L'ennesimo disagio imposto ai danni di bisognosi e anziani

Acquaro, malumore per la soppressione del presidio di continuità assistenziale.

Calabria Ora dell'8 Settembre 2011

C'è malumore ad Acquaro. Tanto malumore. A farlo crescere la notizia della chiusura della locale guardia medica, piombata su capo e collo dei tanti che, per varie patologie, vedono il presidio di primo intervento indispensabile per la salvaguardia della salute.

Crisi respiratorie, ipertensive e glicemiche, edemi polmonari acuti, suturazioni. Un semplice mal di pancia. Ce l'ho io mica te! La postazione è necessaria. Ma si deve rientrare da una situazione insostenibile e si taglia, qua e là, basandosi su dati astratti: orografici, climatici, viari, residenziali. Ma, nella realtà, è davvero possibile tagliare indiscriminatamente? Esistono le condizioni, reali, e non astratte, per farlo?
Scendiamo nel particolare, con riferimento al caso Acquaro e, per evitare di essere tacciati di campanilismo, partiamo dal presupposto che, anche in considerazione dei tagli ospedalieri, sarebbe giusto mantenere una postazione di guardia medica almeno in ogni comune. Partiamo dal dato residenziale. Due postazioni ogni 20 mila abitanti. Questo dicono le carte. Ma, nello specifico, si conoscono le caratteristiche di tale numero? Si sa, ad esempio, che nella maggior parte dei casi si tratta di anziani, spesso soli, e quindi più bisognosi di altri? Probabilmente no. Passiamo all'orografia, alle caratteristiche climatiche ed alla viabilità, che possono essere trattati in un unico quadro riproducente uno scenario a tinte altrettanto fosche. Si tratta di un territorio montano con caratteristiche simili a quelle, ad esempio, di Arena e Dinami, dove le postazioni sono rimaste. Ora, Acquaro dista circa 10 chilometri (più 10 di ritorno) da Dinami e da 6 a 13 (considerando la frazione Piani) da Arena. Si sa che, per la maggiore, si tratta di gente non automunita con la difficoltà a fare anche solo un chilometro per raggiungere la postazione di guardia medica? O che non ci sono mezzi di trasporto pubblico, lo si sa? E la condizione delle strade, la si è vista? Si sa, ad esempio, che la strada per Arena da 3 anni, a causa di un'alluvione del 2008, è chiusa al traffico dei mezzi pesanti? O che, in molti tratti, bisogna fermarsi perché ci passa una sola macchina? O, ancora, che in caso di pioggia invernale si rischia, percorrendola, di rimanere sotto cumuli di materiale che viene giù da una collina arrivata, anch'essa, al limite della sopportazione? E la strada per Dinami, la si conosce? Si è constatato che, sempre in seguito ad alluvioni, da parecchi mesi ci sono tronconi dove giacciono cumuli di materiale ed altri inghiottiti per metà da voragini, rendendo anche tale via pericolosissima per l'incolumità di chi la percorre? Forse no.
Inoltre, se abbiamo una sanità col buco, questo non l'ha prodotto il cittadino. E, si badi, non si faccia passare l'idea che la guardia medica, come alcuni ospedali, le comunità montane o altro, è inutile e va tagliata perché non funziona. Se la guardia medica - come alcuni ospedali, le comunità montane e quant'altro - non funziona, la colpa non è del cittadino che paga le tasse in cambio di servizi efficienti, ma di chi ha il compito di metterla in condizioni di farla funzionare. Non si può partire dal presupposto che occorre demolire la macchina perché non marcia più, e poi scoprire, magari, che si è messo sempre olio scadente, gomme rifatte, non si è mai controllata l'acqua nel radiatore, ecc. Se la macchina serve, e serve, e c'è una minima possibilità di aggiustarla, occorre un meccanico specializzato ed i giusti accorgimenti. Poi funzionerà a dovere. Dire che qualcosa è inutile perché non funziona equivale ad alimentare la rassegnazione. E rassegnazione ed indignazione poco si conciliano.
C'è crisi? Dev'essere per tutti. È la regola del buon padre di famiglia che se in casa ci sono problemi economici, non comincia a togliere il pane dalla bocca dei suoi figli, ma inizia per primo a mangiare di meno. Il cittadino è stanco di dover essere l'unico a dover stringere la cinghia. Un giorno, quando l'indignazione non basterà più, smetterà di lamentarsi, prenderà un "bastone" e tirerà fuori i denti. Perché non se ne può più.

Valerio Colaci

Ritaglio dell'articolo

Lock full review www.8betting.co.uk 888 Bookmaker

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua navigazione. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di più leggi la Cookie Policy.