Io, bidello, cultore di Dante

La vicenda di Vincenzo Fratea a Studio Aperto, su Italia Uno. Al Parini di Milano ha spiegato la Divina Commedia.

Il Quotidiano del 29 Gennaio 2008

Non è passata inosservata, a quanti dei suoi compaesani ed ai suoi amici d'infanzia in particolare, in quel momento avevano acceso il televisore, l'intervista a Vincenzo Fratea andata in onda sabato scorso durante la trasmissione "Studio Aperto" delle 12, 30. La sua "avventura", anzi, nelle ore successive è stata raccontata e commentata non solo ad Acquaro, bensì anche in altri centri vicini.

Ma, cosa aveva fatto di così clamoroso per finire in televisione il bidello Vincenzo Fratea, ex operaio metalmeccanico, emigrato negli anni Settanta a Milano, portandosi dietro la classica valigia di cartone, con dentro tanti sogni rimasti irrealizzati? Per saperne di più lo abbiamo contattato telefonicamente. Ancora in preda a forti emozioni ha provato a raccontarsi. "Tutto è iniziato per caso circa una decina di giorni addietro. Nella classe IV G del liceo classico Parini, normalmente affidata alle mie cure, occasionalmente è risultata assente la docente. Chi doveva sostituirla era in ritardo. In classe si alzava già la baldoria, tanto che sono dovuto intervenire invitando tutti alla calma". E' stato allora che è scattata la "sfida". Uno dei ragazzi infatti con una battuta provocatoria ha detto : "Perché non ci fai tu la lezione?" "Sappiate - ha risposto Vincenzo - che vi torturerò con Dante". "Va bene" è stata la replica di quei mariuoli. "Aperto a caso il libro della Divina Commedia, che mi porto sempre dietro, mi sono imbattuto - ha osservato Vincenzo - all'inizio del V canto dell'Inferno e più precisamente al momento dell'incontro con Minosse". La "lezione" è durata appena un quarto d'ora, un tempo sufficiente alquanto perché l'intera classe rimanesse rapita. Ma, non è finita lì. Una docente, che si era fermata pure lei ad ascoltare, ha proposto al bidello di provare a trasmettere la sua passione per Dante anche agli studenti di prima liceo. E Vincenzo non se l'è fatto ripetere, concedendo il bis. Questa volta, però, la lezione, che doveva durare un'ora, si è protratta addirittura per due ore su richiesta dei ragazzi rimasti affascinati, che alla fine hanno sottolineato con uno scrosciante applauso la emozionante lezione. Tutto ciò è avvenuto sotto lo sguardo attento e compiaciuto delle docenti, che in quelle due ore avrebbero dovuto occupare loro l'aula. Il momento di celebrità di Vincenzo è rimbalzato attraverso la ripresa televisiva delle reti Mediaset in paese, ad Acquaro, dove il bidello - professore è nato circa sessant'anni fa, che è stato costretto a lasciare dopo la morte di entrambi i genitori. Circostanza, questa, che non ha consentito a Vincenzo di continuare negli studi classici, da lui intrapresi proprio al liceo "Morelli" di Vibo Valentia. Una passione, quella per la letteratura e per Dante in particolare, che però egli non ha mai abbandonato, finendo per diventare più che un autodidatta. A tal punto che ha già pubblicato una raccolta di poesie, un'altra passione che continua e spesso lo porta ad evocare i luoghi dell'adolescenza trascorsa ad Acquaro. Un "umile e grato, modesto e pur sentito omaggio - ha scritto - al paese, sempre nel cuore". Vincenzo il suo paese non lo ha dimenticato, così come le persone di mezza età, tra cui i suoi amici d'infanzia, hanno conservato l'affetto per l'uomo (nel frattempo Vincenzo Fratea si è sposato; ha una figlia, Daniela) che riuscì a creare una squadra di calcio - altra sua passione; è un fan della Fiorentina - che egli stesso intitolò, negli anni Sessanta, Inter- Fiore, grazie alla quale tanti ragazzi trovarono l'opportunità di socializzare e coltivare amicizie sincere e durature. Anche per questi motivi Vincenzo Fratea non poteva passare inosservato quando il suo volto buono e onesto sabato scorso è apparso in televisione.

Nando Scarmozzino

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