Emozione e gioia, il crocifisso del '600 ritorna tra i fedeli

 

Calabria Ora del 13 Maggio 2012

Chiesa gremita e fedeli in trepida attesa di veder svelare l'opera restaurata, venerdì ad Acquaro, dove, dopo 4 mesi di certosino lavoro da parte dei restauratori della "Monastia delle Clarisse" di Vibo, è tornato il crocefisso ligneo del '600.

Ad aprire la serata, il parroco don Saro Lamari, che ha ricostruito le fasi della rovinosa caduta e del successivo restauro, possibile grazie al contributo dei devoti, a quello dell'amministrazione comunale e di quanti, compresa la Pro loco, si sono adoperati, ai quali è andato il ringraziamento della guida pastorale. A «condividere la gioia» del ritorno, anche don Saverio Callisti, direttore dell'ufficio dei Beni culturali diocesano, il quale, raccontando la disponibilità subito accordata al parroco di Acquaro per il ripristino dell'opera d'arte, ha fatto i complimenti ai restauratori per l'ottimo lavoro. L'esperto d'arte Franco Luzza, invece, autore di un opuscolo sul crocefisso e sulla sua simbologia, con particolare riferimento a quello di Acquaro, ha spiegato lo scopo della sua opera, facendo un rapido excursus sui contenuti e sull'impostazione della stessa e soffermandosi sui passi che descrivono il simbolismo dell'iconografia della croce di fra Umile e dell'ordine francescano, da cui proviene il Cristo di Acquaro, che incarna i particolari di quella passione del figlio di Dio cui tenevano i seguaci del santo d'Assisi. Il sindaco Barilaro, poi, ha elogiato la grande forza di reazione della popolazione in occasione delle criticità.
Interessante, l'intervento di Rosario Columbro, uno dei 2 restauratori (assieme a Gerardo Santaguida) il quale, con l'ausilio di diapositive, ha descritto passo per passo il lavoro, iniziato con la disinfestazione dai parassiti e proseguito con il consolidamento (fase durate ben 2 mesi), iniettando, attraverso apposite cannule, un particolare materiale ("Paraloid") che ha reso omogeneo un legno arrivato ormai alla fine del suo ciclo. Successivamente, la ricongiunzione degli arti spezzati, delle braccia (in precedenza mobili, per permettere, in passato, lo svolgimento della funzione della passione, ed ora rese fisse, circostanza che ha determinato un piccolo neo, il fatto, cioè, che i piedi non poggiano sulla croce), sino ai più piccoli frammenti, per una ricostruzione definita «da "puzzle"». Quindi, via alla pulitura della superficie ed al ripristino del colore, con tanto di radiografia finale per constatare la giusta presa delle resine. Una descrizione che ha appassionato i fedeli, rimasti in silenzio a seguire i dettagli.
Ha proseguito il vicario diocesano monsignor Domenico Monteleone, il quale ha posto l'accento sulla passione del Cristo, sceso sulla terra «non per far scomparire la sofferenza, ma per prenderla su di lui, lasciando un messaggio di speranza a chi soffre». Indi, il momento più atteso, lo svelamento dell'opera, accolta da un lungo applauso, prima che monsignor Monteleone procedesse alla sua benedizione, per l'ufficiale riconsegna del Cristo in tutto il suo originario splendore.

Valerio Colaci

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