Acquaro, dimunuisce il numero di abitanti

 

Calabria Ora del 14 Aprile 2011

In dieci anni un vero e proprio stillicidio residenziale. I dati Istat inducono ad una seria riflessione sul dove stiano andando a finire i piccoli centri, soprattutto dell'interno, sottoposti ad un annuale dissanguamento residenziale che li ha ridotti all'osso, prefigurando per essi un futuro da paesi fantasma. Paesi per vecchi. Perché i giovani, forza motrice di una comunità, appena possono scappano. Scappano da un nulla che altrimenti li divora.

Ed ecco che dai registri d'anagrafe scompaiono i nomi a decine e questi centri, come estremità in cancrena di un unico corpo, vengono lasciati a marcire in attesa di amputarli per sempre. Certo, le cause di una siffatta situazione vanno rintracciate nella concomitanza di vari fattori. Ma all'apice di tutto vanno senza dubbio annoverati gli anni di cattiva gestione ad ogni livello di governo, laddove si è pensato a tutto fuorché ad evitare che queste realtà andassero in malora. Ed allora, come si diceva, i dati vanno seriamente ispezionati e da essi deve essere ispirata una necessaria inversione di tendenza tale da portare ad un rilancio delle piccole realtà, riconsiderando seriamente il locale nel globale. Si prenda, ad esempio, Acquaro, piccolo centro ai piedi delle Serre che, a novembre 2010 (ultimo aggiornamento disponibile) conta una popolazione di 2636 abitanti. Dall'ultimo censimento, realizzato nel 2001, il decremento è stato di 411 unità, una cifra che a prima vista sembrerebbe irrisoria ma che corrisponde al 13,74%, con una perdita media di 40 di residenti l'anno, senza alcun segno d'inversione di rotta. La prima volta che si scese sotto quota 3000 fu nel gennaio 2003 (2994 abitanti), mentre i dodici mesi maglia nera del decennio sono quelli da gennaio 2006 allo stesso mese del 2007, con una contrazione di ben 108 residenti in un solo anno. Analizzando, poi, i precedenti 2 censimenti, si può vedere come il trend con gli anni sia in ascesa. Dal '91 al 2001, infatti, il decremento è stato di circa la metà rispetto al periodo successivo (240 unità perse). Nessun decremento, invece, dall' '81 al '91, decennio durante il quale, sebbene si possa essere portati a pensare ad un grosso aumento di popolazione, per via del verificarsi di quello che fu un vero e proprio boom nel settore dell'edilizia residenziale, la popolazione crebbe di sole 6 unità (3281 abitanti nel primo anno di riferimento, arrivati a 3287 nell'ultimo). Ben poca roba in 10 anni, ma almeno era crescita. Quest'anno ci sarà il nuovo censimento i cui dati (fuor di dubbio sotto i 2600 abitanti, a meno di una crescita dovuta all'afflusso di immigrati dai paesi dell'est) porteranno alla rimodulazione di molti settori, partendo dalla composizione numerica del consiglio comunale, ridotto da 17 a 12 membri, passando per la diminuzione sempre più ampia di trasferimenti ed arrivando, cosi, alla spettanza di meno servizi e diritti. Il che, come in un circolo vizioso, equivale a meno residenti, che se non trovano i servizi più elementari, per forza di cose si spostano in centri più grandi ed attrezzati. E, non ci si stanca di ripetere la tiritera, meno gente, ancora meno servizi. Finché non rimarrà niente e nessuno. Se proprio si vuol rimanere ciechi di fronte ai dati statistici, si dia uno sguardo, almeno, alle conseguenze che da essi scaturiscono. E si cambi finalmente metodo. Perché, così, è evidente, non va!

Valerio Colaci

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