L'alta moda parla l'acquarese

Gian Francesco Giofrè, storia di un successo che parte dalla Calabria.

Calabria Ora del 31 Agosto 2008

Quanti figli di questa Calabria, per potersi dare un futuro migliore, hanno dovuto armarsi di bagaglio e varcarne i confini. Narrare le loro storie permette d'intraprendere un viaggio nel sud oltre i suoi confini, alla ricerca di racconti affascinanti, particolari e personali che fanno conoscere sacrifici, speranze e successi di nostri conterranei trapiantati altrove.

Gian Francesco Giofrè è una delle tante tappe di questo viaggio infinito. Giovane acquarese affascinato dall'arte rinascimentale, dopo gli studi superiori parte per Firenze, solo, con un bagaglio disordinato di progetti, tra cui ne spicca uno: farcela. C'è riuscito nel campo difficile della moda, dello stilismo, che fa già parlare di lui. Ma andiamo per ordine. Giunto in Toscana con l'idea iniziale di frequentare un corso di restauro del legno, viene affascinato dalle tecniche scenografiche all'Accademia delle belle arti della città del dolce stil novo, dove si iscrive. Una materia, "costume per lo spettacolo", lo appassiona particolarmente. A folgorarlo è la "scenografia elisabettiana", una scenografia semplice in cui i protagonisti sono gli abiti. Ancora però non è consapevole sul da farsi. Nel 2000, durante lo studio di un'altra materia, "designer", realizza un lavoro in tema antigiubilare, un abito da suora in chiave trasgressiva, ottenendo un'ampio successo di critica che lo farà conoscere agli esperti del mondo cui aspira. Comincia ad aprire gli occhi e scrollare la testa. Nei quattro anni successivi, grazie ad un concorso, fa parte dello staff della sartoria del teatro comunale "maggio musicale fiorentino" e, contemporaneamente, arrotonda svolgendo il lavoro di costumista stilista presso note aziende di pronto moda. In questo periodo conosce un agente di commercio, Vittorio Molinari, una "persona con un cervello a 360°", responsabile di molte aziende sartoriali importanti. La bussola comincia a segnare il nord, la svolta che gli permette di prendere maggiore coscienza del suo talento. Risultato dell'incontro è l'apertura di un negozio di moda, in uno dei quartieri più antichi di Firenze, il San Frediano, a due passi da palazzo Pitti e dalle vie dei negozi dei più importanti stilisti. La gente ne rimane incantata già dalla vetrina, anima del negozio che, in venti metri quadrati, ospita periodicamente scenografie ispirate a temi sociali ogni volta diversi. All'interno, un arredamento stile anni '30 in cui sono incastonati una serie di specchi, particolare tratto dall'arte di Kandiski mentre, i colori predominanti sono bianco, nero, verde e rosso, quelli che ricorrono nella sua linea moda. Il tutto congiunto in un unico fluido logico che simboleggia una sorta di disordine inquadrato nell'ordine ed attrae con particolare suggestione coloro che vi passano davanti. Nel negozio, altra particolarità, gli abiti vengono realizzati sul momento, in base alla personalità del cliente che assiste di persona alla messa in opera del capo. Ma Giofrè vuole andare oltre. A sei mesi dall'apertura del negozio, un altro incontro fatale, quello con lo sceneggiatore e regista Matteo Fiore Torchia. Ne nasce un sodalizio. L'intento del regista era la realizzazione di un film con un cast di tutto rispetto, di cui era gia pronta una sceneggiatura, incentrato sulle bellezze della Calabria. I tempi, tuttavia, non erano ancora maturi, ed attualmente i due si stanno muovendo su strade diverse, mantenendo, però, quel sogno ancora in un cassetto che rimane dischiuso. Attualmenle Giofrè sta cercando altri mercati per la produzione (sta realizzando parte della sua linea in India, a New Delhi) ed è sotto osservazione da parte di diversi compratori sia a livello nazionale che internazionale (Roma, Londra, Montreal, Parigi), che sarebbero interessati alle sue creazioni moda. Sentiremo parlare presto di lui e l'alta moda comunichera anche in acquarese. Niente male per un calabrese partito solo con un bagaglio di sogni aggrovigliati.

Valerio Colaci

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