In nome dei giovani che unirono l'Italia

 

Calabria Ora del 5 Novembre 2008

E' iniziata con i bambini delle medie che hanno suonato coralmente l'inno di Mameli, la commemorazione dei caduti ad Acquaro in un 4 novembre coincidente con i 90 anni della fine della Prima guerra mondiale.

Sono stati, infatti, in gran parte i bambini di tutte le scuole del piccolo centro del Vibonese i protagonisti della bella manifestazione svoltasi d'innanzi al monumento che ricorda tante giovani vite spezzate prima del tempo per dare un futuro di pace, giustizia e libertà alle nuove generazioni. «Siamo qui oggi - ha spiegato il sindaco Domenico Scarmozzino - per commemorare i caduti e ricordare i valori per cui vale la pena vivere e per cui molti sono morti, segnando positivamente la nostra storia attraverso il dono della vita per l'indipendenza, l'unità e la libertà della patria. Per capire l'importanza del sacrificio di coloro che hanno difeso la patria fino all'estremo - ha proseguito - e comprendere il senso dei valori dell'amore, della giustizia e della pace, vero significato della giornata, è fondamentale la partecipazione e la sensibilizzazione dei giovani che rappresentano il futuro. Questo giorno riveste una grande importanza sia dal punto di vista storico, sia guardando all'attuale contesto globale, caratterizzato da miriadi di guerre. È un giorno - ha concluso Scarmozzino lasciando la parola alla preside Caterina Barilaro - che insegna a non chiudere gli occhi davanti alle ingiustizie ed alle sopraffazioni ed a combattere contro la logica della guerra, il terrorismo, l'odio razziale, l'intolleranza, riappropriandosi di quei valori che consentano di creare una società unita e senza inimicizie. Su questo monumento, che io considero un simbolo di pace - ha esordito la dirigente - sono segnati i nomi di decine di compaesani morti per noi, per darci la pace. Una pace ottenuta grazie a tutti coloro i quali, in quel lontano 4 novembre 1918, entrarono a Trento apponendo il tricolore sul castello del Buonconsiglio. Da allora abbiamo l'Italia, quindi è nostro dovere onorare questi uomini - ha concluso - ed inchinarci davanti a questi eroi, caduti per darci la nazione che oggi conosciamo». Dopo i "grandi" a tornare protagonisti sono stati i bambini, i quali hanno recitato frasi e poesie sulla pace, la speranza, la patria. Alla fine della mattinata, dopo la preghiera di benedizione celebrata da don Saro, è stata apposta una corona d'alloro, simbolo d'imperitura rimembranza verso quei giovani che il caso ha voluto rendere eroi.

Valerio Colaci

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