Nel segno di San Leoluca

Quest'anno il Comunitarium ha unito la gente del capoluogo con quella di Acquaro.

Il Quotidiano del 2 Marzo 2012

«San Leoluca ha lasciato un segno d'amore per questa città». Con questa frase Mons. Giuseppe Fiorillo ha dato inizio alla celebrazione della messa solenne per la festa del patrono di Vibo Valentia, il frate venuto da Corleone.

Segno che, grazie alla sua forte spiritualità, il Santo ha lasciato con il grande attaccamento e affetto profuso per questo luogo. Anche quest'anno Vibo Valentia ha festeggiato il suo santo protettore con i tradizionali riti religiosi ed i particolari momenti di comunione introdotti con il Comunitarium. La celebrazione solenne delle ore 11 è stata officiata dal vescovo Luigi Renzo, affiancato da numerosi sacerdoti delle parrocchie vibonesi. A chiudere la giornata di festa, la celebrazione eucaristica invece delle 18, presieduta da don Rosario Lamari, parroco di Acquaro, il paese che quest'anno ha condiviso con Vibo Valentia il significativo momento di unione, vissuto con il reciproco scambio di doni che contraddistinguono il Comunitarium.
«San Leoluca ha lasciato un segno profondo a questa città - ha ribadito mons. Fiorillo - La sua è stata una forte ed illuminante presenza in questa terra». Un pensiero questo, tramutato in invito ai cittadini e soprattutto alle figure istituzionali e politiche del capoluogo, affinchè «si impegnino nel dimostrare affetto nell'adoperarsi per questo territorio minato da molti problemi». Una dedizione dimostrata comunque da moltissimi vibonesi che ieri mattina hanno partecipato numerosi alla solenne celebrazione. Seduti ai primi banchi, il sindaco Nicola D'Agostino il sindaco di Acquaro Giuseppe Barilaro anche presidente del consiglio provinciale e tante altre figure politiche e istituzionali, tra questi il prefetto Michele Di Bari.
Sull'amore di San Leoluca, dedito all'attuazione dell'insegnamento di Dio, si è concentrata invece l'omelia del Vescovo Luigi Renzo. Ma quale messaggio, comunque, a distanza di poco più di mille anni San Leoluca può lasciare ai cittadini e in particolare ai giovani, sempre più "vittime" dell'individualismo che domina la società di oggi? «Una società sempre più tentata dalla vita materialistica e consumistica – ha affermato il vescovo – che come tale sempre più allontana dalla ricchezza e dalla forza spirituale di Dio». San Leoluca, al contrario, ci offre con il suo messaggio un esempio della via da seguire. «I santi, come San Leoluca – ha continuato monsignor Renzo - richiamano alla vita buona dettata dal Vangelo. Mettere Dio, come ha fattoSan Leoluca,al primo posto nella propria vita aiuta a viverele nostrevicende quotidiane con un'altra visione e a guardarle con gli occhi e i sentimenti del Signore».
Al termine del rito religioso, si è svolta poi la tradizionale deposizione di un fascio di fiori da parte dei Vigili del fuoco sulla statua di San Leoluca, immagine posta in alto sul muro di cinta del Valentianum. Il successivo appuntamento della giornata di festa, invece, si è tenuto nel pomeriggio. Si è trattato del momento culminante del Comunitarium, che si svolge ormai da qualche anno in occasione della festa del patrono. Intorno alle 16 si è svolta la consegna simbolica delle chiavi della città che il primo cittadino vibonese, ha consegnato al sindaco di Acquaro, e della piccola sedia, simbolo diaccoglienza da parte del vice presidente della Provincia Giuseppe Barbuto sempre a Barilaro. A seguire lo scambio di saluti all'interno del Duomo da parte di mons. Fiorillo, don Rosario Lamari, i due sindaci e Barbuto. L'importanza dell'unione tra le comunità è stato al centro dei loro interventi. «I gemellaggi - ha sottolineato D'Agostino – vengono generalmente fatti con comuni esteri, senza rendersi conto invece dell'importanza di farli con i paesi del proprio territorio ». «Il tendersi la mano è necessario ancora di più oggi, - ha poi sostenuto il sindaco Barilaro - in quanto l'intero territorio e la società sono più sofferenti». Per tale motivo, «per poter crescere e non veder spopolare il nostro territorio di risorse umane - ha affermato infine Giuseppe Barbuto –bisogna tornare a dialogare, a comunicare riprendendo quell'unità tra i diversi attori sociali, quali la chiesa, le istituzioni, la famiglia, gli amici, tipica della società di un tempo ed oggi andata perduta».


Antonella Furci

Ritaglio dell'articolo    Immagini della manfestazione Immagini della manifestazione

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