Il dialetto di Acquaro nell'opera di Ierardo

 

Calabria Ora del 3 Agosto 2012

«L'arburu chi non jetta i radicati spande simianti pemmu campa ancora. Nu puòpulu chi mantena i radicati àve u cunzerva a lingua, si no mora». L'albero che non mette radici espande la propria semenza per continuare a vivere. Un popolo che mantiene le radici deve conservare la lingua, altrimenti muore. È questa la significativa frase, presa a prestito dal poeta catanzarese Giuseppe Coniglio, scelta da Ferdinando Ierardo come didascalia introduttiva per la sua nuova fatica letteraria, "Acquaro e dintorni - così parlavano i nostri avi", di prossima pubblicazione.

Giunta dopo le precedenti 2 ("Acquaro, memoria storica attraverso l'immagine" - coautore Rocco Citino - e "San Rocco Patrono di Acquaro - culto e tradizioni"), l'opera, come lo stesso titolo suggerisce, si configura come un suggestivo viaggio attraverso il dialetto acquarese, che l'autore - dirigente scolastico in pensione, dopo una vita lavorativa da insegnante di materie letterarie alle medie del centro montano - ha immortalato su carta dopo decenni di studio e ricerca meticolosa. Un'opera letteraria ciclopica, quella data alla luce, che Ferdinando Ierardo ha inteso dedicare «ai nostri avi, depositari della saggezza antica, e ai miei ex alunni degli anni scolastici '70 – '80, il cui contributo è stato molto valido per le notizie attinte direttamente dai loro genitori e anziani parenti». Nei propositi dell'autore, poi, «il testo vuole essere un contributo offerto a mantenere l'identità del dialetto parlato nel territorio di Acquaro, dialetto che, direttamente riconducibile a quello usato secoli fa dai nostri antenati, rappresenta un inestimabile patrimonio culturale da salvaguardare e continuare ad utilizzare».
Il libro, che nella volontà di chi lo ha scritto non ha la pretesa di essere esaustivo, si compone di una prefazione comprendente fonologia (studio dei suoni), morfologia (studio delle parole), sintassi (studio delle frasi) e semantica (studio dei significati). Indi, il lettore entra nel vivo del testo, comprendente tutta una serie di curiosità, invocazioni, frasi idiomatiche, credenze, indovinelli, proverbi. E poi, ancora, pregiudizi, arti, mestieri e professioni, superstizioni, scioglilingua, cantilene, filastrocche e tutto quanto di utile per una full immersion che proietta il lettore in una dimensione spazio-temporale che fu, permettendogli di immedesimarsi in un mondo che non c'è più e calarsi nei panni dei protagonisti di un'altra epoca che, strappandola alle grinfie dell'oblio che in parte rischiava di oscurarla, Ierardo ha cercato di preservare consegnandola ai posteri. Oltre a ciò, l'opera si compone anche di un ampio dizionario di oltre 7000 locuzioni, centinaia delle quali oramai in disuso da tempo, che richiamano agli idiomi dei vari popoli che, nei secoli, si alternarono nella dominazione della terra calabra. E, dulcis in fundo, l'appendice, comprendente un ricco album di foto d'epoca. Chiunque fosse interessato, può rivolgersi direttamente all'autore o presso lo studio fotografico Citino.

Valerio Colaci

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