Una vita dedicata al legno

La storia di mastro Peppino Luzzi, artista e uomo di una volta.

Calabria Ora del 28 Maggio 2006

E' figlio di questa terra, dove ha sempre vissuto, ed ha una passione nel sangue tramandatagli dal padre e portata avanti col fervore e l'entusiasmo di un quindicenne: lavorare il legno. Fin qui niente di particolare, se non fosse che, Mastro Peppino Luzzi, classe 1931, «una forza - ci confessa - che non è più quella di una volta», lo fa come un tempo, come lo si faceva 30, 40, 50 anni fa, con attrezzi e strumenti, ormai rari, che gli artigiani si fabbricavano da sè.

Abbiamo dovuto insistere parecchio affinché lui, persona garbata, tanto quanto riservata, che non ama la propaganda, ci aprisse le porte della sua bottega artigiana. Alla fine ha ceduto. E lo riteniamo un onore perché, ve lo assicuriamo, quella che si respira nel piccolo locale che accoglie la sua officina, è un'aria d'altri tempi, quasi fiabesca, che oramai non è comune respirare. Correva l'anno 1910, quando il padre Vincenzo fondava la falegnameria. Oggi, a distanza di quasi un secolo, è rimasto tutto, o quasi, tale e quale ad allora. Ne va fiero Mastro Peppino, mostrandoci l'onorificenza ricevuta nel 1976 dalla provincia di Catanzaro, in quanto unica bottega portata continuativamente avanti dai membri della stessa famiglia e sempre nella stessa officina. E la stessa fierezza la mostra nel farci vedere gli attrezzi con cui lavora. In particolare un tornio a pedale e "romaniaju" (cordicella, ndr), costruito dal padre e tuttora perfettamente funzionante. Ed ancora l'altro tornio, costruito da lui e funzionante con un motore di lavatrice dismessa. E poi tutta una serie di strumenti, strani a vedersi ma ,ci assicura, «efficaci tanto quanto quelli moderni». In un'atmosfera surreale, è un vero e proprio spettacolo quello a cui si assiste nel vederlo all'opera, intento a fare lavori di precisione certosina, senza preoccuparsi del tempo che impiegherà. Un tempo che scorre lento, scandito dai colpi d'ascia e di scalpello che lui, sapientemente e millimetricamente, con mano ferma, dà ai ciocchi di legno affinché assumano la forma che egli ha immaginato, con una perfezione di lavoro impressionante. «Bisogna armarsi di molta pazienza -dice- per realizzare certi lavori», perché, a dover essere rispettata è quella che lui ritiene essere una vera e propria "arte". E non vi sono dubbi che Mastro Peppino sia un artista, come non ve ne sono che di pazienza ne ha, ed anche tanta. «Quando mi viene in testa un'idea – confessa - l'entusiasmo va alle stelle. La notte dormo poco per riflettere sul lavoro del giorno seguente e per escogitare la tecnica migliore per realizzarlo. Al mattino non sto nella pelle, finché non scendo in bottega a sentire l'odore del legno che andrò a plasmare e, spesso, non ce la faccio ad aspettare l'alba e, folgorato da un'idea, mi alzo anche in piena notte per cogliere l'attimo». Ha dedicato la sua vita al legno Mastro Peppino. Oggi si gode la pensione «continuando a lavorare» perché «questo è il mio vero riposo». Realizza piccole riproduzioni in miniatura per sè: telai, presse per la produzione dell'olio, giochi… Il tutto funzionante e fedele a quello del tempo che fu. «L'età c'è», ci rivela con un po' di rammarico. Ma noi abbiamo visto che i progetti per il futuro non mancano e che i suoi occhi rivelano tanta voglia ancora di fare. Un artista deve rimanere giovane nello spirito. E lui lo è. E' un grande esempio per le giovani generazioni. Continua così Mastro Peppino.

Valerio Colaci

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