La filosofia scende in piazza

Presentato il libro di Umberto Muratore sulla "Apologia della fedeltà in difesa dei valori etici e spirituali".

Il Quotidiano del 12 Agosto 2011

Umberto Muratore, padre rosminiano e filosofo, direttore del Centro Internazionale di Studi Rosminiani di Stresa, ha presentato in piazza San Michele Arcangelo di Piscopio, alla presenza di un vasto pubblico, fatto soprattutto di giovani, il suo ultimo lavoro librario edito dalle Edizioni Rosminiane, di cui egli è il direttore.

Prima della presentazione l'autore ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto a scegliere Piscopio come sede della illustrazione dell'opera. Padre Muratore, ricordate le sue origini, legate al vicino paese di Acquaro, ha spiegato che i motivi sono riscontrabili nel titolo "Apologia della fedeltà in difesa dei valori etici e spirituali", che vede la confluenza di tre campioni di fedeltà e di semisantità «l'Arcangelo San Michele, San Francesco di Assisi e il dotto beato Antonio Rosmini di Rovereto».
L'Arcangelo San Michele, santo patrono di Piscopio, ha determinato, quindi, la scelta del luogo di presentazione del libro. Con la pubblicazione lo studioso ha inteso ridare orientamenti su alcuni odierni comportamenti non corretti della società, «verso i più alti equilibri di spiritualità e di vicinanza a Dio nel segno dell'amicizia e della fratellanza». Il sentiero è fondamentalmente quello tracciato da Antonio Rosmini, figura centrale del cattolicesimo liberale, il quale, attraverso il suo pensiero «ha cercato di rapportare e avvicinare l'antica tradizione della chiesa cattolica alla modernità che secondo lo studioso cattolico, ha portato, per dirla con una definizione del sociologo e filosofo di origini polacche Zygmunt Bauman, alla cosiddetta società liquida»; liquida in quanto capace di promuovere solo «vite liquide, amori liquidi, comportamenti e affetti sciolti e disarticolati».
In brevissimo tempo, ha riferito l'autore, «abbiamo conquistato tanta libertà e tanto benessere, ma non siamo riusciti a gestire tutto ciò e far convogliare il tutto verso obiettivi certi e sicuri di fede e di vicinanza a Dio». Il risultato finale, ha continuato il rosminiano, è che «dobbiamo aiutare noi stessi e gli altri cercando di veicolare libertà e felicità verso la religione che rimane sempre e comunque, alla base, il fondo dei valori». Se si perde la religione, ha sintetizzato Muratore, «scompare la libertà che è un valore dato agli uomini per riuscire a sopravvivere. Occorre, quindi, insegnare a gestire la libertà per poter indirizzare l'uomo verso la fedeltà in Dio e verso la saggezza del vivere in amicizia».
Usando la luce della verità, che è in lui, ha concluso lo studioso rosminiano, l'uomo si muoverà in due direzioni: «verso l'alto, alla crescente scoperta di Dio e verso la fedeltà di Dio per l'uomo».
Al di là di approfondite considerazioni e riflessioni, la lettura del libro può diventare un'occasione per riflettere sulla fedeltà in generale e su quella etica e spirituale in particolare. E, per come si esprime sulla fedeltà l'autore, ci ricorda in una parte del libro, che sarebbe un peccato morire senza averla mai gustata. Il discorso a difesa della fedeltà e delle sue bellezze mira ad un unico approdo: «Tenere aperte le vie che ci permettono di avanzare verso la felicità». L'uomo di oggi non trova facilmente la felicità, in quanto la stessa è seriamente minacciata dalla scontentezza della vita, ma può trovare nella forza gravitazionale di Dio la sua "ancora" di salvezza riuscendo ad appagare, così, la sua anima.


Maurizio Angotti

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