staff di esperti dell'Ufficio tecnico provinciale.

Unità di crisi

Si è così improvvisata un'unità di crisi, alla presenza dei tecnici, di Barbuto, di Barilaro e del consigliere provinciale Nico Crupi, alla quale hanno preso parte oltre ai sindaci dei comuni interessati (oltre a Scarmozzino, Giosuele Schinella, di Arena, Gabriele Corrado, di Dasà, Francesco Cavallaro, di Dinami), in seguito alla quale si è decisa un'azione sinergica, con il supporto dell'amministrazione provinciale, per individuare i canali d'azione opportuni e le necessarie operazioni di ripristino dello status antes calamità. «Stato di calamità» E' stata una riunione operativa per cui Barilaro, ringraziando i sindaci per la disponibilità, e i Vigili del fuoco, la Protezione civile e l'Ufficio tecnico provinciale per il supporto operativo, si è detto soddisfatto, annunciando che lavorerà, di concerto con i primi cittadini, per portare all'attenzione della Regione questa nuova emergenza alluvionale che il Vibonese - in questo caso il suo spesso bistrattato entroterra - si è trovato per l'ennesima volta a dover affrontare. Dal canto suo, il sindaco Scarmozzino ha affermato che esistono tutti i presupposti per
chiedere lo stato di calamità affinché si affronti la nuova emergenza grazie alle misure idonee. Tutto ciò sperando che nei prossimi giorni il cielo sia clemente. E che non si registrino i consueti ritardi, frutto dell'insensibilità e dell'inefficenza. Marinate docet.

Valerio Colaci

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