Una giornata per ricordare

Una commemorazione del 4 novembre all'insegna dei giovani e delle scuole.

Il Quotidiano del 5 Novembre 2011

Il 4 novembre, giorno in cui si celebra la Festa delle Forze Armate e il ricordo dell'Unità d'Italia, l'amministrazione comunale ha organizzato una cerimonia solenne iniziata con la celebrazione eucaristica presieduta da don Rosario Lamari cui hanno preso parte anche gli alunni e i docenti degli istituti scolastici.

Dopo la cerimonia religiosa è stato costituito un corteo che, aperto dalle bandiere tricolori, si è diretto in Piazza Marconi dove si erge il Monumento ai Caduti e dopo l'alzabandiera sulle note dell'Inno di Mameli, è stata deposta una corona di alloro. «Oltre a ricordare la giornata delle Forze Armate, dei nostri eroi che sono morti, voglio ricordare il bisogno di ricreare questa unità». Ha introdotto il dirigente scolastico Caterina Barilaro. «Viviamo in tempi molto difficili dove tutti i giorni si parla di crisi e, seppur non sappiamo se credere a tutto ciò che si dice, sicuramente non sono tempi facili dal punto di vista materiale e morale». La dirigente ha anche parlato del "Viaggio dell'Eroe" di cui quest'anno ricorre il 90° anniversario. Infatti il presidente Napolitano ha voluto che venisse ricordato con un viaggio reale partito da Aquileia, attraversando 15 città italiane, per poi fermarsi a Roma. «Questo viaggio ricorda il milite ignoto, l'eroe per antonomasia, colui di cui non si ricorda il nome ma che impersona tutti i morti, con nome e senza nome, che hanno creato la storia».
La Barilaro ha voluto addentrarsi nella situazione reale che vivono i piccoli paesi come Acquaro. «Penso ai tanti giovani che abbandonano i nostri paesi» causandone gradualmente «la morte. Un fatto che mi rattrista osservando le piazze e le strade vuote, l'aule scolastiche che via via si stanno assottigliando tant'è che dobbiamo ricorrere ad accorpamenti e dimensionamenti. I nostri giovani scappano» ha sottolineato la dirigente «alla ricerca di un posto di lavoro. Auspico che ci possa essere un ritorno nelle nostre comunità e che i politici possano fare qualcosa affinchè il Meridione diventi veramente parte integrante dell'Italia e abbia quelle possibilità economiche che trattengano i giovani nei loro luoghi di origine».
Il primo cittadino Giuseppe Barilaro ha ringraziato «il Prefetto Luisa Latella, sempre sensibile a queste ricorrenze, tant'è che ha esortato tutti noi amministratori a celebrare nella giornata del 4 novembre questa importante ricorrenza. Noi l'abbiamo fatto» ha affermato «ma devo scusarmi, in qualità di presidente del consiglio provinciale, per non aver potuto presenziare alla manifestazionea Vibo». Con soddisfazione, Barilaro, ha anche parlato della nuova collocazione del monumento ai caduti. «Oggi siamo anche qui per testimoniare un impegno che avevamo preso: quello di riqualificare il patrimonio storico e culturale che appartiene alla comunità e credo che questo monumento ai caduti sia il pezzo simbolo che la nostra comunità può annoverare. Mi sento orgoglioso e compiaciuto di quello che insieme agli uffici siamo riusciti a fare».
A conclusione Barilaro ha voluto ringraziare la preside dell'Istituto Comprensivo "G. D'Antona" Caterina Barilaro e tutto il corpo docente; l'Istituto Alberghiero; le Forze dell'Ordine rappresentate dal maresciallo Emanuele Stelluti; il parroco don Rosario Lamari «sempre sensibile e vicino alla comunitànei momenti di partecipazione e raccoglimento»; i rappresentanti del locale gruppo della Croce Rossa Italiana; l'Associazione dei Reduci di Guerra; i rappresentanti della Camera del Lavoro Cgil. Con l'occasione, il primo cittadino, ha voluto anche ringraziare «la squadra dei lavoratori socialmente utili che all'esterno, giorno dopo giorno, lavorano alacremente ». L'auspicio è stato «che si continui con questo spirito di solidarietà reciproca e di condivisione dei momenti importanti così come è stato per i festeggiamenti dei 150 anni dell'Unità d'Italia così come pure oggi e ogni qualvolta saremo chiamati in occasione di appuntamenti importanti che la storia ci ricorda».


Giusepppe Parrucci

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