Si difende la guardia medica

Acquaro, il consiglio comunale aperto sceglie la mobilitazione.

Calabria Ora del 28 Agosto 2011

Messaggio inequivocabile quello emerso nel consiglio comunale convocato d'urgenza venerdì scorso ad Acquaro: «la guardia medica non si tocca».

A pronunciarlo a gran voce i cittadini, tra cui, caso raro, molte donne, che hanno risposto all'invito e partecipato alla pubblica assemblea iniziata al contrario, cioè dall'ultimo punto dell'ordine del giorno - le considerazioni del sindaco - mentre l'approvazione degli altri 2 (revoca di una delibera di consiglio del 2008 per il Psc in forma associata e nomina della commissione - Montagnese e Viola più il sindaco - per la formazione dell'elenco dei giudici popolari) è passata in secondo piano. Con una breve introduzione, il sindaco Giuseppe Barilaro ha ricostruito le tappe che hanno portato alla convocazione urgente. Ha parlato delle tante riunioni avute con i colleghi dei centri interni e col prefetto per discutere sulle perplessità e preoccupazioni derivanti dal riordino sanitario previsto dal decreto 18 e dalle successive delibere commissariali per la provincia di Vibo, la quale «subisce - ha detto - il peso maggiore dei tagli con la riduzione all'osso di 3 presidi, 2 dei quali nell'entroterra che negli anni hanno dato grandi risposte all'utenza, mentre altrove si inaugurano sempre nuovi mega reparti e mega strutture. Un territorio, questo, per il quale la regione ha forti responsabilità». Da ciò, Barilaro è arrivato al dunque, all'ultima tappa, la conferenza dei sindaci di giovedì 25, senza che vi sia stata, pare, una convocazione ufficiale. Una conferenza dai toni accesi nella quale è stata fatta esplodere la palla scura, con la comunicazione, da parte della terna commissariale, dell'avvenuto riordino della rete di guardie mediche, portate da 39 totali a 23, mentre, nell'entroterra delle Serre, da 13 scendono a 7 (Simbario, Soriano Fabrizia, Nardodipace, Arena, Dinami e San Nicola da Crissa). Una decisione ancora una volta presa in base a parametri astratti (2 postazioni ogni 20 mila abitanti, tenendo conto dell'orografia, della climatologia e della viabilità) senza valutare il reale stato viario e le esigenze dei territori e di popolazioni prevalentemente anziane e, spesso, non automunite, che hanno estremo bisogno di una postazione territoriale. La sua necessità è stata confermata da un operatore di guardia medica presente in aula, la dottoressa Franca Rottura, che ha spiegato il fortissimo disagio che si verrebbe a determinare nei casi di interventi urgenti come ad esempio crisi respiratorie, ipertensive, edemi polmonari acuti, suturazioni ed altro per cui, l'intervento immediato e provvidenziale. Senza contare che i medici di base sono, talvolta, irreperibili di giorno, figuriamoci la notte. E senza contare i disagi per gli stessi operatori, quelli trimestrali e quelli fuori graduatoria, che non verrebbero più chiamati. Insomma, quella dei commissari, al solito, non è stata una bella pensata. La guardia medica non s'ha da toccare. Ne è convinta la popolazione e ne è convinto il primo cittadino. «La postazione di Acquaro - le parole di Barilaro - deve rimanere, perché necessaria per i tanti residenti e perché è stata un punto nevralgico per l'Asp. Faremo il possibile nel fronte comune con gli altri sindaci per la tutela della sanità territoriale, ma quella per la guardia medica dev'essere una battaglia nostra. Oggi la politica finisce il suo compito di mediazione. Lunedì mattina ci sarà una protesta pacifica dei sindaci del comprensorio di Serra d'avanti alla sede Asp. Se avrà risultati bene. Altrimenti - la chiosa - io garantisco la mia disponibilità a battagliare con voi. Una battaglia senza se e senza ma». Inutile dire che i cittadini sono pronti a tutto. Vediamo se riescono loro dove la politica ha fallito.

Valerio Colaci

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