La rinascita sorianese vista da Scarmozzino

 

Calabria Ora del 15 Settembre 2011

Non vi poteva essere altro evento per inaugurare la nuova sala convegni della biblioteca calabrese, che la presentazione, martedì scorso, di un libro su Soriano. Il titolo "Soriano, dalle rovine alla rinascita". Il tema, originalissimo, le immediate reazioni dei sorianesi al terremoto del 1783 che distrusse la cittadina e gran parte dei centri limitrofi.

L'autore Nando Scarmozzino, acquarese, giornalista pubblicista, direttore di "Rogerius", la rivista della biblioteca, nonché studioso di storia locale che ebbe l'idea partecipando, tempo addietro, alla processione della Madonna del flagello, quando, catapultandosi mentalmente all'epoca del disastro, cercò d'immaginare la reazione della popolazione. Una ricostruzione, la sua, attenta e originale, realizzata attraverso notizie estratte da atti notarili del periodo, rimanendo in un ambito spazio-temporale delimitato su Soriano nel periodo che va dall'anno del sisma sino al 1800. Un'opera valida che, a detta di molti, colma una grossa lacuna letteraria, ricostruendo spaccati di vita familiare, sociale, economica e politica di una città che, appena annientata dal terremoto, anziché piangersi addosso, reagisce col vigore che da sempre la contraddistingue, ed avvia una faticosa rinascita.
A fare da moderatore, il direttore dell'istituto di cultura Nicola Provenzano, che ha fatto una breve presentazione dell'opera e dell'autore «assiduo frequentatore della biblioteca ed attento a tutto ciò che la riguarda». Subito dopo Francesco Vilone, presidente dell'associazione "Soriano nel mondo", finanziatrice della fatica letteraria, ripercorre le fasi della nascita dell'associazione e l'intento che si propone, cioè lo sviluppo culturale e sociale del paese attraverso varie iniziative, tra cui la divulgazione del libro di Scarmozzino, di cui ha raccontato alcuni contenuti che lui stesso ha confessato non conosceva. Appassionato l'intervento dell'assessore alla Cultura Rossella Varì, la quale è entrata immediatamente nel vivo dell'argomento di un libro che «aiuta a mantenere viva la memoria, dimostrando l'eccezionale alacrità dei sorianesi, veri protagonisti dell'opera che dimostra la loro voglia di riprendere in mano la propria vita, reagendo con vigore alla distruzione». Lungo, ma interessante, l'intervento di Licia Bevilacqua, dirigente scolastico dell'istituto omnicomprensivo, la quale, svelando la quasi completa composizione del libro, lo ha definito come «un'opera antropologica in cui il notaio diventa un etnologo che si fa riferire i fatti direttamente dalle persone che vissero il flagello, per poi tramandarli attraverso la storia con gli atti notarili, creando una linea temporale che unisce quel periodo ad oggi, rappresentato dall'esistenza di molti elementi di allora».
I ringraziamenti finali all'autore, che ha spiegato il perché di un libro su Soriano, cui è legato da un rapporto consolidato nel tempo e risalente a quando, da bambino, vi si recava col padre per vedere i film nel locale cinema. «Un libro - ha detto - realizzato dopo un anno di ricerche, con l'intento di non essere prolisso per non annoiare il lettore che, grazie alla tecnica usata, si cala nella lettura e lo rilegge più volte». Un elogio da parte sua anche all'archivio di Stato, dove lavora e dove ha reperito i documenti, «parte di un patrimonio inestimabile poco sfruttato. È per questo - la conclusione - che l'opera, oltre che un omaggio alla gente di Soriano, mira a spronare all'azione di recupero della memoria storica. Perché uno deve voler sapere e non può dimenticare».

Valerio Colaci

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