Una nuova realtà per Acquaro

Cittadini e parroco uniti per ridare vita alla Confraternita.

Calabria Ora del 24 Aprile 2008

A trent'anni dallo scioglimento, la ricostituzione ad Acquaro della pluricentenaria Confraternita del santissimo Corpo di Cristo potrebbe divenire realtà. La notizia in paese è stata accolta con forte entusiasmo, ed in tanti sono pronti ad aderirvi subito. Portavoce dell'iniziativa, il signor Raffaele Montagnese ha raccolto le istanze di tanti compaesani, per riferirle poi al parroco, don Rosario Lamari, il quale ha convocato l'incontro voltosi nella chiesa matrice.

In esso, Antonio Tripodi, diacono e già priore della confraternita dell'immacolata di Dasà, coadiuvato dal parroco, ha fatto una sintesi, ai circa 30 presenti, su come organizzarsi, ponendo l'accento sull'importanza che riveste la creazione e, soprattutto, il mantenimento di un'istituzione del genere, la quale impone di seguire determinate regole di vita, cui attenersi con senso di responsabilità, impegno e dedizione, soprattutto nel seguire ogni funzione liturgica. D'accordo con Tripodi, anche don Saro, che ha invitato tutti a riflettere sulla responsabilità richiesta dall'adesione ad una simile associazione religiosa. Al termine, i presenti, sempre più convinti a procedere, hanno chiesto copia di un regolamento per poter meglio ponderare la loro scelta. Della storica confraternita di Acquaro, adottante abito bianco e mantella rossa, non si hanno notizie certe dell'anno della fondazione, ma esiste un documento del 1622, fino a qualche anno fa (ma sarebbe bene vi ritornasse) esposto nella chiesetta di San Giuseppe (dove esiste ancora il banco su cui sedevano il priore e gli altri fratelli) certificante l'annessione della congrega all'omonima arciconfraternita di Roma, mentre è del 1791 il documento di regio beneplacito datole dal re di Napoli Ferdinando IV. Una vita ispirata a valori rigidi, quella degli aderenti, i quali, in una società in cui il lavoro agricolo assorbiva gran parte del tempo e in cui il rispetto reciproco era norma inviolabile, vivevano un rapporto solidale e simbiotico, ritrovandosi sia nelle circostanze belle, come le feste comandate, che in quelle più brutte, come i funerali. Alla fine degli anni '70, per varie vicissitudini, ma non senza rammarico generale, la confraternita cessò di esistere. A breve, però, grazie ai consigli di Tripodi ed alla volontà di quanti vorranno aderirvi, questo pezzo di storia, importante sia dal punto di vista religioso che da quello dell'aggregazione tra i cittadini e i fedeli di Acquaro, potrebbe rivedere la luce. In tanti lo sperano.

Valerio Colaci

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